| Piccole luci nelle tenebre del mondo |
Testimoniare la speranza nei tempi della disperazione
Tutti oggi hanno la percezione di un periodo buio della storia umana. Guerre sono in corso in diverse regioni. Un conflitto esteso e violento si è scatenato nel Medio Oriente di fronte alla impotenza delle strutture internazionali e all'inefficacia delle proteste di molte nazioni. Mentre alcuni popoli soffrono la fame, altri sperperano enormi ricchezze per la produzione di armi sofisticate e per beni voluttuari anche dannosi Le scelte degli organismi economici mondiali sembrano favorire sempre più gli interessi dei popoli ricchi a danno dei più poveri.
La politica delle
grandi democrazie ha scelto le vie del liberismo sfrenato che impone le leggi
del mercato dove il più potente prevale sempre sul più debole. Le industrie
multinazionali per aumentare i profitti spesso non tengono conto dei danni ambientali
che producono. Lo sfruttamento dei beni a disposizione dell'umanità sulla terra
ha assunto forme distruttive e pericolose. Gli stessi paesi industrializzati
stanno registrando una fase di recessione economica che impedisce la realizzazione
di molti programmi sociali.
Il nostro tempo perciò non sembra essere ricco di speranze. Non pochi esprimono
forti timori per il futuro della storia umana.
Lo sviluppo della scienza e della tecnica in questi ultimi decenni, ha reso
molto più facile il soddisfacimento di tutti i desideri istintivi con la vertiginosa
produzione dei beni e con la conseguente sempre più larga offerta. Le attese
che gli uomini avevano negli ultimi secoli sono state in larghissima parte soddisfatte
(e anche più di quello che ci si attendeva, per molto aspetti). Sarebbe logico
pensare che le speranze per l'umanità siano state moltiplicate dalle nuove potenzialità
tecniche e scientifiche. Eppure tutti i segni concordano nel rilevare l'infelicità,
l'insoddisfazione, il dubbio sulla vita. Mentre è aumentato il benessere, è
diminuita la speranza. Tutte le inchieste concludono che i paesi del benessere,
hanno risposte soddisfacenti ai bisogni fondamentali e voluttuari, ma sono più
infelici che in altri tempi. Tale infelicità è legata alla mancanza di prospettive
per il futuro e quindi alla carenza di speranze. Le cronache quotidiane, d'altra
parte, riferiscono frequentemente di suicidi, di morti per droga, di stragi
del sabato notte, forme consce o inconsce di rifiutare la vita. Anche il fatto
che il tasso di natalità sia drasticamente diminuito, sta a indicare che sono
venute meno molte ragioni per vivere. Per questo si gioca d'azzardo con la morte.
Le ragioni della sfiducia
La spiegazione di questo fatto, che può sembrare contraddittorio, è invece abbastanza
semplice. Il progresso ha fatto cadere le illusioni, la disponibilità dei beni
ha fatto scoprire l'insufficienza delle cose, il grande numero delle possibilità
oggi offerte, ha reso più facile la scoperta degli idoli. Cosa puoi aspettarti
dal futuro, quando sai già che i beni a disposizione non daranno la risposta
che attendi?
La ragione della insoddisfazione sta in un errore di bersaglio e in una confusione
di orizzonti. Le cose, le situazioni, le persone sono simboli di beni più grandi
e definitivi che suscitano speranze assolute. Queste, perciò, non si esauriscono
e non trovano piena soddisfazione nelle cose. È pacificamente riconosciuto che
l'attuale modalità di progresso dei paesi industrializzati, imposta dalle esigenze
del consumismo, non corrisponde al reale benessere umano. In altri secoli le
dinamiche idolatriche erano ugualmente diffuse, ma non offrivano le stesse esperienze,
né avevano verifiche così frequenti. Lo sviluppo attuale della scienza e della
tecnica con l'accelerazione veloce dei processi storici ha favorito la saturazione
dei desideri e ne ha mostrato le insufficienze. La vita ci concede di sperimentare
in modo diffuso ciò che alle altre generazioni è stato precluso in questa misura
e molti si illudono che l'ebbrezza del rischio o la fuga dal presente valga
di più dell'attesa di ciò che non può soddisfare. L'esperienza della insufficienza
delle cose in ordine alle attese è oggi molto più estesa di altri tempi e quindi
le speranze trovano presto la loro sconfitta. In altri secoli questa esperienza
non era possibile, perché non si potevano avere beni così abbondanti e vari
a disposizione. Era quindi possibile illudersi che, avendo accumulando grosse
somme di denaro, avendo a disposizione beni in quantità maggiore, si potesse
avere una risposta soddisfacente e definitiva ai propri bisogni. C'erano molte
possibilità di alimentare speranze, ma la morte arrivava abbastanza presto e
in genere non c'era tempo di scoprire che le cose non stavano così.
