Arturo Paoli - Vento di Trevi

Per cercare qualcosa di nuovo nella storia umana

Vento di Trevi deve diventare una rubrica di Ore undici, un appuntamento rivolto ai lettori e ai loro amici con cui discutono le tematiche suscitate dagli articoli che appaiono sotto questa rubrica. Intanto uno scrittore non credente assai stizzito contro la chiesa di Roma propone di staccare il Cristo dalla croce e di curare le sue piaghe, in una parola di rimetterlo sulle strade del suo paese da dove è stato tolto per entrare nell'occidente greco romano. Il che evidentemente non può avvenire se non per noi, con le nostre gambe e i nostri corpi. Questo succede a personaggi che si sono staccati dalla folla e hanno segnato delle mete rimaste come itinerari da seguire. Nell'ambito cristiano si è parlato da sempre di imitazione di Cristo ma più frequentemente di Cristo modello di santità personale e individuale. Nelle parole di Alberto Asor Rosa viene presentato come colui che ci può affidare il metodo di superare il momento tremendo affrontando un impero insuperabile nella forza delle armi. Intanto il primo passo da fare è quello di convincerci della necessità di vincere l'impero americano. Dobbiamo amare l'America popolata dalle nostre famiglie europee, dove non esistono solo quelli che vogliono la guerra infinita, ma anche quelli che vogliono la liberà infinita e che manifestano questo desiderio attraverso i loro scritti, criticando apertamente la loro reggenza politica. Un'America veramente democratica rispettosa di tutte le libertà degli stati nazionali avrebbe la possibilità di togliere le paurose disuguaglianze economiche che sono la causa principali delle guerre e della violenza, epidemia endemica del nostro mondo cosiddetto civile. Sarebbe il caso di citare qui la frase evangelica: non vogliamo che l'America muoia ma che si converta e viva. Il che non potrà avvenire senza dolorosi cambiamenti in cui tutta l'umanità sarà coinvolta. E questa riflessione getta un fascio di luce anche se rapido sul mistero del dolore umano. Per riprendere il filo, Gesù di Nazareth ci mostra il metodo di sconfiggere con l'umiltà il potere delle armi, di disarmare il potere. Non è possibile pensare al potere senza le armi, e alle armi senza il potere. L'umiltà scombina in maniera assoluta, non è del mondo. L'umiltà e la povertà sono un modo di essere, un modo ontologico e non una condizione sociale ha scritto Levinas. Oggi noi dobbiamo ripensare laidamente il metodo di Gesù come la forza unica da contrapporre al potere che mantiene in schiavitù l'umanità. Il credente può unirsi al non credente per un motivo più stringente: non imitare Gesù come un personaggio storico, ma essere rivestito di lui secondo il linguaggio paolino, per una grazia che lo riveste. A condizione di non pensare questa grazia come un rivestimento regale, principesco ma nella trasfigurazione di Isaia dell'uomo disprezzato trasfigurato non in una immagine di splendore ma di ignominia. E' questo che viene proposto a noi cristiani e soprattutto a noi cattolici. Da Costantino in poi quante regge abbiamo costruito al re della gloria e abbiamo persino ricoperto di pietre preziose la croce, per cancellare l'ignominia! E per questo abbiamo perduto la parola: lavorare sulla parola e per la parola è il compito che ci sta dinanzi ci ammonisce lo scrittore laico.

