i giovani di oggi sono quelli che erano chiamati i bambini con la chiave di casa al collo. Questa espressione riassume efficacemente il dramma della loro solitudine. Gli esperti la definiscono con identità fragile, con desideri deboli e con appartenenze multiple. La solitudine è vissuta a diversi livelli, il mondo è sempre più governato con logiche totalmente impenetrabili al cambiamento e alla profezia, protese verso l'autodistruzione globale, come si direbbe con un termine di moda.
Vorrei parlare insieme a voi della solitudine più struggente: l'incapacità
di incontrare se stessi, di avere consapevolezza dei propri desideri, dei propri
sentimenti, del proprio corpo. Questa solitudine è talmente radicale da non
essere cosciente. Gli adulti non la riconoscono ed esigono che i giovani entrino
nel vortice dell'esteriorità, fatto di efficienza e competitività, in cui prevale
l'immagine e non la ricerca del senso del vivere. Tale solitudine nasce da lontano,
dall'alba del proprio sviluppo in cui l'assenza dell'altro li ha portati ad
organizzarsi all'esterno di sé, nell'apparenza e nel fare. Il giovane non ha
potuto strutturare una casa interiore in cui vivere e rifugiarsi per ritrovarsi
e ricostruirsi internamente, per una identità chiara e una capacità progettuale
a lungo termine. Da qui tutte le impotenze, compresa l'incapacità di conoscere
e gestire gli impulsi potenti della vita, che, non governati, possono scappare
di mano e diventare cieca distruttività. Nessuno li aiuta a darsi le priorità
nelle scelte fra gli innumerevoli stimoli a cui sono sottoposti. Che fare? Rispondere
alla loro domanda più o meno esplicita di bisogno, di spazi per il silenzio,
per l'ascolto, per il confronto, per la crescita umana e spirituale, per la
solidarietà. Loro sono il paradigma della nostra società e dobbiamo incontrarci
insieme per riflettere e crescere nella consapevolezza. Il convegno invernale
di Firenze (2 - 5 gennaio 2003), primo incontro fra i giovani e gli adulti amici
di Ore undici, vuole essere un tentativo in questo senso.
Don Mario
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