L'attuale nostra società propone come ragione di vita miraggi molto precisi:
investimenti redditizi, lavori ben remunerati, carriere veloci, successi nel
lavoro, conquiste amorose, piaceri facili. Queste situazioni con frequenza vengono
reclamizzati come situazioni ideali e proposti come ragioni di speranza. La
felicità dell'uomo viene annunciata e perseguita sulle vie del potere economico
e politico, del piacere sessuale a buon mercato, delle soddisfazioni derivanti
dal possesso sempre più esteso. Sono gli ideali, riconducibili ai tre "P" delle
idolatrie consumistiche: possesso, piacere, potere che la nostra società propone
continuamente. Essa diffonde la convinzione che la felicità dell'uomo viene
dalla utilizzazione di beni sempre più numerosi, dalla acquisizione di potere
sempre maggiore, dalla soddisfazione degli istinti sempre meglio assecondati.
In tale modo vengono diffusi i meccanismi tipici della nostra società dei consumi.
Giovanni Paolo II in una enciclica di carattere sociale ha osservato che "l'eccessiva
disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali,
..rende facilmente gli uomini schiavi del 'possesso' e del godimento immediato,
senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle
cose, che già si possiedono, con altre ancora più perfette" . Le nuove situazioni
mettono in moto dinamiche di attesa e quindi rendono facile la delusione che
ne consegue. L'esperienza che tali atteggiamenti provocano è, infatti, la scoperta
della radicale insufficienza delle cose. "Tutti tocchiamo con mano i tristi
effetti di questa cieca sottomissione al puro consumo: prima di tutto una forma
di materialismo crasso, e al tempo stesso una radicale insoddisfazione, perché
si comprende subito che ...quanto più si possiede tanto più si desidera, mentre
le aspirazioni più profonde restano insoddisfatte e forse anche soffocate".
"Effettivamente oggi si comprende meglio che la pura accumulazione dei beni
e dei servizi, anche a favore della maggioranza, non basta a realizzare la felicità
umana. Né di conseguenza, la disponibilità dei molteplici benefici reali, apportati
negli ultimi tempi dalla scienza e dalla tecnica, comporta la liberazione da
ogni forma di schiavitù" . Fenomeni sociali estesi come quelli della droga e
la frequenza dei suicidi sempre più frequenti sono collegabili chiaramente a
tale scoperta e quindi alla caduta continua delle speranze alimentate dalle
cose. Gesù aveva espresso questa verità fondamentale con formule molto chiare:
"Anche se uno è nella abbondanza, la sua vita non dipende dai beni che possiede"
(Lc. 12, 15); "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o
rovina se stesso?" (Lc.9,25).
I progetti assoluti si sono dissolti
Molte attese dei secoli scorsi avevano come oggetto la casa, il lavoro, il salario
minimo, il cibo per la sussistenza, il divertimento, il piacere ecc. Queste
attese sono state soddisfatte per la parte maggiore della nostra società, (e
per molti aspetti anche più di quello che si poteva immaginare), ma la soddisfazione
non ha spento il bisogno. La tensione tuttavia è caduta e la speranza si è trovata
minata dall'interno: che cosa puoi aspettare, quando sai che non ci potranno
essere risposte sufficienti? Le speranza di un tempo, oggi non sono più possibili.
Questa condizione è meno ricca di speranze, ma non dobbiamo pensare che sia
una povertà culturale e umana. É anzi un passo avanti straordinario nella cultura
umana. Non è un grande male, anzi è un bene per la società e per le singole
persone, perché è la scoperta dell'insufficienza delle cose. Può costituire
anzi uno straordinario passo avanti nella civiltà umana se verrà vissuta con
atteggiamenti adeguati.
