| Proviamo a cominciare dai piedi |
Il nostro maestro ha cominciato dai piedi, dallo stare nella strada
Il "genio del cristianesimo" e della Bibbia, quello che lo distingue da altre proposte religiose è il senso della storia come progresso nelle relazioni umane soggette a una modificazione che tende farle veramente umane, più giuste e più pacifiche. Di lì dovrebbe partire la relazione con Dio come obbedienza, come disponibilità, perché questo suo progetto sull'umanità possa divenire realtà.
In questo
sfondo che è quello che Gesù chiama Regno di Dio, la scelta dei poveri non appare
come un fatto dettato dal buon cuore dell'individuo religioso, ma come un punto
di partenza necessario in vista di una reale modificazione delle relazioni umane.
Perché questa "scelta dei poveri" motivata con tanta chiarezza e fondata su
argomenti così indiscutibili, così inequivocabilmente veri, sia così tradita
non solo dai cattolici in generale, ma in quei centri religiosi che hanno la
responsabilità di guide e di modelli della comunità religiosa?
La risposta più immediata è questa: perché tutti coloro che ricorrono a questi
argomenti pensano che gli stessi argomenti magari espressi in parole roventi,
persuasive, appassionate, possano entrare spontaneamente senza scosse nei livelli
operativi della politica e dell'economia. In altre parole quando un estraneo
esibisce prove che la scelta dei poveri è restata lettera morta e tranquillamente
archiviata nella Chiesa cattolica, l'apologeta di turno mette fra le mie braccia
un fascio di quanti documenti ha prodotto la sede apostolica e la gerarchia
dei vari paesi per dimostrare quanto ha a cuore questa scelta dei poveri. Un
piccolo esempio valga per tutti: Giovanni Paolo II afferma che "la economia
globalizzata deve essere analizzata alla luce dei principi della giustizia sociale
rispettando la scelta preferenziale dei poveri". Tutti i documenti emanati da
Giovanni Paolo II sono coerenti in questa linea, ma la Chiesa ha tre livelli:
uno politico, uno pastorale e uno profetico o evangelico. Nella prassi quello
politico prevale sugli altri e di qui nascono i veri conflitti nella Chiesa.
Le frammentazioni o incoerenze che sorgono per l'impossibilità di creare armonia
fra i vari livelli, vengono allo scoperto più facilmente oggi che nel passato
perché il pensiero laico sta facendo delle scoperte stupende, per esempio che
la vera identità della persona consiste nella sua liberazione dall'egoismo,
che il vero senso della vita è quello di fare della propria vita un dono. Un
osservatore imparziale direbbe che i grandi valori evangelici non vissuti dai
discepoli del Maestro, vengono ricuperati dai laici che si dichiarano non credenti
- per citarne uno fra i tanti - Salvatore Natoli.
Quello che succede alla gerarchia cattolica succede anche in altri settori della
società.
Il presidente del Banco Mondiale, il famoso B.M. che con il F.M.I sono gli incubi
dell'America Latina, in un discorso tenuto ai Governatori statali del Brasile
si esprime così: Quando scendevo da quel colle tornando da quella favela, vidi
chiaro che questa è la sfida: inclusione. Portare quelle persone dentro la società
della quale finora non hanno fatto parte. Per questo esiste la Banca Mondiale.
Per questo oggi siamo qui. Per prestare il nostro aiuto perché questo avvenga
nel popolo. E più avanti: La sfida dell'inclusione, la sfida che il progresso
economico possa essere una realtà nella vita di tutto il popolo, specialmente
per le decine di milioni che sono restati ai margini.
(James Woltensohn).
Parlava sul serio questo signore? Era sincero? È una domanda che non può non
sorgere in chi vive immerso in una realtà che smentisce totalmente queste affermazioni.
Mi sono convinto che questa colossale contraddizione è la profonda malattia
dell'occidente. È molto superficiale e non vero sbrigarsela dicendo che questa
incoerenza è dovuta alla fragilità umana. I nostri padri dicevano:
Video meliora proboque, deteriora sequor. Vedo il meglio e mi piace, e faccio
il peggio. E San Paolo parla di una contraddizione all'interno della persona
che spinge a scegliere il peggio, il negativo. Questo è vero; ma non spiega
del tutto le macroscopiche contraddizioni che non sono del tutto imputabili
alle debolezze dell'individuo. Credo che la frattura fra il livello razionale-logico
e quello operativo si debba a un neoplatonismo arrivato per nostra fortuna alla
sua massima decadenza, ed è sempre di più scartato e sostituito da un metodo
fenomenologico. La copertina di un'opera del citato Natoli "Stare al mondo"
porta l'immagine di due piedi scalzi. È come dire: proviamo a cominciare dai
piedi, dallo stare con i piedi in terra e accorgerci che stiamo fra i nostri
simili e fra le cose. Quando abbiamo cominciato dall'altra parte, dalla testa,
abbiamo prodotto dei luminosi programmi, dei progetti di una coerenza impressionante
e abbiamo messo nella storia delle contraddizioni così stridenti che non potevano
che apparire alla superficie come disuguaglianze, conflitti, esclusioni, guerre.
