Sommario - Settembre 2002

Cari amici,

abitare non è conoscere, è sentirsi a casa, ospitati da uno spazio che non ci ignora, tra cose che ci dicono il nostro vissuto, tra volti che non c'è bisogno di riconoscere perché nel loro sguardo ci sono le tracce dell'ultimo congedo.
Abitare è sapere dove deporre l'abito, dove sedere alla mensa, dove incontrare l'altro, dove dire è u-dire, rispondere è cor-rispondere. Abitare è trasfigurare le cose, è caricarle di sensi che trascendono la loro pura oggettività, è sottrarle all'anonimia… per restituirle ai nostri gesti abituali che consentono al nostro corpo di sentirsi fra le sue cose, presso di sé
.

Utilizzo queste parole prese dal libro "Il corpo", di Umberto Galimberti per introdurre il tema del convegno invernale di Ore undici che faremo a Firenze, dal titolo: "Abitare il mondo con interiorità, creatività e profezia".
Dopo un'estate ricchissima di scambi e incontri sul nostro cammino di ricerca - ce ne hanno dato l'opportunità sia gli esercizi spirituali a Camaldoli che l'incontro dei giovani in Val D'Aosta e la Settimana di Trevi - vogliamo continuare a riflettere con voi sul come abitarlo. Con interiorità, nella dimensione contemplativa che porta in un orizzonte diverso, con creatività cioè non passivamente, ma lavorando per continuare l'azione creatrice di Dio nel tempo, e con profezia, cioè cogliendo l'oltre che c'è nella storia che ogni giorno viviamo.

Bisogna abituarsi a sognare ad occhi aperti. Come pensava il santo vescovo Tonino Bello, i sogni diurni si realizzano sempre. Siamo troppo chiusi nelle nostre prudenze della carne, non dello spirito, per cui sembra che siamo i notai dello status quo e non i profeti del futuro nuovo, dei cieli nuovi, delle terre nuove.
Dio ci invita ad essere profeti, ad esserlo tutti.

Don Mario

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