| La crescita è proporzionale alla consapevolezza |
Stimolante, intenso, ricco e arricchente, vero, intimo, vissuto:
anche l'ultimo convegno di Ore Undici si è rivelato una nuova occasione di vita
e di crescita, di incontro e di confronto. Saint Jacques ci ha poi offerto una
cornice stupenda assolutamente perfetta - con la sua pace, i suoi profumi, le
sue acque, la sua aria pulita, fine, fresca, i suoi sentieri, le sue montagne
- per creare un clima di forte intimità, con noi stessi e con gli altri.
Abbiamo parlato,
abbiamo discusso e ci siamo ascoltati sul tema delle emozioni, dei sentimenti
e della spiritualità: ognuno di noi avrà rapportato al proprio cammino tutto
quel che è venuto fuori, dando maggior peso e quindi prestando maggiore attenzione
agli aspetti più vicini alla sua storia, facendo così un'esperienza personalissima
del convegno.
Per quanto mi riguarda, voglio offrirvi la mia testimonianza raccontandovi
le suggestioni che questo campo mi ha offerto e contemporaneamente un pezzo
della mia storia. Ritengo infatti che questo spazio concesso sulla rivista ai
nostri pensieri sia un utile e importante luogo di incontro e di scambio per
mantenere una comunicazione profonda anche al di là dei ristretti confini della
settimana trascorsa insieme.
Le idee, gli spunti, le testimonianze ascoltati in quei giorni hanno assunto
per me delle forme ben precise: man mano che venivano recepiti dalla mia mente,
richiamavano alcuni segmenti della mia storia; le forme erano allora i miei
vissuti. Ho individuato quindi un filo rosso che ha messo insieme le varie forme
emerse. Quel che ne è venuto fuori è la storia della mia rivoluzione personale.
Rivoluzione iniziata poco meno di tre anni fa, non a caso in coincidenza con
due incontri cruciali: Ore Undici e Dino, ora mio compagno di viaggio.
Mario ci ha detto che "la crescita è proporzionale alla consapevolezza di quanto
l'altro ci ha condizionato": è vero; lo so; l' ho vissuto. Essere consapevole
di quello che ero, anzi, di quello che sembravo è stato il mio punto di partenza:
ero la proiezione delle aspettative altrui. Era un quadro di Magritte: mi specchiavo,
ma l'immagine di me che mi veniva restituita era di spalle, e non riuscivo a
vedermi (benché non fossi ancora consapevole di ciò, l' ho capito solo più tardi).
L'incontro con l'altro, incontro vero, profondo, schietto, anche faticoso perché
ha fatto vacillare, talvolta crollare le mie sicurezze e mi ha messo in discussione,
alla fine mi ha fatto "nascere". Dico proprio nascere, e non ri-nascere.
Quest'incontro con l'altro ha avuto la forma concreta della relazione con Dino.
Io e Dino siamo compagni di viaggio da quasi due anni. Il nostro è stato - ed
è - un cammino di gioie, di fatiche, di confronto, di onestà reciproca, di condivisione.
La dimensione della coppia ci porta quotidianamente al confronto con l'altro
che è diverso. E la diversità emerge in tutti i suoi aspetti: diversità di storie,
di esperienze, di crescita, di caratteri. Accettare l'altro non sempre è facile
e automatico, ma abbiamo una certezza comune: che non potevamo che essere pensati
l'uno accanto all'altra. Sentiamo che tutto l'amore di cui in potenza siamo
carichi individualmente, se insieme diviene atto nella sua forma migliore e
più completa. Siamo consapevoli di ciò, e ci sentiamo anche responsabili. Stiamo
costruendo amore (a proposito di sentimenti!). L'accettazione e la stima di
noi stessi, individualmente, e dell'altro sono i presupposti di questo processo
nel quale riconoscere l'alterità diventa indispensabile per stimolare una crescita
continua, personale e di coppia.
Accettarsi e stimarsi per noi ha significato, significa sentirsi liberi di esprimersi
senza il timore del giudizio, di essere nudi l'uno di fronte all'altra senza
vergogna; liberi di essere sé stessi.
In quest'ottica anche le parti del passato - proprio e dell'altro - più difficilmente
"digeribili", alla fine hanno assunto un senso nella visione globale del nostro
percorso: erano funzionali a quello che siamo oggi. Ma la fatica non è stata
poca per giungere a questa consapevolezza.
Molte delle cose che ho scritto le stiamo ancora costruendo, ma le sentiamo,
ci appartengono, sono presenti nella nostra storia.
Percepire una forza così irresistibile, un sentimento così forte, così grande,
ci porta - anzi, parlo di me - mi porta a cercare, a voler cogliere un Oltre.
Ho voluto precisare l'ottica personale perché io ho avuto e ho tuttora bisogno
di coltivare e costruire la dimensione della spiritualità, più di Dino che a
riguardo ha una storia più "robusta" e vissuta alle spalle che lo sostiene anche
nella sua spiritualità di oggi.
Dino è quindi riuscito prima a mettermi sulla strada per scoprire e incontrare
la parte più vera di me, adesso sulla strada per scoprire e incontrare Dio,
nel modo più autentico e intimo. Per chi ha ascoltato Emmanuelle Marie, forse
non sono poi due cose così diverse. E citando lei aggiungo che "Dio passa solo
attraverso le persone".
Questo convegno è stato un bel regalo per una persona a me molto cara alla sua
prima esperienza con Ore Undici. Sono molto contenta che le abbia fatto bene,
e sono contenta che abbia potuto rendere partecipi della sua bellezza e delle
sue ricchezze le persone che hanno potuto cogliere la sua presenza discreta
avendo il privilegio di conoscerla.
Grazie a tutti quanti, grazie a tutti gli amici.
Un grazie esplicito ad Agnese, rivelazione di questo campo…finalmente sei venuta
allo scoperto!
Con affetto,
Daniela