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SETTEMBRE 2010

 

 
 

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LA NUDITA' DEL VOLTO - di Arturo Paoli

Vorrei partire da una domanda: perché il mite Gesù talvolta perde la pazienza, come quando si sdegna contro i rappresentanti del tempio? Voi sapete se domani piove, se domani c’è il sole, ma non sapete riconoscere il tempo che vivete! Dobbiamo partire dall’idea di verità che, scissa dall’amore, invecchia, come certe signore anziane che si tingono i capelli per apparire giovani. Solo l’amore non invecchia, perché rinasce ogni volta che si incontra o si scontra con i bisogni dell’uomo: ha bisogno di conoscere il tempo attuale e siccome vorrei partire dal Dio amore, mi pare necessario dare uno sguardo al nostro tempo. Questo tempo comincia con il grido vittorioso di Nietzsche: Dio è morto. E bisogna rifarci a questa affermazione per capire il nostro tempo, perché da lì comincia l’epoca dei titani, dei giganti, dell’uomo fai da te, dominatore del mondo. L’epoca titanica della tecnica comincia di lì e non è ancora al tramonto, anche se in Francia stanno sorgendo delle voci eloquenti che parlano del “limite” necessario a frenare questo sviluppo così audace e acritico della tecnica. A questa sfrenatezza della tecnica corrisponde una visione del mondo molto più umile e disperata: la nostra epoca è quella della morte del prossimo: non abbiamo più nessuno da amare. Assistiamo all’essiccamento, alla diminuzione preoccupante della capacità di amare e ne vediamo le conseguenze ogni giorno: si nega un posto a tavola ai bambini e si gettano tonnellate di pane nei cassonetti. E io che vengo da un tempo lontano, in cui il pane era sacro, questo assurdo mi sembra la manifestazione più orrenda ma anche la più sintomatica che la nostra affettività è in calo molto rapido. Constatare la morte del prossimo - non abbiamo più nessuno da amare, è un’affermazione raccapricciante che riguarda la nostra esistenza concreta: allora la modernità non è più trionfalista, piena di speranze, piena di progetti come quando ha dichiarato la morte di Dio. Oserei dire, conoscendo la tenerezza di Dio, che Egli si è dispiaciuto di più nell’apprendere la morte dei suoi figli, piuttosto che la notizia un po’ ridicola che Dio è morto.
Oggi ci troviamo in questo tipo di società che preoccupa i professionisti della psiche più che il mondo religioso che dovrebbe avere cura dell’anima. Oggi gli scienziati parlano di curare l’anima, in un momento particolarmente drammatico in cui il mondo è travolto dalla furia titanica della tecnica che non lascia tempo di riflettere, né di accorgerci di coloro che incontriamo nel nostro cammino e che hanno bisogno del nostro aiuto. Tutto questo è preoccupante, ma non ci deve portare alla disperazione, perché noi abbiamo sempre la possibilità di rinascere e la virtù cristiana della speranza è la fede in qualcosa che resiste a tutte le vicende del tempo. Noi che veniamo da un passato e abbiamo vissuto molte speranze e molte attese, ci sentiamo nella necessità di difendere la gioventù, e difendere la gioventù è un tema molto delicato perché è necessario un rispetto profondo. Lo dico ai genitori, agli educatori, ai maestri e a tutti quelli che hanno cura dei giovani: bisogna che noi interiorizziamo profondamente la sofferenza, il dramma della gioventù. Perché è questa sofferenza che ci aiuta ad attendere, a rispettare e ad averne cura. Oggi si parla di curare l’anima e ne parlano i laici, i quali si accorgono che qualcosa dentro di noi sta morendo e ha bisogno di rinascere. Bisogna essere molto chiari e vedere che in mezzo a noi serpeggia la morte e che è conseguenza della morte di Dio, che è sempre stato riconosciuto come il soggetto dell’onnipotenza. Siccome Dio è morto, l’onnipotenza non ha più soggetto ed è scesa sulla terra generando l’hybris. Che cos’è l’hybris? È l’uomo che si impadronisce dell’onnipotenza e quindi della solitudine perché individualmente deve cercare nella sua vita questa forma di onnipotenza, che è il contrario dell’alterità, della dolcezza, della bontà.
Chi si è opposto veramente a questa onnipotenza, chi è stato il grande medico che ha capito il nostro male? Gesù. Egli ha scoperto la falsa grandezza della hybris nel cuore dell’uomo: tu credi di essere buono, ma non lo sei, tu agisci in forza di una legge negativa che è dentro di te e quindi bisogna che tu guarisca. E noi allora l’abbiamo liquidato, l’abbiamo messo fuori del mondo, alla destra del Padre, glorioso nei cieli, dicendo che ci ha già salvati tutti. Ma Egli non si è sostituito a noi, non ha pagato il debito al posto nostro. Ci sono due persone che hanno capito profondamente questa nostra illusione che ha permesso al mondo di diventare totalmente anticristiano. Uno è l’ebreo Lévinas, l’altro è Carlo De Foucauld: hanno capito perfettamente che redenzione vuol dire rinascita. Nel discorso che tenne alla Sorbona nel 1963, l’ebreo Lévinas disse che l’uomo Gesù è venuto sulla terra accettando l’ultimo posto e che questa inferiorità, questa umiliazione profonda, questo scendere nell’abisso, gli ha permesso davanti a Pilato di affermare fieramente: io sono re. Lévinas dice una parola stupenda: la nudità del volto è capace di scardinare l’ordine del mondo. La nudità del volto poteva veramente togliere alle radici il male della sufficienza, dell’onnipotenza, questa infezione che è entrata nell’uomo e di cui l’uomo spesso non riesce a liberarsi. Gesù è stato il solo capace di sconvolgere veramente l’ordine umano fondato sull’orgoglio e di scardinarlo. Gesù non si è messo al nostro posto per lasciarci liberi di vivere con questo orgoglio che ci ha procurato tante novità, liberandoci dalle schiavitù del lavoro e dal peso della vita, e ora è nella gloria dei cieli e noi possiamo fare quello che vogliamo. Il cattolico deve cambiare: non siamo degli eroi, non ci è chiesto di offrirci con questa integrità al sacrificio per sradicare questo vizio, che è la causa della decadenza di tutte le culture, del fallimento di tutte le conquiste, del non amore che uccide il mondo. A noi è chiesto di metterci su questa strada per rinascere. Gesù ci ha dato la forza, la grazia, la luce per trovare i metodi, però noi attraverso le nostre esperienze di vita dobbiamo trovare il cammino. Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli, se non siete capaci di umiltà, se non siete capaci di tenerezza, di altruismo, di accorgervi che accanto a voi ci sono gli altri che soffrono, che hanno bisogno del vostro aiuto, non entrerete nel regno dei cieli. E regno dei cieli è la pace, la giustizia, la convivenza pacifica, un mondo come Dio lo ha pensato, non di lupi ma di agnelli, non gente che si detesta e cerca di sopprimere l’altro per affermare se stesso, ma un mondo di fratelli - quello che noi sogniamo ma che siamo incapaci di realizzare - dove risplenda il sole della pace.

 
   
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