| Spiritualità per essere responsabili |
Noi costituiamo la realtà della persona che ci sta accanto attraverso le
scelte, i pensieri, gli atteggiamenti
Il teologo e psicoanalista Eugen Drewermann in un recente suo libro, dopo aver elencato gli effetti di alcune scelte umane deleterie per l'ambiente del nostro pianeta, in particolare per l'esistenza degli animali osserva "La conseguenza più importante è che dobbiamo ridefinire ex novo il concetto di responsabilità. Finora la 'responsabilità' è stato un concetto autoreferenziale, che doveva regolare il comportamento delle persone in rapporto alle altre persone. 'Responsabile', in questo senso, un individuo era o nei confronti di Dio e/o nei confronti di altri esseri umani, e ciò di cui doveva essere responsabile riguardava una sola domanda essenziale: quello che fai è utile o dannoso per te e per le altre persone? A seconda della risposta, un certo comportamento era considerato 'buono' o 'cattivo'. Nel quadro di un'etica di questo tipo, gli animali non avevano a priori diritti propri. Se per gli uomini risultava utili ucciderli o trattarli crudelmente o sottoporli a esperimenti che inducono sofferenza, era permesso farlo".
L'osservazione
riferita agli animali deve essere allargata a molti altri ambiti della attività
umana, da quelli dell'ambiente fisico, a quelli di un futuro vivibile per le
generazioni che verranno. Nei documenti recenti delle chiese cristiane il termine
responsabilità ritorna con una frequenza sempre maggiore. Il tema è avvertito
come urgente per le scelte da compiere in rapporto all'ambiente, alla giustizia
e alla pace. Ricordo in merito due eventi significativi.
L'impegno dei cristiani per l'ambiente
Lunedì 10 giugno di quest'anno Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli,
nella grande sala dello scrutinio del Palazzo ducale di Venezia, e il Papa Giovanni
Paolo II in Vaticano, collegati in videoconferenza, hanno contemporaneamente
firmato una dichiarazione congiunta sui problemi dell'ambiente. Il Documento
di Venezia parte da due preoccupazioni, che sono motivo di tristezza all'inizio
del terzo millennio cristiano: la "sofferenza quotidiana di un gran numero di
persone a causa della violenza, della povertà, della fame e della malattia".;
e la preoccupazione per il "degrado di alcune risorse naturali fondamentali
quali l'acqua, l'aria e il suolo, causato da un progresso economico e tecnologico
che non riconosce e non considera i propri limiti". Di fronte a questi mali
i cristiani avvertono l'urgenza di un codice di etica ambientale, la cui solida
base per i credenti è costituita dalla convinzione che il mondo è creatura di
Dio. Da questa consapevolezza potrà svilupparsi quella coscienza ecologica che
è "responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso il creato". Per acquisirla
è urgente "una conversione autentica a Cristo", che realizza un cambiamento
nel tenore di vita. In questa prospettiva, richiama alcuni valori fondamentali:
il rispetto assoluto per la vita, la dignità della persona umana e la sua centralità
nella storia della terra. Secondo questi valori il documento indica tre cambiamenti
nel modo di pensare e di agire e propone 6 obiettivi etici "all'attenzione di
tutti gli uomini e tutte le donne di buona volontà".
I modi di pensare e di agire da acquisire sono: la convinzione che l'uomo merita
un mondo migliore di quello attuale, una più profonda umiltà nei confronti del
potere umano sulla natura, e una maggiore fiducia nella forza della preghiera
per evitare l'idolatria e la tentazione dell'onnipotenza.
Gli obiettivi etici proposti sono: Il riferimento continuo alle generazioni
future; il richiamo alla legge di natura. Il ricorso fiducioso alla scienza
e alla tecnica, "in modo pieno e costruttivo"; il riconoscimento dei limiti
del potere umano sulla natura e l'impegno a superare l'istinto di un possesso
assoluto dei beni della terra; l'accettazione della diversità dei ruoli e il
rispetto del principio di sussidiarietà tra i diversi organismi della società
e le agenzie della vita sociale; il ricorso continuo al metodo del dialogo e
la promozione di un approccio pacifico di fronte alle divergenze di opinione
sul modo migliore di vivere sulla terra e di gestirne i beni. "Confidiamo nelle
capacità della ragione umana e nella via del dialogo per raggiungere un'intesa.
Ci impegniamo a rispettare le opinioni di chi non è d'accordo con noi, cercando
soluzioni mediante lo scambio aperto, senza ricorrere all'oppressione e alla
prevaricazione".