Bisogna staccarci dal Gesù asceso che l'umanità troverà solo alla fine dei tempi, al termine del suo lungo cammino, bisogna seguire le orme lasciate sulle strade della sua terra e ascoltare il suono delle sue parole: beati i miti perché possederanno la terra. Non solo non violenti, ma miti cioè quelli che non alzano la voce, che non sono prepotenti che hanno il segreto di quelle parole che penetrano attraverso le barriere del ferro e del fuoco e avranno la forza di cacciare il padrone della terra e di prenderne possesso senza occuparla, senza possederla. Non vi pare commovente che autori laici scoprano l'attualità di questi paradossi evangelici? Perché non li troviamo noi che ci crediamo familiari con la lettura del vangelo? Perché questa parola è rimasta viva nel tempo e si fa udire quando l'umanità ne sente il bisogno per il posto in cui è caduta e cerca la sua salvezza. Ora questa parola si trova solo sulla bocca dei poveri. E' molto vicino il tempo in cui si svelerà il senso dell'invito che lo Spirito santo rivolgeva alla chiesa e al mondo di scegliere i poveri. La chiesa pensava di essere a posto e di rispondere dando più vigore alle sue attività assistenziali come ha sempre fatto, e il mondo credeva che questo invito non fosse rivolto a lui. Accoglierlo voleva dire turbare il prodigioso avanzare della tecnologia e incrinare le coscienze di quelli che preparavano il progetto di unificare il mondo mettendo la gestione della fazenda terra in poche mani che ne avrebbero portato il rendimento al più alto livello possibile. Così l'accenno profetico alla chiesa dei poveri è rimasto incagliato nella storia, e la storia si è fermata. La chiesa ha continuato a incassare 'per le opere buone' parallelamente a quella parte dell'umanità che incassa per assicurare la buona salute di quelli che hanno la responsabilità di reggere e di governare. Finalmente qualcuno si accorge che è arrivato il momento di disincagliare la storia e di togliere i chiodi di Cristo perché ci aiuti ad ascoltare quella parola. Perché solo così l'umanità confusa per la mancanza dei parametri che permettono delle scelte coscienti e libere. Le parole di quelli che vogliono un mondo altro possibile si rassomigliano tanto a quelli che proclamano che questo mondo è già avvenuto, e quelli che sono ricercati come esperti dei cammini di spiritualità sono alleati di coloro che pensano a stare bene qui e a mantenere una buona relazione con chi ha dei poteri sul mondo invisibile per essere accolto in quelle dimore… se esistono. Mentre Gesù ha dato questo potere ai poveri perché non sapranno mai che è un potere e che cosa vuole dire avere un potere. I laici colgono questa voce che non è urlata né predicata, basta pronunziarla. Il credente ha ricevuto dai rabbini l'esperienza che Dio scende, si fa vicino e rompe la continuità dell'universo quando è chiamato da questa voce che non può essere udita se non da quelli che hanno il dono della profezia e conoscono il luogo esatto dove Dio scende che non è mai quello delle 'apparizioni' che attraggono folle e dove si montano i banchetti di vendita che il profeta Gesù ha rovesciato. Il laico coglie questa voce portata dalla storia che riparte dopo la lunga immobilità. Il profeta vede la stessa cosa e sa perché questa semplice parola ha la vitalità per attraversare le barriere del fuoco e dell'acciaio. Lavorare sulla parola come indica Asor Rosa è una traduzione laica totalmente umana, terrena, temporale dell'indicazione conciliare scelta dei poveri. La storia non è stata mai legata alla crescita della produzione, al progresso della tecnica che marca lo sviluppo della comodità e conseguentemente spegne gradualmente lo Spirito. La storia non è nemmeno lotta di classe che sarebbe poi guerra infinita. La storia è un avanzare lento, invisibile agli occhi umani della giustizia e della pace e i depositari spesso incoscienti di questa energia vitale della storia sono i poveri. Quello ci ha detto Gesù con la sua vita e con le sue poche parole che sono state affidate a quel vento che tu non sai da dove viene e dove va. (Gv 3,8). Il laico pensante rinunzia a montare il castello o la torre di babele mettendo pezzo su pezzo cosciente che tutto è affidato alle sue mani e alla sua abilità, solo alle sue mani e alla sua abilità; e da costruttore diventa osservatore (o piuttosto contemplativo) e coglie ciò di cui abbiamo bisogno sopra il clamore assordante del conflitto il quale tutto cancella e rende sordi anche i meglio disposti. Al pari del profeta che sa perché le grida del povero soffocate dal clamore del conflitto è il solo avversario valido dell'impero che ha in suo potere un'arma mai vista capace di distruggere la terra.

