LA
NUDITA' DEL VOLTO - di Arturo Paoli
Vorrei partire da una domanda: perché il mite
Gesù talvolta perde la pazienza, come quando si sdegna contro
i rappresentanti del tempio? Voi sapete se domani piove,
se domani c’è il sole, ma non sapete riconoscere il tempo
che vivete! Dobbiamo partire dall’idea di verità che, scissa
dall’amore, invecchia, come certe signore anziane che si
tingono i capelli per apparire giovani. Solo l’amore non
invecchia, perché rinasce ogni volta che si incontra o si
scontra con i bisogni dell’uomo: ha bisogno di conoscere
il tempo attuale e siccome vorrei partire dal Dio amore,
mi pare necessario dare uno sguardo al nostro tempo. Questo
tempo comincia con il grido vittorioso di Nietzsche: Dio
è morto. E bisogna rifarci a questa affermazione per capire
il nostro tempo, perché da lì comincia l’epoca dei titani,
dei giganti, dell’uomo fai da te, dominatore del mondo.
L’epoca titanica della tecnica comincia di lì e non è ancora
al tramonto, anche se in Francia stanno sorgendo delle voci
eloquenti che parlano del “limite” necessario a frenare
questo sviluppo così audace e acritico della tecnica. A
questa sfrenatezza della tecnica corrisponde una visione
del mondo molto più umile e disperata: la nostra epoca è
quella della morte del prossimo: non abbiamo più nessuno
da amare. Assistiamo all’essiccamento, alla diminuzione
preoccupante della capacità di amare e ne vediamo le conseguenze
ogni giorno: si nega un posto a tavola ai bambini e si gettano
tonnellate di pane nei cassonetti. E io che vengo da un
tempo lontano, in cui il pane era sacro, questo assurdo
mi sembra la manifestazione più orrenda ma anche la più
sintomatica che la nostra affettività è in calo molto rapido.
Constatare la morte del prossimo - non abbiamo più nessuno
da amare, è un’affermazione raccapricciante che riguarda
la nostra esistenza concreta: allora la modernità non è
più trionfalista, piena di speranze, piena di progetti come
quando ha dichiarato la morte di Dio. Oserei dire, conoscendo
la tenerezza di Dio, che Egli si è dispiaciuto di più nell’apprendere
la morte dei suoi figli, piuttosto che la notizia un po’
ridicola che Dio è morto.
Oggi ci troviamo in questo tipo di società che preoccupa
i professionisti della psiche più che il mondo religioso
che dovrebbe avere cura dell’anima. Oggi gli scienziati
parlano di curare l’anima, in un momento particolarmente
drammatico in cui il mondo è travolto dalla furia titanica
della tecnica che non lascia tempo di riflettere, né di
accorgerci di coloro che incontriamo nel nostro cammino
e che hanno bisogno del nostro aiuto. Tutto questo è preoccupante,
ma non ci deve portare alla disperazione, perché noi abbiamo
sempre la possibilità di rinascere e la virtù cristiana
della speranza è la fede in qualcosa che resiste a tutte
le vicende del tempo. Noi che veniamo da un passato e abbiamo
vissuto molte speranze e molte attese, ci sentiamo nella
necessità di difendere la gioventù, e difendere la gioventù
è un tema molto delicato perché è necessario un rispetto
profondo. Lo dico ai genitori, agli educatori, ai maestri
e a tutti quelli che hanno cura dei giovani: bisogna che
noi interiorizziamo profondamente la sofferenza, il dramma
della gioventù. Perché è questa sofferenza che ci aiuta
ad attendere, a rispettare e ad averne cura. Oggi si parla
di curare l’anima e ne parlano i laici, i quali si accorgono
che qualcosa dentro di noi sta morendo e ha bisogno di rinascere.
Bisogna essere molto chiari e vedere che in mezzo a noi
serpeggia la morte e che è conseguenza della morte di Dio,
che è sempre stato riconosciuto come il soggetto dell’onnipotenza.
Siccome Dio è morto, l’onnipotenza non ha più soggetto ed
è scesa sulla terra generando l’hybris. Che cos’è l’hybris?
È l’uomo che si impadronisce dell’onnipotenza e quindi della
solitudine perché individualmente deve cercare nella sua
vita questa forma di onnipotenza, che è il contrario dell’alterità,
della dolcezza, della bontà.
Chi si è opposto veramente a questa onnipotenza, chi è stato
il grande medico che ha capito il nostro male? Gesù. Egli
ha scoperto la falsa grandezza della hybris nel cuore dell’uomo:
tu credi di essere buono, ma non lo sei, tu agisci in forza
di una legge negativa che è dentro di te e quindi bisogna
che tu guarisca. E noi allora l’abbiamo liquidato, l’abbiamo
messo fuori del mondo, alla destra del Padre, glorioso nei
cieli, dicendo che ci ha già salvati tutti. Ma Egli non
si è sostituito a noi, non ha pagato il debito al posto
nostro. Ci sono due persone che hanno capito profondamente
questa nostra illusione che ha permesso al mondo di diventare
totalmente anticristiano. Uno è l’ebreo Lévinas, l’altro
è Carlo De Foucauld: hanno capito perfettamente che redenzione
vuol dire rinascita. Nel discorso che tenne alla Sorbona
nel 1963, l’ebreo Lévinas disse che l’uomo Gesù è venuto
sulla terra accettando l’ultimo posto e che questa inferiorità,
questa umiliazione profonda, questo scendere nell’abisso,
gli ha permesso davanti a Pilato di affermare fieramente:
io sono re. Lévinas dice una parola stupenda: la nudità
del volto è capace di scardinare l’ordine del mondo. La
nudità del volto poteva veramente togliere alle radici il
male della sufficienza, dell’onnipotenza, questa infezione
che è entrata nell’uomo e di cui l’uomo spesso non riesce
a liberarsi. Gesù è stato il solo capace di sconvolgere
veramente l’ordine umano fondato sull’orgoglio e di scardinarlo.
Gesù non si è messo al nostro posto per lasciarci liberi
di vivere con questo orgoglio che ci ha procurato tante
novità, liberandoci dalle schiavitù del lavoro e dal peso
della vita, e ora è nella gloria dei cieli e noi possiamo
fare quello che vogliamo. Il cattolico deve cambiare: non
siamo degli eroi, non ci è chiesto di offrirci con questa
integrità al sacrificio per sradicare questo vizio, che
è la causa della decadenza di tutte le culture, del fallimento
di tutte le conquiste, del non amore che uccide il mondo.
A noi è chiesto di metterci su questa strada per rinascere.
Gesù ci ha dato la forza, la grazia, la luce per trovare
i metodi, però noi attraverso le nostre esperienze di vita
dobbiamo trovare il cammino. Se non diventerete come bambini
non entrerete nel regno dei cieli, se non siete capaci di
umiltà, se non siete capaci di tenerezza, di altruismo,
di accorgervi che accanto a voi ci sono gli altri che soffrono,
che hanno bisogno del vostro aiuto, non entrerete nel regno
dei cieli. E regno dei cieli è la pace, la giustizia, la
convivenza pacifica, un mondo come Dio lo ha pensato, non
di lupi ma di agnelli, non gente che si detesta e cerca
di sopprimere l’altro per affermare se stesso, ma un mondo
di fratelli - quello che noi sogniamo ma che siamo incapaci
di realizzare - dove risplenda il sole della pace.