| Trovarsi nella generazione di mezzo |
Imparare a bussare alla porta di tempi diversi
Chi si trova nella
generazione di mezzo si accorge che non è facile districarsi nel gestire le
relazioni con le generazioni accanto. Ci si deve confrontare con i figli che
crescono e che prendono le distanze, e nello stesso tempo, con la generazione
dei propri genitori che ormai è sulla soglia della partenza. Essere l'ago della
bilancia tra chi entra nel pieno della vita in modo irruento e chi, in modo
silenzioso, sta per uscirne. Per chi si trova nella generazione di mezzo, il
percorso non è semplice, ad ogni porta devi bussare.
Quando si hanno figli adolescenti, devi sempre bussare. Se non bussi, non entri.
E' passato il tempo cui aprivi la porta ed entravi e i tuoi figli sorridevano
meravigliati che avevi indovinato che quello era il momento giusto. Ora il momento
giusto non c'è più. Devi saper cogliere l'attimo fuggente.
Il tempo dell'incontro non è ora così spontaneo, devi quasi programmarlo come si prepara l'incontro con qualcuno che non abita più con noi o che è in procinto di partire per luoghi magari lontani; così come pure è in procinto di partire quell'altra generazione, quella dei nostri padri, che prepara le valigie per andare in un altro luogo. Tutte e due le generazioni ci danno l'impressione di prepararsi per un viaggio. I giovani, lontano da noi perché finora troppo vicino a noi; gli anziani, lontano da noi per essere vicini a noi in un modo diverso. Non ci resta che rimanere nell'attesa dei tempi nuovi, dei viaggi compiuti o ancora da realizzare.
E così, la mia generazione, ancora figlia e ancora madre, si trova a gestire tempi diversi d'incontro e di attesa, e, nelle pause, a dover fare i conti con il proprio passato per dare un senso al futuro che viene. Passato e futuro si incrociano e richiamano al senso di responsabilità, al senso dell'adultità. Il tempo che passa tra le due generazioni è spesso "sfasato": orari diversi dei pasti, dei sonni, del ritmo del ricordo e della memoria. Per gli anziani, più si è lontani nel tempo, più vivo è il ricordo; i giovani invece hanno così presente solo l'immediato. E, nel mezzo, la generazione di collegamento tra i bisogni emergenti e i desideri compiuti, tra generazioni in arrivo e quelle in partenza. Essere in sintonia con queste età diverse e con la propria, è sempre più complicato perché si è sempre più inseriti in un ritmo accelerato dell'effimero e del consumo dove passato e futuro perdono i loro confini. Si rischia per questo di non essere più per le nuove generazioni, un punto di riferimento stabile, di non essere i narratori di una storia. E le generazioni che ci sono accanto con le loro valigie, attendono da noi che restiamo i custodi di quella memoria familiare, di quegli odori dell'infanzia e dei ricordi di una vita vissuta insieme.
Ogni generazione si prepara per un proprio viaggio. Forse quella di mezzo,
è chiamata a fare una pausa per realizzare un lungo cammino verso la propria
interiorità, ritrovando così l'equilibrio per diventare il filo d'unione tra
spensieratezza e saggezza, tra irruenza e lentezza, tra ricerca vitale e vitalità
custodita. Darsi una pausa per essere in contatto con se stessi, con i propri
bisogni che corrispondano a nuovi percorsi.
Ecco, ripensarsi nuovamente per proiettarsi in un futuro sufficientemente buono
che permetta ai propri figli di partire per poi tornare; ai propri padri, di
partire in modo leggero, senza sovraccarico e, alla propria generazione, di
darsi lo spazio e il tempo di questo incontro.
Nora Habed
Nora Habed (1955) di origine nicaraguense, psicologa, collabora con la redazione di Ore undici.