In tutti i tempi l'uomo ha cercato una comunicazione con l'Essere e la scopre come pienezza del vuoto provocato da un desiderio insoddisfatto. Sant'Agostino ha espresso in parole diventate celebri la scoperta di questo itinerario: Ci hai fatti per te e nostro cuore non riposa finché non ha trovato te. Oppure l'uomo pensa questo Essere come causa di tutte le cause come l'Essere che supera la finitezza e ci tormenta come una privazione che cerchiamo di superare per vie giuste e ingiuste negando la finitezza, o la cerchiamo pacificamente come stimolo alla ricerca di verità. Ma il Dio biblico è colui che risponde ad un bisogno, si china sullo straniero. - Allora Dio ascoltò il loro lamento (Es. 2,24), allora, cioè all'improvviso in modo imprevisto e imprevedibile… introducendo un movimento che non è ascesa verso il più che attrae, bensì discesa verso il meno che respinge . Dio desiderabile si fa l'indesiderato. L'affermazione biblica dell'uomo come essere di bisogno povero o straniero è negazione della categoria del desiderio di infinito dentro cui l'antropologia classica e l'antropologia cristiana leggono l'umano sia della categoria del vuoto, dell'angoscia al centro dell'antropologia moderna. Dio per la Bibbia ha creato il duale come relazione asimmetrica e incondizionata dove ognuno vive in quanto affidato alla responsabilità dell'altro. Mettendo a confronto la scelta di Dio che Gesù ha vissuto nella sua storia descritta da Paolo nella lettera ai filippesi con il bisogno dell'umanità e colto nelle parole di Asor Rosa possiamo capire meglio qual è oggi la spiritualità cristiana attuale. Ci possono piacere forme di spiritualità più asettiche, più aristocratiche, più desiderabili, ma dobbiamo concludere che sono spiritualità morte, nonostante che le rivestiamo delle massime solennità. Esistono contraddizioni della nostra pastorale o prassi cattolica che oggi può e deve essere superata. Ci riteniamo adoratori del Dio vivente e non di un idolo, proclamiamo Gesù Signore della storia, ma lo cerchiamo fuori del luogo che Egli sceglie. Rifiutiamo la novità dello Spirito che dalla bocca di Gesù ci dice parole che sono di tutti i tempi. Non qua né in Gerusalemme, non nel luogo che scegliamo noi. E in maniera irrefiutabile l'ha detto alla sua chiesa. Andate a cercare fra i poveri, una parola che deve essere ripensata da ogni generazione come parola nuova. Questo luogo che l'egoismo e il colonialismo prepotente dell'occidente aveva spinto all'ultimo posto classificandolo terzo mondo è stato scelto per la misteriosa discesa del Dio misericordioso, e lì si riunirono i pastori e vi andò il pastore Paolo VI, Giovanni Paolo II, e il loro nome geografico è Medellin e Puebla, e si lasciarono interpellare dai bisogni dei poveri mettendosi nel canale scelto dal Dio di Gesù. Ma la scoperta di questo bisogno non piacque ai poteri del mondo, e come successo nella storia di altri tempi si abbandonò questo luogo e si scelse come sempre il dio di Platone, di Aristotele, il purissimo, in santissimo che abita nei cieli. E abbandonando il luogo scelto, i luoghi scelti da noi si moltiplicano come nell'Atene del tempo di Paolo, ma lì non è Dio, sono solo i culti scelti dall'uomo. E Gesù piange di nuovo perché ha cercato invano di unire i popoli come la chioccia che copre con le sue ali i suoi pulcini. E l'alternativa all'unità non poteva che essere la pluralità atomizzata e confusa. Ormai l'America Latina non è più il continente cattolico. I culti nati da un invio che ha cancellato per sempre quello raccontato nel X capitolo di Luca, hanno riempito il continente. L'invio di quelli che partirono poveri e scalzi sotto lo sguardo del maestro, si è cambiato nell'invio pagato e guidato dal tiranno americano, e l'annunzio non è quello evangelico: Entrando in una casa dite pace a questa casa. Il nuovo messaggio è guerra infinita. E Gesù pianse su Gerusalemme: Se tu avessi conosciuto… Che doveva conoscere? Che Dio scende che si avvicina all'uomo solo a soccorrere i bisogni, i vuoti di vita, a difendere Abele dal feroce assalto dal fratello ma noi cerchiamo sempre altrove dove Egli non scende e quindi non scombina i piani del potere, non rompe la continuità dell'universo. Perché rompere questa continuità qui abbiamo dato il nome di globalizzazione vorrebbe dire deporre i potenti dal trono ed esaltare gli umili , quello che non ha fatto e non farà mai Platone e quello che ha fatto e farà il Figlio dell'uomo che possiamo crocifiggere fuori dalla porta ma non potremo mai esiliare fuori dalla terra.

