CREATIVITA' SOLIDALE - "Terra futura"

abitare, produrre, coltivare, agire, governare

Il nostro compito è guardare il mondo e vederlo intero. Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere". Queste parole dell'economista E. F. Schumacher sono l'incipit della manifestazione Terra Futura che si è svolta a Firenze dall'8 al 10 aprile nella cittadella della Fortezza da Basso.
Terra Futura è una mostra - convegno per presentare e promuovere tutte le iniziative che sperimentano e utilizzano modelli sostenibili di relazioni e reti sociali, di consumo, di produzione, di finanzia, di commercio: idee che, se adottate e diffuse, possono contribuire a garantire la salvaguardia dell'ambiente e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli. Vi hanno partecipato oltre 40.000 visitatori, più di 250 espositori, oltre 50 appuntamenti culturali e moltissimi laboratori, animazioni, workshop presso gli stand. Perché Terra Futura? "Perché oggigiorno è in corso una rimozione delle grandi questioni del futuro: il futuro della biosfera? Il destino dei paesi emarginati? Un'economia che fa fiorire il benessere di tutti? Raramente si trova traccia di queste fondamentali domande nei talk show televisivi, nelle aule parlamentari, nei convegni istituzionali. Prevale l'indifferenza, sono in pochi - perlopiù correnti laterali e sotterranee della società, a remare contro. Terra Futura li vuole accogliere" così scrive Wolfgang Sachs, presidente del Comitato di garanzia Terra Futura, nella presentazione della manifestazione.

Sono cinque le aree tematiche rappresentate a Terra Futura, che si riferiscono agli ambiti in cui si sta operando per andare verso una società più equa e sostenibile: abitare: è inteso nel senso ampio di vita quotidiana fatta di abitazioni, acquisti, mobilità, medicina non convenzionale, vita comunitaria, interculturalità, turismo responsabile;
produrre: si riferisce alla convenienza per le imprese ad indirizzarsi ad un uso più efficiente delle risorse e a valorizzare le responsabilità nelle filiere produttive (cioè nei passaggi dalla produzione al consumo). Vi rientrano la finanza etica, il commercio equo, le energie rinnovabili, la bioedilizia, la cooperazione, l'economia di comunione, le botteghe del mondo e della solidarietà;
coltivare: il contatto diretto con la natura ci costringe ad avere a che fare allo stesso tempo con la generosità e la fragilità dell'ecosistema che consente la vita sulla Terra. Oggi la salvaguardia della fertilità, della biodiversità, della stabilità climatica ha bisogno di nuove regole globali;
agire: mentre la società dei consumi è essenzialmente individualistica e socialmente disgregatrice, erra Futura intende l'agire come l'insieme di tutte le esperienze dal basso che vanno nella direzione di ricostruire legami di mutua relazione con la terra e fra le persone, dalla vita familiare al commercio internazionale, dall'ecologia al rapporto fra le culture, dall'educazione alla partecipazione politica;
governare: Terra Futura pone l'accento sul governo locale come gestione partecipata del territorio e delle relazioni sociali, inserita però in una visione della sostenibilità ambientale ed equità sociale a livello globale. Ne sono esempio gli enti locali per la pace, le politiche sociali, l'educazione ambientale, la democrazia partecipata, la tutela del territorio ecc.

La manifestazione del 2005, seconda edizione dell'evento, è stata dedicata ai beni comuni. "Il motivo di questa scelta è sotto gli occhi di tutti: l'uomo non vive solo del denaro, la società non solo del mercato. Anche se i riflettori della pubblicità e della politica puntano sulla ric- chezza privata, sappiamo che il nostro benessere deriva da tante fonti che poco hanno a che vedere con i beni privati: la bellezza della città ci dà una soddisfazione impercettibile, il funzionamento del ciclo dell'acqua alimenta la nostra vita, la coesione sociale offre prospettive e sicurezza, il lavoro dà un valore e un senso di appartenenza" scrive ancora Sachs. Tutti questi sono beni comuni, i quali, al contrario di quelli privati, possono solo essere condivisi ma non appropriati individualmente. In passato il concetto di beni comuni era molto diffuso e gli veniva riconosciuta importanza; nell'ultimo secolo, il mercato e in consumismo hanno messo nell'ombra questi beni. Oggi la realtà impone nuovamente degli interrogativi sui limiti delle azioni economiche: basti pensare alla problematiche dei cambiamenti climatici in cui è evidente il legame tra azioni economiche e deterioramento di un bene comune particolare come la stabilità climatica. Per questo si comincia a parlare delle nuove economie, cioè di quelle regole che portano la relazione, l'ambiente, il sociale nella responsabilità economica. Queste economie agiscono all'interno del sistema di mercato, con orizzonti di valore aggiunto che affiancano e talvolta superano la ricerca del profitto economico. La domanda che le nuove economie si pongono non è il 'quanto' ma il 'come': non quanto è possibile massimizzare il profitto economico, ma come avere un'economia efficiente garantendo un futuro alla Terra.

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