La scoperta della crescita di Gesù


Gesù ha imparato ad amare, a pregare, a ricercare Dio, condotto dai suoi genitori alla scoperta della tradizione del suo popolo

Da sempre i cristiani sanno che Gesù "cresceva in sapienza età e grazia davanti a Dio e agli uomini" perché questo è detto espressamente nel Vangelo di Luca (Lc 2,52). Ma di fatto non sono molti oggi coloro che prendono sul serio il cammino tracciato da Gesù e sanno ripercorrerlo per crescere come figli di Dio, fissando bene lo sguardo su di Lui, "apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo" (Eb. 3,1) "autore e perfezionatore della fede" (ib.,12,3). Le ragioni di questa difficoltà sono varie.

La visione beatifica
Per molti secoli è stata comune la convinzione che Gesù nel suo cammino terreno avesse goduto della visione immediata di Dio quale viene attribuita ai santi nella gloria e avesse inoltre anche una scienza infusa da Dio in vista della sua particolare missione. Si pensava perciò che Gesù già conoscesse tutta la verità in Dio o almeno quella relativa alla storia della salvezza e quindi alla sua avventura terrena. Conseguentemente i teologi negavano che Gesù avesse l'esercizio della fede e non sapevano cogliere il valore della sua preghiera. Questa opinione ha percorso tutto il Medioevo e la neoscolastica (la teologia che ha dominato il mondo cattolico fino al Concilio Vaticano II) ne aveva fatto un punto di fedeltà alla tradizione contro i tentativi del modernismo, prontamente condannati dal S. Uffizio . Uno studio del 1965 affermava: "la dottrina che insegna che l'anima del Cristo dal primo istante della sua creazione godeva della visione beatifica, è dottrina comune nell'ordinario e universale insegnamento della chiesa docente e nel pacifico possesso della fede della chiesa discente. Deve dunque ritenersi come dottrina cattolica, e perciò di fede divina" , I biblisti per lungo tempo hanno sollecitato i teologi a rivedere questa opinione, a loro giudizio infondata e deviante. Essa infatti non ha alcun fondamento biblico e non consente di comprendere il reale sviluppo dell'esperienza umana di Gesù "in tutto simile ai fratelli" (Eb. 2,17) e "provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb., 4,15). Negli ultimi decenni perciò, l'acquisizione dei metodi storico-critici, la maggiore attenzione ai dati biblici e la conoscenza più dettagliata della storia dei dogmi ha condotto i teologi a negare la visione beatifica e la scienza infusa di Gesù per dare largo spazio al cammino di fede da Lui compiuto nella sua esistenza terrena e al valore che la preghiera ha avuto nella sua missione salvifica.

La crescita umana e spirituale di Gesù
Non si può negare che ancora oggi molti cristiani vivono la fede secondo i modelli del passato e che anche molti non praticanti o non cristiani attribuiscono questa dottrina ai credenti. È ancora valido quello che scriveva Duquoc della chiesa degli ultimi secoli: "Moltissimi teologi e predicatori non ebbero apparentemente altro scopo che quello di rendere insignificante l'esistenza storica di Gesù col pretesto di onorare la grandezza della sua divinità. Con questo s'operava una reinterpretazione del nuovo testamento sulla base di una idea prestabilita della divinità, mentre la strada che conduce ad essa è la realtà storica, umana, di Gesù. La resistenza stranamente tenace, lungo il corso della storia cristiana, a questo dato evangelico nasconde un modo particolare di vedere il nostro rapporto con Dio." .
Dopo il Concilio il cammino veloce compiuto dall'esegesi biblica, dalla storia dei dogmi e dalla sistematica ha portato ad un vero rinnovamento del modo di considerare Gesù e la sua esistenza terrena. Le straordinarie scoperte di documenti nuovi relativi al periodo del Nuovo testamento (soprattutto Qumran vicino al mar morto e Nag Hammadi in Egitto) e gli studi numerosi che ne sono conseguiti hanno riportato l'attenzione di ebrei e di cristiani all'esperienza storica di Gesù di Nazareth, grande profeta ebreo per gli uni, e Messia, figlio di Dio per gli altri. I numerosi studi degli ultimi decenni sull'ebraicità di Gesù e su quel ricchissimo periodo della storia umana, che ha determinato lo sviluppo dell'umanità attuale, ha illustrato soprattutto il cammino compiuto da Gesù e le sue scelte religiose.
Per quanto riguarda la vita e la spiritualità della comunità cristiana questi sviluppi della storia e della teologia hanno fatto scoprire dimensioni dell'esperienza storica di Gesù prima completamente trascurate. In particolare la teologia è stata in grado di capire meglio la crescita umana di Gesù, le sue scelte, la sua fedeltà nella morte. Gesù ha imparato ad amare, a pregare, a ricercare Dio, condotto dai suoi genitori alla scoperta della tradizione del suo popolo. Egli poi è stato discepolo di Giovanni e da lui è stato avviato alla predicazione del Regno. Egli ha iniziato con entusiasmo la sua missione convinto di poter suscitare un movimento rinnovatore della religiosità del suo popolo. La sua proposta non è stata accolta dai capi del popolo, preoccupati delle possibili reazioni dei Romani, i dominatori che avevo imposto il Sommo sacerdote e sorvegliavano attentamente l'attività delle supreme autorità religiose di Gerusalemme. Di fronte al rifiuto Gesù, dopo preghiere, riflessioni e confronto con i suoi discepoli Gesù ha deciso di salire a Gerusalemme per mettere i capi del popolo di fronte alle loro responsabilità. Anche quando ha capito che continuando a sollecitare conversione avrebbe rischiato la morte, e quando si è reso conto che vivere il Vangelo delle Beatitudini nella condizioni violente che si prospettavano si è fidato del Padre e ha atteso da Lui la verifica della verità del Vangelo per cui era vissuto e per cui stava per essere condannato. La verifica della Sua verità sarebbe scaturita dalla storia..
In questa prospettiva la vita di Gesù è l'ambito della storia attraverso cui Dio entra nell'avventura umana; è il paradigma di una lunga serie di eventi attraverso i quali Dio si rende dono per gli uomini. La crescita umana di Gesù diventa così l'indicazione della modalità secondo cui Dio si fa visibile agli uomini e dello stile della sua presenza nel mondo. Cristo ha reso chiaro che l'amore vale più dell'odio, che il perdono è più significativo della vendetta, che il servizio è più essenziale del potere. Egli ha mostrato che la fede può consentire a tutti, peccatori o giusti, la possibilità di accogliere e rivelare la misericordia divina e di vivere, in modo salvifico, qualsiasi situazione storica, anche la sofferenza più ingiusta. In altre parole, Gesù lungo il cammino della sua esistenza ha interiorizzato l'amore creatore di Dio in modo così pieno, da essere costituito perfettamente uomo, ed è pervenuto ad una tale ricchezza di umanità da essere rivelazione compiuta di Dio in chiave umana. "Pertanto Gesù da una parte sta di fronte al Padre in amore e obbedienza a lui, essendo così da lui differente, ma dall'altra è anche immagine che lo rende presente, icona di Dio; egli parla e agisce in nome di Dio". . Ciò avviene non perché la realtà umana di Gesù e la sua fede abbiano caratteristiche intrinsecamente diverse dalle nostre, ma anzi proprio perché esse sono così perfettamente umane da essere indicazione per tutti, riferimento della presenza divina nell'avventura umana. La vita di Gesù è quindi la modalità storica che ha consentito a Dio di rivelare la sua gloria e permette agli uomini di riconoscere ed accogliere il dono, che li rende Suoi figli.


Carlo Molari

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