Così le aspirazioni alla pace, alla giustizia, alla felicità umana, sempre più
diffuse, si presentano avvolte in contraddizioni insolubili. Il cambio di metodo
nei pensatori occidentali che con tutte le varianti,sembra farsi sempre più
generale, ci apre a un certo ottimismo. E noi cristiani facciamo la scoperta
che il nostro Maestro ha cominciato dai piedi, dallo stare nella strada, e mettendoci
in questa prospettiva cominciamo a comprenderlo. Io credo che oggi per accogliere
seriamente quegli appelli che attraverso i secoli il cristianesimo ha rivolto
all'umanità, di cui troviamo un'ampia raccolta in questo libro, sia urgente
una conversione culturale, perché l'esperienza ci fornisce esempi quotidiani
di predicatori della parola dalle cattedre più alte fino al più umile predicatore
in una cappella piantata in una favela miserabile, convinti della necessità
della famosa scelta dei poveri. Ognuno di questi evangelizzatori si è sciacquato
la bocca con frasi dei santi padri che parlano dei poveri e della povertà con
accenti severi, facendo le più toccanti perorazioni e dall'epoca dei Padri la
difesa dei poveri e la proposta di seguire la povertà è giunta fino a noi sempre
più pressante. Ma, nonostante questa abbondante letteratura i poveri qui in
Brasile e altrove nella realtà vivono il dramma di vedersi portar via il pastore
amato, quello che li difendeva, che li comprendeva, che era il loro sostegno.
Gl'Indios del nordeste brasiliano, partito il vescovo loro difensore, vengono
uccisi per impossessarsi delle loro terre. Il nuovo vescovo forse pensa che
l'uccisione di questi poveri sia un affare puramente politico, e lui deve unicamente
pensare ai programmi pastorali. Eppure nei documenti ufficiali della Chiesa
gli indigeni sono detti i più poveri fra i poveri. Forse i poveri di Javhè vivono
in un paese sconosciuto, la Escatolandia e non sono questi qui che camminano
scalzi sulle strade dell'America Latina.
Perché questo mondo cattolico brasiliano formato a una spiritualità disimpegnata,
globalizzata, trasferibile - senza la minima modificazione - dal Canada al Brasile,
estranea alla vita, non mostra nessun entusiasmo, nessun avvicinamento a un
presidente che dichiara che il progetto di comprare aerei da guerra può esere
rimandato, ma il vostro fratello che soffre, che ha fame, non può attendere?
Non era quello che i papi hanno sempre detto, che la persona umana deve essere
al centro della politica? Perché la Chiesa ci ha trasmesso verità e non ci ha
insegnato a riconoscerle nella pratica? Non sarà che vi guida a riconoscere
il Cristo splendente in un ostensorio d'oro e ha cancellato le frecce per guidarvi
là dove egli oggi è crocifisso? Oggi tutti noi appartenenti alla Chiesa cattolica,
dal papa all'ultimo credente dobbiamo lasciarci sfidare da questo "segno del
tempo", il più importante: la rivoluzione del pensiero. Marx diceva di aver
capovolto il sistema hegeliano. Oggi c'è un altro capovolgimento: il filosofo
dei piedi che ho rammentato sopra non ha perso la testa, ha continuato ad usarla,
ma partendo dai piedi, rompendo col dualismo, con l'idealismo. Tutti gli studi
sull'identità del sacerdote, sui vari rinnovamenti spirituali o pastorali sono
inutili e creano una perdita progressiva di credibilità se collocati nel quadro
di una cultura ormai disabitata. Su tutta questa produzione idealistica si può
metere un cartello: lo Spirito è andato ad abitare altrove. È la sua stupenda
rivincita sulla comunità ecclasiale che non ha preso sul serio il suo comando
di fare la scelta dei poveri. Lo svolgimento della storia scopre oggi tutto
il senso, l'attualità che aveva questo desiderio o ordine dello Spirito di Dio.
Se i pastori avessero l'umiltà di accettare che una esperienza vissuta in una
certa parte del territorio della loro diocesi può trasmettere a loro quella
dimensione di cui sono privi, e può aiutarli a quella conversione culturale
che si fa solo con i piedi, con lo stare "con" e "fra", molti conflitti nella
Chiesa si trasformerebbero
in una crescita reale della sua credibilità. Non seguirebbero il metodo abituale
di giudicare da lontano senza capire, ma andrebbero a condividere l'esperienza
per capirla. La grande novità che dovrebbe essere accettata nella Chiesa è che
questa conversione culturale non si può fare senza gli altri. Non posso farla
io solo con Dio: dobbiamo essere in tre, io - Dio - e il povero, e questo terzo
mi mostrerà la sua vera identità quando metterò i miei piedi accanto ai suoi
e il mio passo ritmerà col suo. È molto bello scoprire come la Chiesa sente
e pensa il vero; sente che c'è in giro un cambio di cultura inevitabile e sente
che il governo potificale centralizzato ha bisogno di correzioni fondamentali,
sente e vede molti segni dei tempi, ma in un contesto in cui non è possibile
renderli reali. Per me un segno dei tempi importante è l'indirizzo preso dal
nuovo presidente del Brasile, di impostare il suo programma di governo partendo
dalla "fame", cioè dai bisogni reali degli esclusi. Non è quello che auspicava
il presidente del Banco Mondiale? Non è quello che la Chiesa predica da secoli.
