Così è se vi pare


La situazione del mondo è priandelliana. Pochi ricchi dominano i moltissimi poveri

 

Abbiamo ancora negli occhi l'incontro di Pratica di Mare. I grandi del mondo in diretta TV. Sorrisi, pacche sulle spalle, soddisfazione. Strette di mano. Appuntamenti al futuro. I vincenti. Con loro - ecco la novità rassicurante - anche la Russia, il grande avversario di ieri. Oggi Putin sorride a Bush e a Berlusconi. Rimane un solo problema, il terrorismo: dateci ancora un po' di tempo e lo risolveremo.
E non è soltanto lo spettacolo di Pratica di Mare. Parecchi altri spettacoli sugli schermi del mondo ricco cercano di dimostrare a tutti che quello - proprio quello - è il mondo vero. Il mondo totale, senza aggettivi. Che non ce ne sono altri. Che chi non rientra in quella ventina, più o meno, di stati e di governi che siedono intorno a quel tavolo non conta. E' come se non esistesse. Non ha voce in capitolo. Così è, se vi pare: così avrebbe detto Pirandello.

La situazione del mondo è davvero pirandelliana. I pochi ricchi dominano i molti, moltissimi poveri. I moltissimi che non hanno casa, acqua, pane. Soprattutto non hanno diritti, tranne quello di scannarsi fra di loro, come sta avvenendo nelle parti più povere ed affamate. Ricche soltanto di armi. Se alzano la voce, entrano immediatamente, a ragione o a torto, nella grande categoria dei terroristi. Il passaggio dalla povertà al terrorismo non è scontato, ma è facile, anche se i ricchi non se ne vogliono rendere conto.
Sta succedendo qualche cosa di molto importante, ma le Tv dei ricchi non lo trasmettono: cercano di non farcene accorgere. Ci distraggono (anche con i mondiali di calcio). Fino a pochi anni fa il quadro generale si divideva fra est ed ovest. Il Male e il Bene. La democrazia e il comunismo divisi da un muro che non era soltanto quello di Berlino: arrivava in Asia e in Africa e in America Latina. Attraversava tutte le case e le famiglie del vecchio continente.
Quella stagione è finita . Quel muro è stato abbattuto, quei carri armati sono stati messi in garage, anche se qualche arma atomica è ancora in circolazione, come fra India e Pakistan.
Tutto bene, allora? Tutt'altro. Il mondo è, invece, più spaccato e diviso di prima, mentre non sai più quale sia la casa del Bene e quella del Male. La spaccatura attraversa tutti i piani: politico, economico, ma anche culturale, sociale, perfino religioso. Non più le religioni contro l'ateismo, ma una religione contro l'altra. I "grandi" di Pratica di Mare, compresi Bush e Putin (e, ovviamente, Berlusconi) per tutta o quasi l'Africa, l'Asia, l'America Latina sono come le favole dei film, come l'Uomo Ragno: lontani, troppo lontani per essere considerati, forse anche per essere combattuti. Per quasi tutto il mondo il problema è quello di arrivare al domani.
Una dichiarazione firmata da un gran numero di Premi Nobel qualche mese fa si apriva con queste parole: "La minaccia maggiore per la pace mondiale verrà negli anni a venire non dai comportamenti irrazionali di stati o individui, ma dalle legittime richieste dei diseredati del mondo".
Richieste alle quali né stiamo rispondendo oggi, né ci stiamo attrezzando per farlo domani. Nonostante una quantità enorme di convegni e di congressi, tutti, fra l'altro, estremamente dispendiosi. Anche dalle chiese, oltre che dai vari organismi nazionali e internazionali, ci possiamo e dobbiamo aspettare una presa di coscienza all'altezza della congiuntura drammatica che stiamo attraversando.

Filippo Gentiloni

Filippo Gentiloni studia i rapporti tra le società e le religioni. Commentatore nel quotidiano Il manifesto, collabora alle riviste Confronti e Rocca. Tra le sue opere ricordiamo: Virtù povere, povere virtù, Claudiana 1997; La Chiesa post moderna, Donzelli 1998; Bilancio di fine secolo, Cittadella 1999; Il cieco e lo zoppo, Confronti 2002.

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