Ospitalità


L'altro è lo straniero, l'esule, il povero

Immigrazione: problema sociale, culturale, politico, ma anche religioso. Un aspetto, quest'ultimo, che non si deve sottovalutare, e non soltanto per l'incontro fra le varie religioni che l'immigrazione comporta: un incontro difficile, fra i rischi del fondamentalismo e quelli di accordi pasticciati a basso livello.
Da non sottovalutare un altro aspetto del problema religioso, quello del volto che mostriamo all'altro.

Dell'altro si è parlato spesso su queste pagine, sulla scia di Levinas e di altri pensatori che hanno cercato e cercano di insegnarci che il centro dell'attenzione non deve essere l'io ma l'altro. Un altro modo di dire il fondamento umano e cristiano della solidarietà, per non parlare, addirittura, dell'amore. Ma sulla identità dell'altro occorre precisare. Non si tratta di un altro qualsiasi. L'altro, per la nostra tradizione culturale e religiosa - ebraico-cristiana - è lo straniero, l'esule, il povero. Di lui, non di un altro qualsiasi, sono piene le pagine della Bibbia. Pagine di gente che lascia la propria casa, viaggia, va dove sarà esule e straniero. Dove sarà ospite. Da Abramo alla sacra famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Una lezione difficile, tale da completare e correggere la nostra solidarietà. La Bibbia non esalta l'identità, tutt'altro. Non ama chi sta fermo a contemplare la propria immagine allo specchio, forse la propria bandiera. Fra gli oggetti del nostro vivere comune, niente di meno biblico dello specchio: ricordiamo il mito di Narciso che morì perché si era innamorato della propria immagine nello specchio. Purtroppo siamo tutti narcisi, sia nella vita individuale che in quella sociale. Anche nelle leggi, come nella Bossi-Fini della quale oggi si discute. Mentre predichiamo e dichiariamo solidarietà e apertura all'altro, mentre ci vantiamo del nostro cristianesimo, rendiamo difficile, quasi impossibile, quella fondamentale virtù umana e cristiana che è l'ospitalità. Lo straniero, di qualunque etnia, cultura, religione, non potrà non considerarci chiusi, egoisti, oltre che ricchi e superbi. Questa la nostra immagine nel mondo, anche se il cristianesimo che professiamo predica il contrario. Chissà che cosa penseranno gli immigrati sbattuti sulle nostre coste, accolti per qualche tempo in un lager "di accoglienza", ma poco dopo risbattuti lontano, a casa. Così appare allo straniero l'occidente cristiano. E' vero che le leggi dello stato laico devono tenere presenti la sicurezza, la tranquillità di tutti e così via. E' vero che le leggi dello stato, anche a maggioranza cristiana, non possono essere modellate sulla Bibbia. Ma è anche vero che da parte cristiana non può e non deve mancare una spinta forte verso l'accoglienza allo straniero, al povero, all'esule, all'orfano e alla vedova, come dice la Bibbia. Una spinta che oggi sembra mancare. Proprio una delle regioni italiane più cattoliche, il Veneto, patria di innumerevoli missionari, è oggi una di quelle che più si richiudono nei confronti dello straniero. Come mai? Gli arrivi dei disperati sulle nostre coste dovrebbero mettere in dubbio non soltanto le nostre comode sicurezze, ma anche il nostro presunto cristianesimo.

Si legga "Lo straniero nella bibbia", ottimo saggio di Carmine Di Sante (Città aperta edizioni). Fra le affermazioni in apertura del volume, questa di don Milani: "Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dico che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall'altro". Da che parte stanno i cosiddetti cristiani?

Filippo Gentiloni

Filippo Gentiloni (1924) vive e lavora a Roma dove ha insegnato filosofia e storia. Collabora a "Il Manifesto" e a "Confronti". Tra le sue opere ricordiamo: "Il volto e l'immagine" (1989), "La violenza della religione" (1991), "La verità prepotente", Ed. Manifestolibri (1995), "La vita breve", Parma, Pratiche Editrice (1996), "Karol Woijtyla, ritratto non stereotipato di un Papa di fine millennio", Baldini & Castoldi (1996), "Virtù povere e povere virtù", Torino, Ed. Claudiana (1997), "Bilancio di un secolo" Assisi, Citadella (1999).

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