Essere capaci di farsi prossimo


In margine al XIV Convegno di Spiritualità per il quotidiano

"Spiritualità è responsabilità": attorno a questi termini gli oltre trecento partecipanti al convegno annuale di Ore undici (Trevi nell'Umbria, 24 - 29 agosto) hanno discusso, proposto riflessioni, "convissuto" cercando di svelarne i significati e scoprirne modalità concrete di esperienza. Al tavolo dei relatori si sono succeduti nomi noti, da Luigi Ciotti a Gian Enrico Rusconi, a Carlo Molari, Arturo Paoli, Filippo Gentiloni, Emmanuelle-Marie, Aldo Morrone, Giuseppe Schillaci, Angelo Passaro. Anche le serate sono state occupate da incontri e testimonianze - al centro della prima serata è stata la figura di Ernesto Balducci, commentata da Giancarlo Zizola e da Bruna Bocchini Camaiani, autrice del libro "Ernesto Balducci. La chiesa e la modernità" edizioni Laterza 2002 - mentre nei pomeriggi si sono svolti gruppi di approfondimento ed esperienziali sui temi della spiritualità, della psicologia, dell'impegno sociale e politico. Un menu molto ricco ed articolato che si è dipanato, a detta di molti, in modo armonioso. Ha fatto la sua parte il contesto vivace ed amichevole delle relazioni interpersonali che hanno offerto il tessuto appropriato per elaborare i contenuti.

Una suggestione è emersa forte e semplice: essere responsabili significa essere capaci di amare, farsi prossimo, accogliere l'altro diverso. In primo luogo perché questa è l'esperienza attraverso la quale scoprire la propria identità (Adriano Zaffiro, psicanalista), nell'oscillazione tra il proprio mondo interiore e la realtà concreta. In chiave psicologica e analitica, la responsabilità si colloca nella consapevolezza del dialogo tra le parti consce ed inconsce dentro di noi, un dialogo secondo Zaffiro possibile nella misura in cui sia presente un altro, capace di "scusare, credere, perdonare".

In secondo luogo - o meglio in altri termini, quelli della ricerca spirituale - l'uomo responsabile è colui che ascolta il grido che viene dalla terra e che nel farsi obbediente ad esso esprime la propria libertà e creatività (Arturo Paoli): "la civiltà nella quale viviamo induce alla superficialità dell'egoismo e dell'interesse personale, maschera operazioni di morte con decisioni di progresso (Johannesburg): per risanare questa distruzione bisogna tornare indietro, superare il senso di caducità ed inutilità della vita. E questo è possibile accogliendo il dolore del mondo, collaborando al progetto divino secondo il modello d'amore di Gesù". Don Carlo Molari ha approfondito il discorso coniugando la responsabilità dell'uomo spirituale nei confronti degli altri: "ci sono diversi ambiti di responsabilità e io ne scelgo tre: la crescita delle persone, la città o la società e l'ecologia o la cura dell'ambiente". Ne ha analizzato le origini, individuandole nelle interconnessioni tra tutte le componenti del cosmo, in quel destino comune che avvicina la vita gli uni degli altri e permette di "salvarci" soltanto insieme.

In altri termini, ovvero nel linguaggio concreto di quelli che spendono la vita accanto agli ultimi (Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele, Aldo Morrone, direttore di una struttura di medicina preventiva per immigrati a Roma), la responsabilità è "nell'amore verso quelli che non servono a niente nel mondo della materia - i barboni, le prostitute, i malati di Aids, i travestiti, gli stranieri… - ma che sono essenziali in quello dell'antimateria" (Morrone). Parole a cui il relatore ha dato un significato concreto: "nel linguaggio corrente parliamo di immigrati clandestini, ma esiste forse un essere umano illegale? Io non credo, per questo al San Gallicano abbiamo inaugurato una nuova forma di obiezione di coscienza, quella contro una legge che non c'è, la legge che esclude gli indigenti dalle cure mediche ed ospedaliere. Li curiamo e riconosciamo loro il diritto alla salute, il diritto ad esistere, alla relazione, alla cura". "Rispondere viene dal latino sponsum, sposo. Significa condividere la situazione dell'altro e cercare un altro modo di starci dentro, anche e soprattutto a partire dal fallimento" ha detto Emmanuelle Marie parlando di "Interiorità e responsabilità". Un ulteriore contributo è stato proposto dagli "scienziati del pensiero" (Gian Enrico Rusconi e Filippo Gentiloni) che hanno collocato il problema sul terreno filosofico: "la natura umana non è ontologicamente sacra, è la sua moralizzazione a renderla tale" (Rusconi). Oggi l'atteggiamento laico - quello fondato sulla rinuncia ad ogni verità metafisica senza per questo cedere all'impotenza - è il presupposto perché le sfide del nostro tempo, a partire da quella della bioetica, siano affrontate con responsabilità, dunque con spirito etico. "Spetta alle realtà consapevoli della Chiesa farsi portavoce di un atteggiamento responsabile anche sul piano politico e civile".

Silvia Pettiti

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