L'autonomia di Nuzret

La scuola degli "altri"

 

Nella mia scuola, già da diversi anni, un giorno alla settimana, il venerdì pomeriggio, le Classi di I, II e III Media, vengono aperte e gli alunni, ai quali sono offerte diverse opzioni, anche in base alle competenze degli insegnanti del Tempo prolungato (teatro e scrittura creativa, informatica, creazione artistica, astronomia, educazione ambientale), scelgono in quale laboratorio lavorare.

E' un modo diverso e interessante di fare scuola: si socializza meglio perché i gruppi sono piccoli (dieci alunni) anche se eterogenei (sono di classi diverse) e non c'è, comunque, l'ansia della valutazione numerica (a proposito e se provassimo a ragionare ed a mettere in discussione, almeno nella scuola dell'obbligo, questo feticcio del voto e della valutazione? Non sarebbe un modo più bello, più libero, più "autonomo" di proporre un'idea di scuola, di motivazione diversa dell'apprendimento?)

Sempre nella mia scuola, quando ancora il virus aziendalistico e della professionalità concorrenziale non era attecchito, si sono vissute esperienze didattiche creative e originali che hanno favorito il lavoro e la riflessione comune tra gruppi di insegnanti, proponendo nuovi orizzonti nelle relazioni con gli alunni e con i genitori. Un frasario insulso e vuoto e chimere di improbabili carriere da trenta denari tentano di cancellare questi frammenti di memoria di buona scuola pubblica e di buoni insegnanti (nel nostro paese, ne sono certo, ce ne sono a migliaia): Oggi nella mia scuola l'ubriacatura da binomio inglese-informatica porta qualcuno a scrivere di "job description" e ad organizzare corsi di aggiornamento, tenuti da presidi ed ispettori ministeriali, per parlare di "Flessibilità organizzativa e flessibilità didattica" (sic!).

Sosteneva tempo fa Eugenio Scalfari, durante la bella lotta contro il concorsaccio, che gli insegnanti, cioè anch'io, dovevano aggiornarsi "seriamente" (più o meno lo stesso tono di altri pensosi e severi colleghi e professori universitari) per far fronte ai cambiamenti della nostra società che sta diventando sempre più MULTI (multirazziale, multiculturale, ecc.). Conosco il signor Scalfari di fama, ma lui non conosce me e se fosse più curioso, più "giornalista d'inchiesta" non dovrebbe scrivere di scuola senza conoscerla un po' più da vicino, a differenza di quanto scrive in bello stile dei grandi valori… Potrebbe scoprire cose interessanti e conoscere la realtà ad altezza d'uomo (o meglio di bambino): Per esempio la mia classe di I Media. E' formata da diciotto alunni e alunne, tra cui due rom di Bosnia, una ragazzina peruviana, un'altra nata in Italia ma figlia di sudamericani e altri due nati da matrimoni misti tra cittadini italiani e cittadine di paesi d'Africa.

Insomma un bel piccolo mosaico colorato, come ce ne sono oggi un po' dappertutto nel nostro paese, nelle nostre città, nelle squadre di calcio. Questi ragazzini e ragazzine hanno nomi da Mille e una notte (Rasha, in arabo "gazzella", Zinhad, Nuzret) mi stanno "aggiornando" gratis, con il loro italiano polifonico che porta nelle aule della nostra scuola domande nuove. A cinquant'anni mi sento quasi di nuovo alle prime armi e via via più estraneo a chi mi vorrebbe ridefinire come insegnante, senza capire e senza conoscere. E' stato così quasi naturale leggere una tavoletta come "Il lupo e l'agnello" e tradurla, rileggerla e recitarla anche in latino, inglese, spagnolo, romanes, arabo e qualche dialetto del centrosud.

Il piccolo Nuzret dagli occhi indoeuropei e dalla scarpe perennemente slacciate, quando mi ascolta, estasiato, leggere l'Odissea, mi fa sentire come quel vecchio cantore girovago che, si dice, l'abbia creata. Lui è invece sicuramente un piccolo Ulisse, cacciato dalla sua Itaca, neppure troppo lontana da quell'altra vera, in cerca di conoscenza e di buona sorte. Questo gli consente di chiedere ragione di tutto, di muoversi in modo scaltro, come l'eroe omerico, tra le divinità, di essere mussulmano ma di apprezzare il prosciutto cotto, di guardare ammirato l'immagine enigmatica del Budda e di vedere nei suoi occhi, come il giovane Schopenhauer, un'ombra di tristezza per i bambini che non hanno dei potenti dalla loro parte.

Converrà, credo, ripartire da qui per parlare di autonomia, questa bella parola di progenie greca, che va, per quanto più possibile, purificata da letture ministeriali, burocratiche e aziendalistiche. Una scuola che sappia interrogarsi, che sappia, come lo scolaro di Prevèrt, vedere l'uccello lira e farlo entrare dalle finestre sapientemente spalancate. Una scuola che sappia liberare energie e faccia, come si diceva una volta in un paese non più così lontano, "fiorire cento fiori".

Patrizia ha dodici anni, gli occhi stanchi, una grande dolcezza. Vorrebbe fare la maestra, ma frequenta ancora la quarta elementare. Santina è sveglia, intelligente, sa cavarsela bene nella vita, ha uno sguardo ironico e ribelle. Ha ripetuto la prima media. A Natascia piace suonare il pianoforte, ma tutto nella vita sembra andarle contro. E' già invecchiata. Ha ripetuto, Ripeterà. Vincenzo è alto e robusto, ha l'aria da bullo. Non frequenta più la scuola Media. Simone è amico di Vincenzo. E' molto sveglio. Ha già problemi con la legge. Anche lui non ha terminato l'obbligo scolastico. E Manuel, Francesco, per i quali la scuola, questa scuola, che "è sempre meglio della merda" come dicevano a Barbiana trenta anni fa, potrebbe fare molto di più, "promuovere" ricerca, inventare opportunità, costruire relazioni diverse. E poi Francesca, Giorgia, Enrica… Onorevole Veltroni - I care, i soldi alla scuola privata, che questi alunni mai ammetterebbero nelle sue aule, gridano vendetta!

Tutti questi ragazzini e ragazzine, a cui Elsa Morante affidava la salvezza del mondo, hanno in comune un dato anagrafico, lo stesso indirizzo. Che ci sia un nesso tra provenienza sociale e, come si dice oggi, "successo formativo"?

Giulio Vittorangeli

Giulio Vittorangeli, nato a Tuscania il 1953, impegnato nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di solidarietà internazionale. Responsabile dell'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, cura il notiziario "Quelli che solidarietà…".

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