Gli adultescenti

 

I giovani sono lo specchio del disagio esistenziale degli adulti. Ma, allo stesso tempo, sono l'altra faccia del nostro dialogo con la vita, con la speranza e l'amore

 

Il vocabolario della lingua italiana non ha ancora recepito le parole adultescenza e adultescenti, ma il nuovo dizionario della lingua inglese li ha consacrati come neologismi che indicano bene la condizione diffusa nella società del benessere e della rivoluzione informatica. Con il termine adultescente si vuole indicare una persona che vive sperimentando e mescolando insieme l'età adulta e l'età dell'adolescenza. Una volta si sarebbe detto adulto immaturo o poco incline ad assumersi delle responsabilità.

Si tratta di una categoria nuova di adulti, che gli educatori dovrebbero cercare di scoprire e approfondire, soprattutto esaminando se stessi, perché rappresenta la punte dell'iceberg di una concezione di vita e di rapporto tra giovani e adulti che mette a soqquadro le tradizionali categorie sul rapporto tra le generazioni.

A volte si dice che i giovani sono lo specchio del disagio esistenziale degli adulti. A volte carichiamo i giovani di fardelli pesanti per la loro età. A volte lasciamo cadere su di loro la mannaia della vendetta giudiziaria e comunque repressiva per i delitto che compiono con apparente arroganza. O ci spaventa la naturalezza con cui dimostrano di saper opporre violenza alla violenza delle regole imposte dalle convenzioni sociali non sempre ragionevoli.

Ma, allo stesso tempo, sono l'altra faccia del nostro dialogo con la vita, con la speranza e l'amore. I giovani ridanno vigore al nostro smarrimento quando ci mancano i motivi per vivere. E sui giovani puntiamo per non dover tirare un bilancio del tutto fallimentare nelle stagioni della vita quando si ha il coraggio di tirare le somme. Come tra due amanti, anche nel rapporto degli adulti educatori con i giovani, si intrecciano misteriosamente possibilità di odio e di amore, di rifiuto e di compagni, di castigo e di tenerezza.

E' stato così sempre. Di padre in figlio. Da maestro a discepolo. Da esperto navigatore del mondo e delle professioni ad apprendista che vede schiudersi orizzonti nuovi. Ma ora, con la rivoluzione informatica, questi ruoli solo saltati e non si sa più chi insegna, a chi si insegna e che cosa viene trasmesso. Che cosa gli adulti sono ancora in grado di insegnare visto che i ragazzi possono apprendere sulle infinite vie telematiche? E avviene che la conoscenza cresce a dismisura rispetto ai progressi fisici e psichici legati allo sviluppo adolescenziale. Con questi giovani più emancipati a livello di nozioni e di conoscenze, gli adulti si possono ritrovare anziché guide, persone smarrite e superate, a corto di risorse. E' breve allora il passo che conduce a mimetizzarsi con gli stimoli e lo stile della loro adolescenza. Sono i genitori "moderni" che non avendo risorse interne, si mettono alla pari dei loro figli rinunciando al compito specifico di essere "modelli educativi", svolgendo parti catalogabili tra il ridicolo ed il grottesco.

Ed è già in atto il pericolo reale di passare, in un breve volgere di anni, da una generazione di padri autoritari e poi permissivi, a una generazione di adulti che hanno perso la propria identità e sono regrediti; con i guasti sociali che ognuno lamenta e con le inquietudini familiari che ormai segnano piccoli e grandi.

D'altra parte che testimonianza di vita possono offrire i genitori la cui vita si fonda sul vuoto, sull'apparenza, sul denaro, sul primeggiare ad ogni costo sugli altri… Perché nella vita è una buona cosa avere del denaro, ma è veramente tragico offrire ai propri figli solo ciò che hai perché non "sei"!

Dal giornale interno dell'Istituto S. Leone Magno in Roma

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