La dichiarazione congiunta conclude con la convinzione che l'impegno di una
generazione può essere sufficiente a preparare alle generazioni future una dimora
all'altezza della dignità dei figli di Dio, e si dice convinta che la generazione
presente sia capace di svolgere tale compito. Si augura perciò che non tradisca
le attese della storia. Per questo uno dei compiti prioritari della generazione
attuale è di acquisire una sensibilità cosmica e di sviluppare una spiritualità
ecologica per la difesa dell'ambiente e di tutte le forme di vita, che corrispondano
pienamente alle attuali condizioni della civiltà umana.
Un secondo evento che voglio ricordare ha coinvolto da tempo le chiese nel lavoro
di preparazione. Si tratta del Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD),
che si terrà alla fine del prossimo agosto a Johannesburg in Sud Africa.
Questo Summit, chiamato Rio + 10 perché si svolge 10 anni dopo il Vertice sull'Ambiente
che si tenne a Rio de Janeiro nel 1992, ha richiesto una lunga preparazione
di cui i mezzi di comunicazione hanno parlato molto poco. Il Consiglio Ecumenico
delle Chiese ha istituito un Gruppo di lavoro di 25 persone provenienti da ogni
parte del mondo. Esse hanno seguito le 4 sessioni del Comitato Preparatorio
delle Nazioni Unite (ciascuna di 10-15 giorni), hanno studiato i documenti preparatori,
hanno partecipato ai dibattiti assembleari, redigendo osservazioni e commenti.
L'ultima sessione del Comitato Preparatorio ha avuto luogo a fine maggio a Bali,
e come per le altre sessioni ha formulato delle Osservazioni sui principali
temi in discussione che torneranno nell'agenda di Johannesburg per dare un contenuto
non mistificante al concetto di "sviluppo sostenibile". Il Consiglio Ecumenico
delle Chiese ha prodotto anche un documento più ampio, sempre sul tema dello
sviluppo sostenibile in vista di Johannesburg, dal titolo"Fondati sulla giustizia
- a sostegno della comunità terrestre". La sua parte centrale è dedicata ai
4 elementi primordiali - aria, acqua, terra e fuoco (energia) - nella loro precarietà
attuale.
Anche la Conferenza delle Chiese Europee ha seguito da vicino il tema dello
sviluppo sostenibile. La Commissione Chiesa e Società (un tempo autonoma, ora
collegata organicamente alla KEK, con sede a Bruxelles) ha da tempo istituito
un Gruppo di lavoro su Economia, Ecologia e Problemi sociali che segue i lavori
dell'Unione Europea in settori quali l'energia, i trasporti, il cambiamento
climatico, l'agricoltura, le politiche sociali, nella prospettiva dello sviluppo
sostenibile. Il Gruppo di lavoro, che aveva già pubblicato rapporti nel 1995
e nel 1999, ha ora prodotto un rapporto dal titolo "Lo sviluppo sostenibile
e l'Unione Europea".
Tutte queste iniziative rispondono a un'esigenza oggi fortemente avvertita,
ma rischiano di restare lettera morta se non sono accompagnate da una reale
conversione delle persone che conduca allo sviluppo di una sensibilità olistica
o di una spiritualità ecologica.
Sensibilità olistica
La prima acquisizione necessaria è quella che viene chiamata sensibilità
olistica. Le scienze della natura hanno messo in luce la connessione intima
che esiste fra tutte le realtà dell'universo. In un certo senso si può dire
che nel mondo non esistono cose, bensì campi di forza che in certi incroci assumono
le caratteristiche delle realtà materiali. Il mondo è considerato come un insieme
integrato piuttosto che come una serie di parti separate "Appare sempre più
evidente che il mondo non è costituito da un insieme di 'cose', ma da un sistema
di fenomeni interagenti. Esso appare dunque come un processo in cui materia
ed energia si trasformano continuamente, in cui la vita pulsa in tutte le sue
manifestazioni e in cui l'uomo, con la sua intelligenza creatrice, realizza
nuovi orizzonti o possibilità per la sua esistenza" . "Fino alla fine del secolo
XIX l'universo sembrava semplicemente una macchina (per quanto colossale), concettualmente
simile ad un enorme orologio meccanico in cui tutto ciò che avviene è perfettamente
predeterminato, ed in cui la materia è del tutto distinta dalle forze che operano
su di essa. Oggi invece l'universo è descritto dalla fisica in maniera completamente
diversa: esso appare il risultato di interazioni dinamiche tra campi di energia,
di cui la materia non è che un aspetto, che sorgono come perturbazioni di un
unico campo fondamentale, o come tensioni nello spazio" . Da queste acquisizioni
è sorto un nuovo modo di descrivere la realtà cui corrisponde un modo nuovo
di atteggiarsi nei suoi confronti.
