Carlo Maria Martini - Carlo Carretto, la scelta contemplativa

A Spello, in corrispondenza con i luoghi di Francesco

Il 22 marzo 1990. il card. Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, accompagnato da 150 giovani preti, concluse alcuni giorni di ritiro trascorsi ad Assisi portandosi a Spello presso la tomba di fratel Carlo Carretto.

E' per me motivo di grande commozione ritrovarmi a Spello. Qui 25 anni fa veniva fondato questo eremo, in una corrispondenza simmetrica e geografica con i luoghi di san Francesco, perché è collocato dall'altro lato del monte Subasio. Vi ero venuto a pregare con fratel Carlo Carretto, morto il 4 ottobre 1988 in questa terra ancora piena della sua presenza, del suo insegnamento semplicissimo sul silenzio e sul primato della contemplazione. Fratel Carlo è stato una delle persone che hanno convissuto con la realtà ecclesiastica italiana dal 1945 fino al giorno della sua morte. Egli è collegato con il cammino, le ricerche, le sofferenze della nostra Chiesa negli ultimi decenni. Per quanto riguarda la vita di Carretto mi servo di una lunga lettera da lui scritta alla sorella, nella quale cerca di giustificare la posizione che aveva preso nella Chiesa italiana e che era stata fortemente contestata. In questa lettera datata giugno 1974 ricorda qualcosa della sua infanzia, alle due sorelle salesiane, al fratello Piero, vescovo in missione. Una famiglia quindi profondamente cristiana. Passa poi a riflettere sulla prima parte della sua vita, paragonando la tattica usata da Dio con lui a quella usata con la sorella salesiana, che fin dalla sua giovinezza era stata chiamata da Dio e aveva lavorato sempre nella Congregazione con molti incarichi di segretaria. E aggiunge: "Con me Dio usò una tattica diversa. Prima chiese la mia azione, poi chiese me. Vissi due periodi distinti e tutti e due molto belli. Nel primo (quello che va fino al 1953-54) mi trovai a lavorare nella Chiesa come un crociato, sentivo di contare qualcosa e mi buttavo nell'azione con la passione di un innamorato. Il mio impegno era alla Chiesa; furono anni di autentico impegno. La mia vita navigava su un fiume di amore e di vita comunitaria: incontri, adunanze, discorsi. Avevo persino l'impressione di fargliela; nella mia ingenuità mi sono trovato a pregare quasi così: Signore, lasciaci fare. Vedrai che porteremo tutti ai tuoi piedi di Re dell'universo". Descrive così il suo impegno in Azione Cattolica con responsabilità a livello nazionale, con la famosa adunata dei baschi verdi del 1948, che costituirono dei segnali di riscossa. Nel 1946 era stato eletto presidente della Gioventù italiana di AC, aveva fondato il Bureau International de la Jeunesse Catholique. L'adunata del 1948, a Roma, fu la prima convocazione nazionale ed ebbe dunque un significato sociale, culturale, religioso e anche politico; fu indubbiamente un evento straordinario.
Ma poi esplosero i contrasti sui problemi politici e, nel 1953-54, Carlo Carretto si dimise da tutti gli incarichi. Nella lettera alla sorella scrive, riferendosi agli anni dell'impegno: "Ci siamo, quasi, Signore, abbiamo quasi convertito l'Italia.." e, incominciando a parlare della seconda parte della sua vita: "Ma lui, il Signore, che sopporta sempre la nostra immaturità, mi attendeva al varco. Mi sentii dire da lui: Carlo, non voglio più la tua azione; voglio te. E mi trovai nel deserto, come in un secondo periodo della mia vita, a svuotarmi delle mie sicurezze e a liberarmi dagli idoli. E' stata la più splendida avventura della mia vita, anche se la più rude e dolorosa. Dal deserto le cose si vedono meglio, con proporzioni più eterne. Il cosmo prende il posto del tuo paese natìo e Dio diventa davvero un Assoluto. Anche la Chiesa si dilata alle dimensioni dell'universo e i lontani, cioè coloro che non sono ancora visibilmente cristiani, diventano vicini. Le dimensioni della Chiesa si allargano all'infinito e vivi il conforto di pensar che Gesù è morto per tutti e ha raggiunto tutti con il suo sacrificio supremo". Queste e altre riflessioni maturavano in lui attraverso l'esperienza contemplativa. 25 anni fa venne in questi luoghi e cominciò il suo apostolato silenzioso. L'esempio di fratel Carlo trascinava non a grandi teorie sulla preghiera o sulla contemplazione, ma a buttarsi dentro, a viverla, ore e ore, notti intere. Venivano qui migliaia di giovani, da tutte le parti d'Italia, nel desiderio di fare un noviziato di preghiera, accettando questi silenzi interminabili. Ecco perché mi sembra che Spello risponda a una necessità del nostro tempo, a una ricerca; è una scuola di preghiera che rimane un punto di riferimento per la storia della comunità ecclesiale italiana. Tante persone sono venute qui e hanno tratto ispirazione per il primato della contemplazione nella vita.

Che cosa significa considerare una figura come quella di fratel Carlo Carretto? Pur se tra loro diversissimi, Francesco d'Assisi e fratel Carlo Carretto sono figure che vediamo accomunate nel tentativo di realizzare il Discorso della Montagna nel loro tempo, di vivere il Vangelo nel loro tempo. Francesco rimane in una luce altissima, forse un esemplare perfetto, quasi inimitabile, di vita coerente con lo spirito evangelico. Ma il messaggio di fratel Carlo è praticamente uguale a quello del santo: anche oggi si può vivere il Vangelo con coerenza e onestà. Il Vangelo non è puramente un nome, una serie di nomi, una serie di precetti che noi ripetiamo; è una persona concreta e può diventare vita. Gesù può rivivere, la grazia è vincente, la grazia vince sempre e non c'è complessità sociale, culturale, politica in cui la grazia evangelica non possa insinuarsi e trovare canali di comunicazione. Questa è la certezza che molti hanno ricevuto in luoghi come questi. Parlo di luoghi perché l'intera montagna si è trasformata in tanti piccoli eremitaggi dove moltissimi giovani hanno fatto e fanno esperienza di deserto. Questo è il messaggio che possiamo raccogliere dalla figura di fratel Carlo, che ha irradiato intorno a sé questa fiducia nella vivibilità del Vangelo e nella gioia di viverlo.

Carlo Maria Martini

Tratto da "Innamorato di Dio" , Carlo Carretto, Cittadella 1991

Torna al sommario

Torna all'archivio della rivista

Stampa questo articolo