Non è quello che altri paesi dell'America Latina vogliono per uscire dalla situazione
catastrofica in cui si trovano? Un importante giornale dell'Argentina portava
a caratteri cubitali: Quando noi avremo un Lula? La vera novità, la vera rivoluzione
per la logica del Vangelo deve nascere nel Terzo Mondo, e il Brasile potrebbe
prevedere la leadership di questa vera novità. La globalizzazione anche se appare
concreta, materialistica, è un ultimo parto della cultura occidentale. Il piano
di dominare il mondo attraverso il Mercato è molto vicino a quello di Hitler
di voler fare dell'umanità un'unica razza, dell'impero sovietico di sottomettere
il mondo a un piano ideologico unico. La moneta è solo un simbolo, è un'astrazione
quando non è applicato alle necessità reali ed è diretta alla crescita di se
stessa. La grande rivoluzione cristiana è cominciata da un corpo reale, da piedi
che hanno camminato per tre anni in cerca di bisogni reali, inclusi in vite
umane reali. Tutte le grande rivoluzioni sorgono da popoli che "non ne possono
più" poi questa energia vitale che entra nella storia si spegne quando viene
ricuperata in teorie, in dogmi. Si spera che questo non succeda e che non vengano
soffocate le speranze che verdeggiano in Latinoamerica e affido questa speranza
al cambio di cultura. Essendo un modestisimo cultore della filosofia conto forse
troppo sulla sua importanza nella storia? Miglietta scrive: Non basta commuoverci
per i poveri. Bisogna sviluppare anche la capacità di cogliere le cause profonde
della povertà, di riconoscere le radici strutturali dell'ingiustizia (pag. 122)
e segue citando una frase del vescovo profeta Tonino Bello: " A fare problema
più che le nuove povertà sono gli occhi nuovi che ci mancano". Parole profetiche
che oggi sono chiarissime: occhi nuovi per cogliere i fatti reali che avvengono
nella storia e che orientano a scoprire che la scelta degli ultimi può diventare
una scelta politica. "Molte povertà - continua don Tonino - sono provocate da
questa carestia di occhi nuovi che sappiano vedere. Che non spingano cioè la
mano a voltar pagina o a cambiare canale quando lo spettacolo inquietante di
certe situazioni viene a rovinare il sonno o a disturbare la digestione".
Vorrei estrarre da queste parole che sono incluse in una preghiera che Don Tonino
rivolge al Signore Gesù un senso che probabilmente non gli era evidente quando
le scriveva, fatto che accade ai profeti. Io vorrei chiedere al Signore che
all'apparire di fatti concreti che provano che un'altra società è possibile
la reazione di alcuni che hanno trovato sempre delle risposte comode per non
abbandonare il vecchio canale, non ricorrano alla solita ormai vecchia sgualcita,
miserabile difesa. Lula? Un comunista. Non mi pare assolutamente strano, anzi
direi che è una prova di coerenza che un neoliberale come Cardoso definisca
sogno, fantasia, il progetto fame-zero non perdendo tempo a considerare quali
contenuti può avere questo simbolo fame - zero, quale energia può scatenare
mostrando in concreto che un altro mondo è possibile. Ma che quella parte di
Chiesa che ha difeso la scelta dei poveri, che ha predicato con tutto il calore
possibile che bisogna partire dagli ultimi, per non uscire dal comodo canale,
che ha come punto di partenza Aristotele, così per semplificare, metta al progetto
del governo Lula l'etichetta di sovversivo-comunista-materialista dando una
buona coscienza a quel laicato cattolico di pensiero unico per non collaborare,
se avvenisse questo direi senza vacillare che si ripete il caso che i tre evangelisti
definiscono peccato contro lo Spirito Santo (Mt. 12, 31. Mc. 3, 29. Lc. 12,
10). Sarà bene che i lettori ricorrano a questi testi e li preghino come io
cerco di fare del Vangelo.
C'è bisogno che il mondo cattolico riscopra oggi l'appello dello Spirito, quello
stesso che parte dall'aula conciliare rivolto a una Chiesa e a una umanità capaci
di accoglierlo, ma esistenzialmente non libere per metterlo in pratica. Spero
che la nuova cultura che albeggia in molti pensatori moderni renda la Chiesa
e il mondo cristiano sempre meno attenti all'ascolto del canale greco e sempre
più a quello ebraico. Da questo canale giungono inviti o ordini come questi:
prima fare poi capire! Jesus coepit facere et docere, prima fece poi insegnò
o piuttosto insegnò facendo, fu un testimone più che un maestro, scelse i poveri,
non la povertà perché fu ebreo e non greco-occidentale.
Arturo Paoli