| FATTI DI VITA - Leonardo Boff - Essere india con gli indios |
Piccole Sorelle, il potere del Vangelo
E' stata prassi comune diffondere il cristianesimo attraverso
la parola del Vangelo incarnata in un progetto di civilizzazione e attraverso
una chiesa edificata su istituti religiosi e scuole. E' il vangelo del potere.
Ma non è mai mancata nella storia un'altra tendenza, vissuta in passato da santi
come Francesco d'Assisi e Bartolomé de las Casas, ad avvicinarsi all'altro per
instaurare una convivenza: pacifica, senza parole, fraterna e amorosa. Nei giorni
nostri questo modo di vivere l'annuncio è incarnato in Brasile dalle Piccole
sorelle di Gesù che vivono tra gli indios Tapirapés nel Mato Grosso, vicino
al fiume Araguaia. E' il potere del vangelo.
Io ho incontrato la pioniera delle piccole sorelle di Foucauld, la piccola sorella
Genoveva, che ha iniziato la sua convivenza con questa tribù nel mese di ottobre
del 1952. Genoveva è minuta, umile, capace di trasmettere la vitalità e la forza
di chi ha scoperto che vivere il vangelo vuol dire "essere india con gli indios".
Con i suoi settantadue anni nessun altro conosce meglio di lei le difficoltà
che ha dovuto superare il popolo Tapirapé per sopravvivere e preservare la sua
cultura. Come tutte le donne Genoveva lavora quotidianamente nella coltivazione
del riso, della manioca, della banana e svolge lavori artigianali. Nel pomeriggio,
dedica una parte del suo tempo a visitare le case del villaggio e rendersi conto
di quello che accade. Il dialogo e il contatto umano sono parte fondamentali
della cultura Tapirapé e della presen- za delle piccole sorelle in mezzo a questo
popolo.
Questa convivenza è iniziata quando le piccole sorelle sono venute
a sapere, dai padri domenicani francesi, missionari in terre dell'Araguaia,
che i Tapirapés si stavano estinguendo. Da 1.500 erano rimasti 47 a causa delle
incursioni dei caiapòs (una tribù nemica); delle malattie portate dai bianchi
e della mancanza di donne tra loro. Le sorelle hanno deciso di unirsi all'agonia
di questo popolo. Appena arrivata la piccola sorella Genoveva ha ascoltato le
parole del "cacique" (capo tribù) Marcos: "I Tapirapés scompariranno. I bianchi
ci distruggeranno. La terra ha un valore, la caccia ha un valore, il pesce ha
un valore. Soltanto l'indio non vale niente." Avevano interiorizzato l'idea
di non avere alcun valore e di essere inesorabilmente condannati a scomparire.
Le piccole sorelle sono andate da loro chiedendo ospitalità. Hanno iniziato
a vivere insieme il vangelo della fraternità nel campo, nella lotta per il cibo
di ogni giorno, nell'apprendimento della lingua e nell'incentivo a valorizzare
tutto quello che apparteneva alla loro cultura, compresa la religione. Con il
tempo sono state considerate come membri della tribù. L'autostima degli indios,
poco a poco, è rinata. Grazie alla mediazione delle piccole sorelle sono riuscite
a far sposare le donne della tribù dei carijòs con gli uomini della tribù dei
Tapirapés e così garantire la moltiplicazione del loro popolo. Da 47 sono passati
ad essere 520. In 50 anni le piccole sorelle non hanno convertito nessun membro
della tribù. Sono riuscite però molto di più: sono diventate le allevatrici
di un popolo, sotto la luce di Colui che aveva come sua missione "portare la
vita e la vita in abbondanza".
Genoveva riconosce di aver imparato molte cose da questo popolo, soprattutto
il rispetto dell'altro e il senso comunitario della vita in cui ognuno ha diritto
di parlare, le opportunità sono uguali per tutti e non ci sono classi sociali.
Sono gli spiriti o gli esseri sopranaturali in cui credono, coloro che creano
la vita comunitaria. Religione e vita sono sempre unite nella cultura tapirapé.
Leonardo Boff