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GIUGNO 2010

 

 
 

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PEDOFILIA: CAUSE E DRAMMI - ferite prima subite e poi inferte

di Clotilde Buraggi Masina*

Anche questo mese torniamo ad occuparci del problema della pedofilia, nello sforzo di offrire un contributo alla comprensione di un fenomeno drammatico, le cui conseguenze sul piano etico, umano, giuridico emergono in tutta la loro evidenza. L’articolo, pubblicato nell’inserto mensile “Psicologia e spiritualità” di Oreundici di giugno, è della psicoanalista Clotilde Buraggi Masina. Quello che segue è l’estratto dell’articolo intitolato Pedofilia e Chiesa cattolica, pubblicato in Lettera 146, aprile 2010 (www.ettoremasina.it). Una più ampia trattazione, della stessa autrice , è in Psicogenesi della pedofilia, pubblicato nel libro curato da Salvino Leone, L’innocenza tradita, Città Nuova, Roma, 2006

Chi è il pedofilo?

Il pedofilo non è un mostro, è piuttosto lui stesso una vittima. È una persona che nella sua prima infanzia non ha ricevuto cure amorevoli dai genitori, i quali per ragioni diverse (morti, separazioni, estrema povertà, dissidi familiari, disorientamenti dovuti ad emigrazione o immigrazione), non sono stati in grado di rispondere ai bisogni del proprio bambino nei suoi aspetti di base, che noi psicologi chiamiamo aspetti sensoriali, cioè dei cinque sensi: tattili, visivi, uditivi etc. Sono quei bisogni che ogni madre riconosce nel neonato accudendolo. La non risposta a tali bisogni primari produce conseguenze gravissime nella vita adulta. Solo, infatti, se c’è stato un ”buon ambiente” creato da una madre non perfetta ma “sufficientemente buona”, il neonato può iniziare la tappa fondamentale del suo sviluppo, quella che lo psicoanalista Eugenio Gaddini ha definito “organizzazione mentale di base”. Tutto quello che succede poi nello sviluppo è importante, ma questa organizzazione ha la stessa importanza delle fondamenta per una casa. Qualche volta, non sempre, il futuro pedofilo ha subito nell’infanzia anche qualcosa di peggio: una violenza sessuale. Se alla mancanza di un buon ambiente, si aggiunge questa terribile esperienza, si può capire come alla sua struttura psichica sia stato impedito di costruirsi.
Ecclesiastici autorevoli, purtroppo digiuni di psicologia, hanno messo in connessione la pedofilia con l’omosessualità. Le sofferenze strutturali di base del pedofilo non hanno niente a che vedere con le problematiche di tipo omosessuale.

Che cosa cerca il pedofilo nel bambino?

Il pedofilo cerca nel bambino risposte a quei bisogni sensoriali di base, come l’essere toccato o l’essere guardato, che gli sono mancati nella sua infanzia. Inizia di solito il suo approccio al bambino con l’esibizione del propri genitali perché – come ritengono eminenti specialisti in questo campo – egli ha insicurezze relative alla propria identità di genere, un rapporto problematico con il proprio corpo, che richiede conferme soprattutto per quel che riguarda l’apparato sessuale e nel bambino cerca di suscitare ammirazione per i propri attributi, non altrettanto facile da suscitare in un adulto. Poi inizia con il bambino un “gioco di carezze”, che lo fa sentire, con un processo di identificazione, il bambino accarezzato. Ma poiché il pedofilo è un adulto, l’eccitazione suscitata da tali preliminari, sfocia facilmente in atti sessuali veri e propri, che talvolta esplodono con inaudita violenza. In tal caso poiché l’apparato sessuale del piccolo non è proporzionato a quello del suo violentatore, violenza può voler dire lacerare il bambino nelle sue parti intime. In casi estremi, per fortuna rari, quando il pedofilo ha l’impressione che il bambino stia per parlare ai genitori di quello che sta subendo arriva ad ucciderlo e a farne sparire il corpo. Data la fragilità del suo Io, il pedofilo è incapace di tenerezza, un sentimento che si può sviluppare solo quando l’Io è in grado di controllare le proprie pulsioni. Inoltre, proprio per le sue carenze di sviluppo, ha un ridotto senso di realtà, che non gli permette di rendersi conto, non solo di quello che sta facendo, ma anche di quello che prova il bambino che subisce le sue seduzioni: è mancante di capacità empatica.

