| Bruno Brunelli |
Un grande amico ancora presente
Molti anni fa
alla fine della celebrazione della messa domenicale alle ore 11 nella chiesa
di San Rocco in Frascati si presentarono in sacrestia un gruppetto di persone
e fra questi Bruno Brunelli allora direttore del Centro di ricerche del sincrotone
a Frascati. "Caro don, vorremmo commentare insieme l'omelia. Mi fa piacere ricordare
questo episodio a dieci anni dalla morte di Bruno che, non solo insieme ad altri
amici diede inizio all'"avventura" di Ore undici, ma che ne segnò con la sua
personalità e con le sue intuizioni le caratteristiche principali e in un certo
senso gli sviluppi del futuro. L'ultima domenica in cui ho celebrato la messa
di ore 11 alle 18 in via Ottaviano nel guardarmi intorno ho visto tanti volti
giovanili e solo una coppia dei fondatori storici e il mio ricordo è andato
subito alle parole di Bruno che mi diceva sempre "ricordati caro don che il
futuro della chiesa, ma soprattutto della nostra associazione, è nei giovani
e nei laici". Ho sentito in quella messa la presenza del nostro Bruno che ci
aveva comunicato il suo profondo senso religioso di laico e la sua forte tensione
spirituale. Un'altra esigenza dell'umanità di Bruno, che noi cerchiamo di portare
avanti concretamente, è l'impegno sociale. "Al di là dei nostri discorsi" diceva
sempre "è importante quello che come gruppo riusciamo ad esprimere verso i nostri
fratelli". La prima casa lar in Brasile fu intitolata al suo nome e credo che
se fosse stato qui tra noi avrebbe abbracciato con passione ed entusiasmo l'invito
di Arturo a lavorare concretamente nelle favelas brasiliane.
Don Mario
Sono passati dieci anni da quel 15 maggio quando Bruno ci ha lasciati, dopo
una rapida e crudele malattia. Desideriamo condividere con voi i nostri ricordi
personali di lui.
Ero (Sergio) appena laureato quando Bruno mi invitò ad entrare in un nuovo Laboratorio
per lo studio dei plasmi e della fusione nucleare che egli stava creando a Frascati
con la guida e incoraggiamento di Edoardo Amaldi. Iniziò così per me una relazione
trentennale con Bruno che passò da quella di allievo, a quella di amico e poi
di collega. Da subito furono chiare le due caratteristiche di Bruno: la passione
per la fisica e la ricchezza e umanità nei rapporti personali. La prima lo portava
ad andare in profondità nella comprensione dei fenomeni fisici, partendo da
doti di abilità, anche manuale, nella preparazione e costruzione degli esperimenti.
Questa passione che si dirigeva verso raffinati problemi scientifici ma non
disdegnava i fenomeni quotidiani, lo accompagnò tutta la vita. Negli ultimi
giorni dolorosi in ospedale osservava con curiosità le bollicine che salivano
nella flebo, ne misurava mentalmente la velocità e cercava di metterla in relazione
con le loro dimensioni.
La facilità con cui tesseva rapporti personali gli permise, già nei primi tempi
del nuovo Laboratorio e poi negli anni successivi, di coinvolgere molti scienziati
anche stranieri (inglesi, francesi, tedeschi e americani). Le permanenze di
questi a Frascati potevano durare da alcuni mesi a diversi anni e contribuirono
a creare nel Laboratorio un clima di creatività e di entusiasmo.
In realtà Silvia aveva già conosciuto Bruno alcuni anni prima in qualità di
docente universitario e ne aveva apprezzato, oltre alle doti didattiche, anche
la cordialità nei rapporti con gli studenti, agli antipodi rispetto all'austerità
e all'autoritarismo allora vigente. In seguito la nostra famiglia e quella di
Bruno si sono trovate vicine durante le vacanze estive in montagna e le gite
fatte insieme ci hanno rivelato l'amore e la gioia di Bruno per la montagna
e per la sua cultura. Con entusiasmo guidava i cori di montagna (come faceva
poi - fuori programma - anche durante i convegni di Ore Undici a Nocera e a
Trevi) e introduceva i figli ai segreti dell'arrampicata.
Dopo una decina di anni abbiamo cambiato casa e ci siamo trasferiti a Frascati,
e li' è iniziato per Silvia un penoso problema; non riusciva a trovare una chiesa
in cui le fosse possibile ascoltare l'omelia fino alla fine senza doversi indignare
per le cose udite. Dopo un inutile pellegrinaggio attraverso tutte le chiese
del vicinato, quando era ormai disperata, un giorno incontra Nini, la moglie
di Bruno, che le racconta di un nuovo giovane sacerdote che tiene la messa delle
ore undici a S. Rocco. Dopo la messa don Mario guida un incontro, libero e aperto,
per uno scambio di idee e sentimenti. Subito partecipiamo anche noi, conosciamo
lì tanti amici e ri-incontriamo anche Bruno che è assiduo e vi porta una sua
spiritualità molto concreta, che fugge dall'intimismo ed è orientata verso la
comunità sociale. Questa sarà una caratteristica costante di Bruno, che si manifesterà
chiaramente nell'organizzazione dei convegni di Ore Undici. Egli insisteva sempre
per l'inclusione tra i relatori di laici, e in particolare di donne, che affrontassero
i risvolti religiosi anche dei problemi politici e sociali concreti. Come molti
sanno è stato un animatore centrale e un prezioso collaboratore di don Mario
nell'associazione Ore Undici.
Per un periodo è stato membro attivo del consiglio pastorale di S. Rocco ma
poi, con il venir meno (a Frascati) dei fermenti introdotti dal Concilio, la
situazione è cambiata e ha dovuto lasciare. Per alcuni anni ha partecipato,
con don Mario e amici di Ore Undici, ai convegni del SAE (Segretariato Attività
Ecumeniche) a La Mendola dove egli era un punto di stimolo e di interesse.
Bruno ha sempre avuto simpatia e grande facilita' di rapporti con i giovani.
Seguiva e partecipava attivamente alle loro iniziative; prima una scuola serale
per studenti lavoratori, poi una casa di accoglienza per extracomunitari e infine
la costituzione di una lista civica per il rinnovamento dell'amministrazione
comunale a Frascati. Anche con i giovanissimi aveva grande successo e fummo
tutti commossi per la letterina di ringraziamento che gli mandarono i bambini
di una scuola materna per cui aveva eseguito semplici e divertenti esperimenti
di fisica.
Bruno ha passato un periodo molto difficile quando ha dovuto lasciare la direzione
del Laboratorio da lui fondato. Nonostante le amarezze è riuscito a mantenere
serenità e ottimismo, intensificando il suo impegno nel lavoro scientifico.
Era un lettore attento del libro di Giobbe che teneva vicino al letto, ma la
sua religiosità non aveva nulla di angoscioso, era connotata da un sereno e
fiducioso abbandono in Dio. Una volta, a casa sua, poco prima del ricovero in
ospedale, Bruno ci ha detto "Sapete, ho vissuto 70 anni e sono contento della
mia vita. Certo mi piacerebbe vivere di più, ma anche così va bene". Questa
semplice frase riassume molto bene l'atteggiamento di Bruno verso la morte e
verso la vita. Vorremmo tutti noi prendere esempio da questa serenità e disponibilità
ad accettare la vita così come ci viene proposta
Silvia e Sergio Segre