Per molti secoli l'uomo ha coltivato la convinzione che, formulati e realizzati
alcuni progetti sociali, tutti i problemi sarebbero stati risolti. Si pensava
che esistesse la possibilità di progettare in modo definitivo e perfetto la
convivenza umana. Nei secoli scorsi i progetti si fondavano sulla certezza o
della rivelazione divina negli ambienti religiosi cristiani, o della ragione
umana, negli ambienti laici ispirati dall'illuminismo. Anche i partiti politici
si presentavano con progetti assoluti, con programmi di convivenza sociale che,
attuati, avrebbero risolto per sempre i problemi dell'uomo. Ogni cultura si
riteneva la cultura umana, e gli altri erano stimati esseri subumani o barbari.
I cinesi disprezzavano i vietnamiti; gli inglesi i continentali; gli spagnoli
e i portoghesi si ritennero in diritto di sottomettere i popoli che abitavano
l'America centrale e meridionale in nome di una superiorità morale, civile e
religiosa. I bianchi pensavano che i neri non fossero uomini, e che quindi potessero
essere fatti schiavi e condotti a lavorare nelle loro aziende agricole come
schiavi. I colonizzatori europei partivano con la convinzione di svolgere un'opera
salutare e necessaria. Ciascuno viveva la propria cultura come la perfezione
assoluta, per cui essa doveva essere imposta agli altri in nome dell'umanità.
Il moltiplicarsi delle denuncie rivela una esigenza reale, cui tutti debbono
cercare risposta. La società dei consumi sviluppa con molta facilità dinamiche
idolatriche appunto perché presenta beni, situazioni, persone come ragioni adeguate
e risposte sufficienti ai desideri vitali e agli istinti ad essi corrispondenti.
Anche in altri secoli queste dinamiche idolatriche erano frequenti, ma non offrivano
le medesime possibilità, né avevano verifiche così frequenti. Lo sviluppo attuale
della scienza e della tecnica ha reso molto più facile ma anche molto più precario
il soddisfacimento di tutti i desideri istintivi. Lo ha reso più facile con
lo sviluppo tecnico, la vertiginosa facilità di produzione e con la conseguente
offerta sempre più larga di beni. Ma nello stesso tempo lo ha reso molto più
precario perché con l'accelerazione veloce dei processi storici ha favorito
la saturazione dei desideri e ne ha mostrato le insufficienze. Ora finché non
scopriamo il termine reale di ogni speranza vitale, non siamo in grado di capire
la nostra condizione di esseri creati e di godere pienamente la vita.
La caduta di queste illusioni ha reso più fragili le nuove generazioni, più
incerto il cammino di tutti i popoli. Il dialogo tra le diverse e culture e
religioni è apparso necessario per il proseguimento della storia umana, ma ha
trovato gli uomini impreparati. Mancano le qualità spirituali necessarie per
vivere in modo fruttuoso questa stagione storica.
Nuove risorse: rispondere a chi chiede ragione della speranza (1 Pt
3,15)
Eppure, come spesso è accaduto nella avventura delle nostra specie, le grandi
difficoltà sembrano stimolare immense energie e suscitare risorse impensabili.
Per chi crede in Dio le ragioni della speranza stanno proprio nelle ricchezze
già presenti nella forza creatrice e non ancora espresse nelle persone. L'accoglienza
è la condizione necessaria perché l'azione creatrice possa esprimersi nella
storia. Da sole le creature non hanno risorse sufficienti, ma quando diventano
consapevoli della propria condizione e si aprono all'azione divina riescono
a far fiorire energie straordinarie. Questo atteggiamento di umiltà, di 'debolezza'
e di precarietà, è oggi indispensabile per vivere bene. Dobbiamo riconoscere
che esso corrisponde alla nostra condizione di creature, incapaci di ascoltare
parole arcane e messaggi divini che non siano stati filtrati dall'esperienza,
dalla cultura e dalla storia. In queste condizioni le speranze storiche, quando
diventano possibili, sono attese a piccolo cabotaggio, che non hanno l'assolutezza
di altri secoli. Questa acquisizione non è negativa se corrisponde alla verità
della nostra condizione. Ha anzi una portata straordinaria perché consente un'esistenza
umana autentica.
