| Arturo Paoli - L'accoglienza e il rifiuto della notte di Betlemme |
Diventa la scelta di una esistenza fra i poveri
So di una ragazza
italiana volontaria - cattolica che vive a Mosca in comunità con coetanee ortodosse,
e non sa come celebrare il Natale con loro per una non coincidenza di date.
Il suo Natale è datato il 25 dicembre, il loro il 6 gennaio. La data del 25
dicembre è stata scelta dal metodo della chiesa romana di cristianizzare le
feste di altra origine. Ultimo segno di questo metodo è l'istituzione della
festa di san Giuseppe operaio il 1° di maggio scelto a festeggiare la classe
operaia per la sua gloriosa difesa dei diritti umani.
Se potessi dare un consiglio alla ragazza, forse non del tutto liberata dal
proselitismo cattolico, le direi di vivere il 25 dicembre come un giorno della
settimana e di unirsi alla celebrazione ortodossa del 6 gennaio. Nel racconto
della nascita del Figlio dell'uomo, nel vangelo di Matteo appare un rifiuto
e una accoglienza. I fratelli uomini non aprono la porta di casa e non offrono
un letto alla giovane donna che sente avvicinarsi l'ora del parto. E i pastori
che riposano all'addiaccio accolgono l'invito a festeggiare l'avvenimento sempre
lieto di un uomo che viene al mondo. La coppia non accolta, rifugiata nella
grotta diventata casa per il calore umano, accoglie i pastori destati dal sonno.
Nel deserto del mio noviziato mi resi conto che il racconto di Matteo non era
tanto mitico: le donne dei pastori nomadi andavano a partorire nelle grotte
che apparivano aperte all'accoglienza, a pochi chilometri dalla nostra comunità.
Le stesse grotte ci accoglievano per i nostri spazi di solitudine che scandivano
l'anno del noviziato. Sia mitica o storicamente vera la storia della nascita
del Figlio dell'uomo, la sua verità è la scelta di una esistenza fra i poveri
coerentemente svoltasi fino alla nudità della croce.
Una scelta destinata a mettere nell'umanità una forza di vita che liberi l'esistenza
dell'uomo dall'attacco tenace della morte.
L'episodio dell'accoglienza e rifiuto della notte di Betlemme, dello straniero
non accolto che non torna indietro ma resta per accogliere, diventa il paradigma
della storia del messia sempre contemporanea, e torna alla memoria del filosofo
Cacciari quando ha scritto l'illuminante capitolo 'L'amico' dell'opera "L'Arcipelago".
Nei nostri Natali il rifiuto si nasconde sotto il travestimento di una clamorosa
accoglienza. Il festival natalizio lacera la veste che la chiesa ha messo sul
dio pagano organizzando la rumorosa allegria che pretende rimpiazzare la gioia
che appare spontanea nel cuore che rinasce al semplicemente vivere. La gioia
riempirà il tuo cuore, giovane donna nella tua solitudine russa, se silenziosamente
accogli il nascere della luce il giorno del solstizio del sole il 25 dicembre.
Tutti noi credenti ogni mattina possiamo aprire il giorno nel simbolo del vuoto
scavato nella roccia, al fratello che viene, al nostro cuore fatto luogo dell'accoglienza.
Il nostro mondo cattolico oggi è invitato a chiedersi se veramente accoglie
l'inviato del cielo a salvare questo mondo dalla sua lontananza dal Padre oppure
se lo rifiuta rimandandolo tra le volute d'incenso a sedersi alla destra del
Padre. L'impianto filosofico della filosofia dell'essere, difesa dal ricordi
di gloriosi pensatori come Platone e Aristotele, ha tracciato il percorso ai
grandi santi dell'epoca cristiana, che hanno trasmesso per sempre il linguaggio
per parlare su Dio e su Gesù. E parallelamente ha costituito la base dei grandi
sistemi di cui si è sempre gloriata l'Europa come segni del pensiero umano capace
di sciogliersi da ogni vincolo di dipendenza. Gli avvenimenti che hanno svelato
agenti responsabili di imponenti forze di morte, hanno obbligato gli uomini
di pensiero a dirigere l'umanità alla ricerca dell'etica, di un comportamento
amoroso e responsabile della persona e del creato.
Questa scelta proietta un fascio di luce sul Figlio dell'uomo che ha amato il
mondo dal primo vagito fino al 'consumatum est' e continua a fare della verità
amore e dell'amore la sola verità.
Arturo Paoli