Ma c'è qualcosa di nuovo che avviene in questo momento tremendo della storia umana ed è che i pensatori che talvolta assumono il ruolo di profeti, stanno abbandonando i loro bunker nella città iperuranica di Platone e si battono nel pellegrino scalzo che, liberato dai chiodi, è tornato a circolare sulla terra. Hanno rifiutato il dio inutile troppo lontano partito per un lungo viaggio, che ha lasciato incaricati tra sognati o furbi o violenti che caricano sulle spalle pesi insopportabili senza muovere un dito. E sono attirati da una proposta che è la sola radicale in opposizione all'onnipotenza del denaro: farsi alleato del vinto, del povero, del perseguitato, per trovare quella parola nuova misteriosa. La chiesa cattolica può stare tranquilla, non sarà più attaccata dalla parte delle mura entro le quali per secoli si è sentita sicura, solida sulla base della verità. Ma è attaccata da quella parte indifesa, da quella fenditura trascurata, come è successo sempre nella storia ai cercatori di sicurezza c'è una parte che si pensa ignorata, nessuno penserà ad entrare da lì. E sempre entrano da lì quelli che non si pensava potessero scoprirla, quelli che per secoli l'hanno provocata ai duelli e l'hanno sfidata sul punto che si sentiva forte, la verità. Ma questi duellanti ad un certo punto hanno trovato che non era più divertente questa sfida che era diventata pura perdita di tempo battaglia contro i mulini al vento. E ora questi lottatori entrano da lì, dalla fenditura lasciata indifesa. Povera chiesa mia quanta fatica hai fatto in questa post-modernità per non perdere il posto che hai conquistato, quanti alleati hai cercato senza badare a spese rinunziando a quella tua esigenza di conoscere il peso specifico delle anime, purché difendessero come te la rocca in cui ti senti sicura. Quanta fatica per rispondere alle sfide della scienza, quanto spreco di denaro per mantenere il Signore in competizione con i poteri, con gli splendori effimeri dei potenti della terra, mentre Egli come sempre entra povero e scalzo attraverso la fenditura che tu hai trascurato. E in più - e questa è la novità - attira l'attenzione di quelli che hai invitato alle feste della tua reggia anche se loro hanno sempre rifiutato l'invito. Gesù viene accolto di nuovo a quei banchetti che irritavano i dottori della legge, e visitato di notte non più da Nicodemo e i dottori della legge ma da quelli che sono assaliti dal dubbio di essere stati dalla parte dei saccheggiatori, quelli che hanno scoperto la forza della ragione messa a disposizione di quelli che usano la forza delle armi. In questo momento sospettano che il figlio dell'uomo che non ha dove posare il capo porti con sé il segreto di abbattere quell'impero che mantiene l'universo, quello dell'uomo e quello della natura sospeso al dubbio del suo futuro. Se gli operai del pensiero raggiunti dal gemito dei poveri e degli oppressi si sentiranno costretti ad invertire il loro metodo, come già appare, veramente scombineranno quel disordine che è reputato l'ordine strutturale di tutto l'occidente avranno trovato il sasso da lanciare contro il piede di terracotta della gigantesca statua, entreranno in possesso di quella segreta riserva mantenuta nascosta durante il tempo glorioso degli imperi e messa fuori al loro tramonto. Quella che non entrerà mai nei calcoli dei titolari del commando quando passano in rassegna i loro nemici e si sentono ampiamente sicuri di avere gli eserciti più numerosi e le armi più potenti per sconfiggerli. E inevitabilmente troveranno il figlio dell'uomo che conosce il luogo dove è nascosta questa riserva e tutti noi potremo con tranquilla coscienza annunziare che un altro mondo è possibile.

Arturo Paoli

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