Che conseguenze ha per il bambino essere abusato?

Le violenze che il bambino subisce hanno conseguenze diverse in base al rapporto affettivo che ha con l’abusante, al grado della loro brutalità e sono tanto più gravi quanto più è piccolo l’abusato. Le violenze subite in tenera età da parte di familiari, anche madri, che sono molto più frequenti di quello che si possa pensare, producono danni talvolta irreparabili anche da una buona terapia del profondo e comunque rimangono sempre come tracce indelebili. Se infatti le violenze fatte su bambini piccoli impediscono il consolidarsi della organizzazione mentale di base, anche le violenze fatte su bambini più grandi - quelle generalmente subite da figure genitoriali come i sacerdoti - non sono prive di gravi conseguenze: nel primo caso, viene interrotto il processo integrativo, nel secondo caso avviene un processo disintegrativo, simile all’effetto di una bomba. Questo tipo di violenza colpisce tanto più gravemente in quanto il bambino si affida fiduciosamente a tali figure, e in modo inerme, senza quindi attivare lo schermo difensivo abitualmente messo in atto di fronte a una persona che non conosce.

Perché alcuni potenziali pedofili scelgono lo stato clericale?

Chi è cresciuto nella condizione tragica descritta cerca intorno a sé un ambiente protettivo che lo aiuti nel proprio sviluppo e l’ambiente clericale può essere sentito come particolarmente protettivo. La scelta celibataria sacerdotale del pedofilo può anche dipendere dal fatto che il matrimonio gli appare poco desiderabile, se i suoi hanno avuto un’esperienza fallimentare. In questo caso egli teme di essere inadeguato a vivere ogni tipo di relazione, e in modo particolare la relazione sessuata di coppia, proprio come sono stati inadeguati i suoi genitori. Il potenziale pedofilo, essendo una persona fragile, si sente minacciato e a rischio di disgregazione del Sé, in modo più o meno consapevole, tanto dalla propria libido che non riesce a gestire come vorrebbe, quanto dalla propria aggressività, e queste due componenti sono costitutive di qualsiasi rapporto. È infatti la difficoltà a contenere la propria aggressività e il terrore provocato da quella che può venirgli dall’esterno (soprattutto una aggressività sessuale, se il potenziale pedofilo ha subito abusi nell’infanzia), che lo potrebbe portare ad essere attirato da strutture ecclesiastiche, in quanto ritiene che i loro membri siano persone addestrate a contenere i propri impulsi, e quindi poco temibili.

Si possono mettere in relazione pedofilia e celibato?

Freud aveva teorizzato che una persona normale possa sublimare le pulsioni. Sublimare significa “deviare la pulsione sessuale verso una nuova meta non sessuale tendente verso oggetti socialmente valorizzati”. Se la sublimazione riesce, il celibato non solo è vissuto bene, ma è una condizione auspicabile, quando un sacerdote si impegna a dare vita a uomini e donne che vivono in ambienti di miseria disumana, impegno quasi impossibile da sostenere in coppia. Ma perché la sessualità arrivi alla sublimazione occorre che il soggetto abbia ricevuto una buona strutturazione di base - altrimenti la sessualità può erompere in forme perverse in momenti inaspettati della vita - e deve anche non essere rigidamente repressa.

* Clotilde Buraggi Masina è psicoterapeuta, didatta della Società di Psicoterapia Psicoanalitica Italiana. Si occupa da anni del problema della pedofilia. È sposata con il giornalista Ettore Masina, madre di tre figli, nonna di quattro nipoti.

 
   
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