Vi sono numerosi segni che indicano il possibile orientamento positivo del cammino
umano. Essi debbono essere riconosciuti, coltivati e diffusi perché la speranza
possa essere fondata. Ne indico alcuni.
Il primo segno di speranza è la sete di interiorità e la domanda di spiritualità.
La ricerca spirituale è oggi intensificata. La ragione dell'affannosa ricerca
dell'uomo sta nel fatto che egli è realmente chiamato alla felicità, al benessere,
e al dominio delle cose. Questa chiamata ha riflessi necessari nelle speranze
istintive per cui l'uomo è proteso a raggiungere la massima gioia nella vita.
Ma ciò richiede non solo un correttivo al capitalismo, ma l'uscita definitiva
dalla logica dell'accumulo. Passo che non può essere compiuto senza la riscoperta
della ricchezza interiore delle persone. Di qui la necessità di un grande rilancio
dell'interiorità. L'antropologia materialista si è rivelata asfittica e succube
del demone della "volontà di potenza". Solo una forte interiorità può aiutare
a perseverare nella lotta controcorrente. Il problema cruciale di fronte al
quale l'uomo oggi si trova è questo: esiste risposta assoluta e definitiva alle
attese storiche dell'uomo o, in alternativa, è possibile vivere accontentandosi
di risposte parziali, provvisorie, tensionali? Alcuni non riescono a portare
questa situazione e crollano. Altri si rifugiano nel fondamentalismo, che è
la nostalgia dei momenti forti della propria storia. Altri camminano perché
continuano a inseguire ragioni illusorie e altri ancora perché hanno incontrato
Dio e vivono una speranza teologale. Sono modalità diverse di coniugare la speranza
vivendo in modo più o meno perfetto le dinamiche della vita spirituale..
Un secondo dato da sottolineare come segno positivo è la crescente sensibilità
per la giustizia e la pace nel mondo. La partecipazione commossa e affollatissima
alle conferenze/testimonianze al Social Forum di Porto Allegre nel 2002 e del
2003 ne sono la riprova. .Le folle di giovani in tripudio dimostrano non solo
che il paradosso è possibile, ma che è un punto forza dell'anima del Movimento.
A questo si collega anche la convergenza di tutte le chiese cristiane in questi
ultimi mesi nella opposizione alla guerra e nella costruzione della pace. L'attività
intensa del Papa ha avuto trovato convergenze e consensi insospettabili.
Un terzo dato positivo è la diffusione della sensibilità planetaria. La rete
di internet può essere considerata un simbolo della comunione che si stabilisce.
Noi oggi non possiamo più avere questa presunzione. Oggi sappiamo che le conquiste
tecniche non possono superare in modo definitivo le difficoltà della convivenza
umana, che la scienza ha dei limiti, che la tecnica risolvendo un problema ne
crea molti altri, che i progetti politici non possono risolvere definitivamente
i problemi sociali.
Un quarto dato positivo è la sensibilità ecologica sempre più diffusa. I problemi
ecologici che hanno fatto crollare le previsioni ottimistiche dei secoli scorsi
sullo sfruttamento delle materie prime e sul benessere che sarebbe derivato
dalla diffusa industrializzazione, hanno suscitato attenzione sempre più diffusa
verso le conseguenze ambientali dell'agire umano. Noi tutti abbiamo la convinzione
che più la storia procede, più i problemi diventano complessi, e le loro soluzioni
provvisorie e parziali. Ogni generazione deve riprendere da capo molti sentieri
e per poter procedere deve saper impostare in modo nuovo tutti i problemi. Oggi
tutti hanno la certezza che ogni progetto sociale è solo indicazione di un cammino,
tra alcuni anni inadeguato e insufficiente, e che ogni previsione porta il limite
della situazione attuale. Questa acquisizione è positiva e viene dall'accumulo
di esperienze storiche.
La convinzione che non esista una prospettiva assoluta e che ogni punto di vista
ha una sua ragione, rende urgente il dialogo con tutti per un completamento
ed un arricchimento reciproco. La chiesa potrà svolgere il suo compito solo
se però si mostra capace di produrre inedite e originali forme di mediazione
e di dialogo.
Se non scopriamo ragioni profonde di vita, rischiamo di non avere più nulla
da sperare, e, senza speranza la vita per l'uomo perde senso.
Carlo Molari