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“Quando i padri presenti al Concilio di Trento crearono la disciplina della
teologia morale per la formazione dei preti nei seminari, non potevano
immaginare chi l'avrebbe insegnata cinque secoli dopo: uomini, donne,
chierici, religiose, laici...”, constata padre James Keenan, il
principale organizzatore, che ha accolto i 600 teologi moralisti
venuti da 73 paesi per il secondo incontro mondiale di specialisti
di etica riuniti a Trento, nell'Italia settentrionale, dal 24 al
27 luglio. Il profilo dei partecipanti colpisce innanzitutto per
la giovane età ed il carattere internazionale. I grandi nomi della
teologia morale sono presenti (Charles Curran, Lisa Cahill, Marciano
Vidal, Klaus Demmer, Margaret Farley...) accanto alla nuova generazione.
Ma è anche il notevole numero di donne a caratterizzare questo incontro:
sono 150, religiose e laiche, 90 delle quali insegnano teologia
morale, mentre le altre sono essenzialmente impegnate in un lavoro
di tesi o lo hanno appena terminato. Viviane Minikongo Mundela è
una di loro, una delle prime laiche africane dottore in teologia.
Ha sostenuto la sua tesi di morale alcuni mesi fa all'Università
cattolica di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo). Trentottenne
e madre di tre figli, l'ultimo dei quali ha cinque anni, questa
congolese (RDC) ha ottenuto il visto solo alla vigilia della partenza
e dopo molti interventi degli organizzatori, che tenevano alla sua
presenza. “Per gli uomini, e forse ancor di più per le donne, è
veramente una corsa a ostacoli uscire dal paese. Le ricchezze del
paese, invece, non hanno bisogno di visti”, constata non senza amarezza
ed in linea con la sua tesi su un'etica planetaria per rispondere
alla sfida della globalizzazione. “Il nostro paese è ricco, ma paradossalmente
è la nostra ricchezza a renderci poveri, perché suscita le bramosie
e non ci dà alcun beneficio”, riassume. Senza il sostegno del marito,
Viviane non avrebbe certo potuto portare a termine il suo dottorato.
Ma l'accesso al massimo livello della formazione teologica è difficile
anche per le religiose, per ragioni che non sono economiche. Suor
Léocalie Billy, camerunense che prepara la sua tesi a Friborgo (Svizzera)
e a Strasburgo sulle sfide della solidarietà, ne fa il suo cavallo
di battaglia. “La tradizione africana dà alla donna un posto che
le istituzioni ecclesiali continuano a non riconoscerle”, dichiara.
Il suo impegno in una lavoro di tesi sulla morale è già in se stesso
un atto di liberazione “perché la donna, perché la religiosa possa
studiare”. Ma anche per il fatto che le donne hanno un sensibilità
propria, preziosa per la teologia morale. È pure l'opinione di Viviane
Minikongo: “Oltre alla ragione, la teologia morale ha bisogno anche
di emozioni, di cuore, d'amore.” Del resto, certi teologi lo riconoscono.
Ad esempio, all'altro capo del mondo, Dominador Bombongan, laico
filippino, dice di trovarvi “un approccio più intuitivo, più olistico
(cioè globale), particolarmente prezioso in un contesto di dominio
maschile, e che viene a completare utilmente le teologie della liberazione”.
Queste esperienze testimoniano una grande circolazione di idee,
favorita da una forte mobilità internazionale di studenti ed insegnanti.
La disciplina ne viene arricchita. “L'Asia ci porta la dimensione
del dialogo interreligioso e ci invita all'armonia, l'Africa ci
parla di liberazione e di inculturazione, l'India ci fa sentire
in maniera particolare la voce di chi soffre”, riassume padre Keenan,
felice di un congresso, in cui i disaccordi, a volte profondi, si
esprimono, ma sempre in maniera rispettosa. È quello che, a suo
modo, sintetizza il logo che accoglie i partecipanti: il rosone
dai colori caldi della cattedrale del capoluogo dell'Alto Adige
che interseca il globo terreste, illuminato da una luce bianca che
evoca l'ostia eucaristica – eucarestia le cui basi dottrinali sono
state definite dal Concilio di Trento. Un modo per dire che la teologia
morale intende contribuire a portare una luce al mondo, illuminata
dalle risorse della fede espresse dalla tradizione cristiana. I
240 contributi hanno effettivamente permesso di tornare sugli apporti
del Concilio di Trento, di esplorare gli sviluppi della tradizione
morale nell'epoca moderna fino alle problematiche contemporanee
(sviluppo, guerra giusta, diritti umani fondamentali, ecologia...).
Ma, sorprendentemente, i problemi di etica economica, di etica degli
affari e di etica dei media non sono stati affrontati, con grande
rammarico degli organizzatori, mentre particolarmente numerosi sono
stati i contributi nel campo della bioetica e, un po' meno, dell'etica
sociale. Prova che la teologia morale, come le altre discipline,
è tributaria della domanda sociale e dei finanziamenti, che oggi
favoriscono ampiamente la bioetica. Certi teologi lavorano all'avvicinamento
dei settori: "L'aids non è solo una problema di bioetica, spiega
padre Keenan. È anche un problema di giustizia nell'accesso alle
medicine e alla cure".
(traduzione dal francese all'italiano a cura della redazione del
sito www.finesettimana.org)
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