L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari amici,
durante il mio ultimo soggiorno a Madre Terra
ho molto riflettuto sul tema del bene comune. Nel suo piccolo
Madre Terra vuole essere un laboratorio in cui una comunità
di amici lavora insieme seguendo una logica alternativa
a quella dominante. La terra, la natura sono lì a portata
di mano. La chiamiamo “madre” perché in qualche modo risarcisce
i giovani dall’assenza di una famiglia e di una comunità
che li abbia accolti, formati e aiutati a inserirsi nella
vita. Questa “comunità” nasce dalla messa in comune di tanti
piccoli beni: materiali, spirituali, di intelligenza, creatività,
di utopia e di sogni per il futuro. In realtà è molto difficile
fare uscire questi giovani, schiacciati da tanta sofferenza,
dal loro piccolo mondo individuale. Credere e partecipare
a un progetto futuro insieme agli altri, è molto lontano
dal loro pensiero preoccupato della sopravvivenza quotidiana.
Qualche cosa di simile viviamo anche noi del primo mondo.
Difficilmente abbiamo consapevolezza della grande tavola
imbandita della vita che noi troviamo pronta appena nasciamo.
Essa è fatta di cultura, natura, relazioni, affetti, amicizie,
idealità. Diamo per scontato che tutto ciò ci sia dovuto
e ci appartenga e difficilmente lo pensiamo come un dono.
Nel nostro cammino formativo, sia in famiglia che nelle
istituzioni, è difficile incontrare chi ci aiuti con il
proprio stile di vita a pensare, preservare e arricchire
i beni comuni che noi utilizziamo. Infelicemente la valuta
che gira nei nostri ambienti è quella di appropriarsi per
il proprio interesse privato di ciò che incontriamo sulla
nostra strada. Tutti abbiamo bisogno per vivere e crescere
armoniosamente e serenamente di una famiglia, di una comunità,
di una società strutturate su circuiti di bene e di positività,
frutto del contributo intelligente e creativo di tutti.
Impegnarsi come poche e sagge persone fanno per il bene
comune è andare contro corrente. Quando Gesù diceva: “tutte
le volte che due o tre di voi si riuniscono nel mio nome”
cioè nella ricchezza di relazioni che Lui simbolicamente
rappresenta, ci suggeriva di sperimentare come il bene che
Lui esprime si costituisce e si realizza per tutti. È un
modello ideale di organizzazione comunitaria che fa fatica
ad essere ritrovato nelle nostre comunità, persino in quelle
che nel passato avevano il compito di realizzare questo
grande ideale. Di questo per chi è interessato dirò qualcosa
di più nell’inserto “psicologia e spiritualità”.
don Mario