| Sommario - Luglio 2005 | |
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Gli avvenimenti della storia quotidiana, le dinamiche in cui si muovono le
istituzioni pubbliche e religiose, possono generare in noi smarrimento. Nasce
la domanda: dove trovare un riferimento sicuro e ricco di potenzialità che ci
guidi nel disagio e nell'incertezza e ci aiuti ad andare serenamente oltre?
Un itinerario per una possibile risposta può essere quello di rivalutare
e approfondire la propria esperienza personale di Dio. Nella Bibbia si dice
"Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe" indicando sempre lo
stesso Dio, ma di cui ciascun patriarca ha fatto un'esperienza diversa. Non
a caso uso il termine perché riguarda l'ambito di una relazione personale autentica,
come luogo della consapevolezza in cui trovano spazio e integrazione anche le
intuizioni, le emozioni e i sentimenti e non solo la comprensione intellettuale.
Dobbiamo riprenderci in mano il "nostro Dio". Partire dalle prime immagini che
sono emerse nella nostra infanzia, liberarle da eventuali sovrastrutture che
abbiamo acquisito nell'educazione alla fede, per approfondire una relazione
con Dio più viva, personale, positiva e liberante.
A volte un'immagine che ci ha accompagnato per un tempo della nostra vita sembra
sfumare, scolorire, lasciare un vuoto. Allora occorre attendere con pazienza,
con umiltà che il Dio presente nei nostri cuori, come ci ha promesso Gesù, ci
apra all'Inedito attraverso l'azione creatrice del Suo Spirito.
Per ritornare alla domanda iniziale, nella complessità del vivere è lo Spirito
che deve suggerirci il senso, il significato da dare ai nostri gesti, aiutandoci
a sperimentare nuovi stili di vita e di fraternità. Se fosse necessario
anche "senza permesso", per abbandonarci con responsabilità al Bene in noi e
accanto a noi.
Don Mario
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