Con il fisico Capra "potremmo definire il nuovo paradigma una visione olistica
del mondo. Potremmo anche chiamarlo una visione ecologica, se conferiamo all'aggettivo
ecologico, un significato più ampio e profondo di quello solito. Una consapevolezza
ecologica profonda riconosce la fondamentale indipendenza di tutti i fenomeni
e il fatto che, come esseri individuali e sociali, noi tutti incidiamo sui (e
in definitiva dipendiamo dai) processi ciclici della Natura" . Il teologo Leonardo
Boff commenta: "Tutto costituisce una danza cosmica di energie, un campo
energetico che pervade tutto e tutto ingloba. L'universo è un tutto unificato
e indivisibile. Esso forma una complessissima rete di relazioni in tutte le
direzioni e in tutte le forme. Tutto è in relazione con tutto e in tutti i suoi
punti. Niente esiste al di fuori della relazione" . Non è necessario considerare
il nostro pianeta come un "superorganismo vivente" , ma si può certamente consentire
con lui quando scrive: "L'ecologia integrale cerca di abituare l'essere umano
a questa visione globale e olistica. L'olismo non significa la somma delle parti,
ma il captare la totalità organica, una e diversa nelle sue parti, sempre collegate
tra loro all'interno della totalità che costituiscono" .
Questa interdipendenza appare in modo specifico per il rapporto con gli esseri
viventi della terra in particolare con gli animali. La specie umana ha preso
il dominio di tutta la terra in virtù delle sue qualità superiori. Con la crescita
ha sottratto spazio agli animali e creato per loro nuove condizioni ambientali,
senza preoccuparsi affatto del loro destino. Infine a livello planetario l'umanità
ha preso il dominio dei processi della vita ed è in grado di modificare lo sviluppo
di alcune specie e di provocare la scomparsa di altre.
La comunità degli uomini
L'interdipendenza è molto più incidente a livello personale e quindi maggiore
e più profonda la responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri. Noi costituiamo
la realtà della persona che ci sta accanto attraverso le scelte, i pensieri,
gli atteggiamenti. Ci costruiamo reciprocamente nei rapporti, positivi o negativi
che siano. La costruzione della persona avviene attraverso le connessioni celebrali
che determinano reazioni e decisioni. Nessuna esperienza passa senza lasciare
il segno. Ogni incontro, ogni parola ogni sorriso trasmette un messaggio. Così
ogni atto di freddezza, ogni rifiuto ogni offesa. Un neurobiologo infantile
scrive: "noi tutti abbiamo bisogno di stabilire con gli altri forme di comunicazione
intime e dirette, che, permettendo l'instaurarsi di stati di sintonizzazione
affettiva e di risonanza mentale, ci aiutano a organizzare i nostri processi
interni" . Non possiamo passare accanto ad una persona senza lasciare un segno
nella sua struttura interiore, cioè nella sua mente perché "i processi cerebrali
e le relazioni sociali contribuiscono entrambi alla creazione della vita della
mente" e quindi definiscono l'identità di una persona. Vivere responsabilmente
significa tenere conto di questi condizionamenti e della missione che ciascuno
svolge nei confronti degli altri. Noi continuamente definiamo gli altri e noi
stessi attraverso i rapporti, le esperienze comuni, gli ideali partecipati,
le convinzioni discusse. Siamo in continua fase di creazione e di crescita perché
siamo tutti in divenire attivo e ciascuno offre agli altri e da loro riceve
stimoli di vita.
Allargando la prospettiva analoga riflessione può essere fatta per i rapporti
sempre più frequenti fra le diverse chiese e comunità cristiane come pure fra
le diverse religioni. Ogni comunità cristiana e ogni religione.ha doni di vita
da offrire agli altri e doni da accogliere. Nel dialogo e nello scambio reciproco
ciascuna esercita la propria responsabilità nei confronti degli altri. Diventarne
consapevoli è la condizione per l'efficacia delle relazioni.
Definire i nuovi ambiti della responsabilità umana richiede la presa di coscienza
dell'influsso che gli atteggiamenti e le scelte delle persone, dei gruppi sociali,
dei popoli, hanno nell'ambiente fisico, vitale e umano per assumere decisioni
che favoriscono la sviluppo della vita in tutte le sue forme.
Carlo Molari
Carlo Molari (1928) è consigliere dell'Associazione Teologi Italiani, di cui è stato segretario. Dal 1969 è membro del Comitato di consultazione della Rivista internazionale Concilium. Ha insegnato Teologia dogmatica nelle Università Lateranense, Gregoriana e Urbaniana. E' stato aiutante di studio della Congregazione per la dottrina della fede e ha lavorato alla segreteria della Commissione dottrinale del Concilio Vaticano II. Ha pubblicato tra gli altri: "Un passo al giorno" (Cittadella), "Per un progetto di vita" (Borla) e recentemente: "La fede professata", Milano, Ed. Paoline 1996, "La vita del credente", Ed. LDC, 1996 e "Percorsi comunitari di fede", Borla 2000.