| Nel cuore della dinamica intergenerazionale |
…della memoria…
Voi adulti siete i custodi delle nostre radici.
Nella memoria dei sentieri da voi percorsi rendete possibile l'esistenza della
nostra origine.
Abbiate cura di questa memoria.
Abbiate il coraggio, la passione e la tenerezza che accompagnano sempre la consegna
ad altri delle cose care; e con coraggio, passione e tenerezza consegnateci
la memoria da voi custodita, perché noi possiamo, finalmente, trasformarla in
un futuro comunemente abitabile.
Voi giovani, nella cui attesa abbiamo percorso il tempo della nostra vita, impastate il futuro che noi non vedremo con la memoria che ora vi consegniamo. Ve lo diciamo, essa non renderà più morbido il vostro impastare, ma più aspro, a volte più duro. Perché la memoria che vi consegniamo è ricca di passione e di fatica generativa, ma anche di contraddizioni e di speranze spesso tradite. E tuttavia è lei il lievito del futuro che ci attende: accoglietela e impastatela con le vostre speranze, sino a che non sia più possibile distinguere l'una dalle altre. Vorrà dire, allora, che ancora una volta il futuro comune si è reso narrabile. E noi lo vivremo nella vostra narrazione.
…dell'ascolto e della parola…
Spesso si dice di voi adulti che non sappiate più ascoltare, ed è vero…
Perché non ascoltate?
Ma l'altro lato della medaglia, cari giovani, nasconde spesso la vostra incapacità ad accompagnare le vostre azioni con parole rivelatrici. E allora, perché non parlate?
Vi chiediamo, allora, cari adulti compagni del nostro fiorire, di riscoprire
la capacità e la magia dell'ascolto.
Per questo ci impegniamo ad accompagnare le nostre azioni con parole rivelatrici.
E a voi chiediamo, cari giovani, consolazione del nostro partire, di riscoprire
il miracolo della parola.
Per questo ci impegniamo a mettere a tacere la nostra ansia di com-prensione,
di presa rassicurante degli eventi in una totalità di significato. E così restiamo
in attesa della vostra rivelazione.
…della speranza…
Cari adulti, ci narrerete ancora della speranza nonostante il mondo quotidianamente ci rinvii segni della sua impossibilità?
Cari giovani, la speranza di cui, nonostante…, vi vogliamo narrare è una speranza
debole, che si nutre di domande buone e non di risposte.
Custodirete con noi le domande buone che fanno vivere la speranza paradossale?
Cari adulti, ci impegniamo a custodire con tenerezza le domande buone della speranza che sopravvive al prorompere della violenza.
Cari giovani, ci impegniamo a non cessare mai di narrarvi la possibilità paradossale della speranza nelle fratture profonde che segnano il nostro tempo.
Cari adulti, cari giovani, sapremo dirci reciprocamente, l'uno a l'altro, "spero in te per noi"?
…del potere…
Cari giovani, vi abbiamo spesso parlato del potere ma abbiamo esercitato solo
potenza: ci saprete perdonare?
Abbiamo spesso esercitato potenza e spesso abbiamo rinunciato alla possibilità
di dare inizio: saprete imparare dai nostri errori?
Cari adulti, spesso abbiamo voluto emulare la vostra potenza dimenticando la possibilità che abbiamo tra le mani di generare il nuovo: non sia la delusione l'ultimo vostro sguardo verso di noi!
Paolo Raciti
Paolo Raciti, nato a Roma nel 1961, dal 1986 si occupa di formazione e di progettazione sociale con particolare attenzione all'area dell'infanzia e dell'adolescenza. Ha coordinato per alcuni anni un progetto in Brasile con bambini e adolescenti di strada. Attualmente è membro della cooperativa Oesse-Officina Sociale e si occupa di formazione di operatori sociali e di progettazione.