Sommario - Novembre 2005

  • Cari Amici - Mario De Maio
  • Le vostre lettere
  • Il cantiere di Dio nella storia - di Arturo Paoli
  • L'inattesa avventura del Concilio - di Giuseppe Alberigo
  • Vescovi e povertà evangelica
  • Dizionario - Laico
  • Il concilio è in cammino - di Filippo Gentiloni
  • Lo spirito libero del Concilio - di Angelo Bertani
  • I "diversamente credenti" - di Gian Enrico Rusconi
  • L'intervista / Adriana Valerio: le donne "sono" ponte
  • Letture / "Breve storia del Concilio Vaticano II" di Giuseppe Alberigo e "La primavera della Chiesa", AA. VV.
  • Ore undici solidarietà / Il gioco-lotta della capoeira
  • Visioni / "La tigre e la neve" di Roberto Benigni

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Cari amici,

questo numero di Ore undici è dedicato al Concilio. Lo abbiamo fatto non per doverosa commemorazione nel 40° anniversario, ma perché lo consideriamo un momento importante, direi eccezionale, della vita della Chiesa, che ha dato uno scossone significativo alla barca di Pietro. Non vogliamo tanto parlare dei documenti che hanno certamente importanza, quanto del significato dell'evento. Qualcuno ha usato la metafora della primavera che ci pare appropriata. L'inventore e regista di tutto fu la straordinaria figura di papa Giovanni che ascoltando i 'segni dei tempi', fece un gesto di coraggio e di fiducia nel dar voce ai rappresentanti di tutta la Chiesa. Si creò lentamente l'aria frizzante della primavera dove è tutto un germogliare di vitalità. L'ascolto e il confronto fra le diversità era regola comune. Lo sforzo che la dottrina si incarnasse in fede vitale, l'attenzione alle scienze umane, il dialogo fraterno con le altre esperienze religiose, la consapevolezza di essere un popolo in cammino, il popolo di Dio, la preoccupazione che i segni liturgici fossero capiti e fruiti da tutti, erano i grandi temi messi in moto da quell'incontro di tante voci di vescovi di tutto il mondo.

Purtroppo forse le strutture organizzative e burocratiche della Chiesa erano degli otri troppo vecchi per contenere tanto vino nuovo. Stando alla metafora, non seguì l'estate che porta a maturazione i frutti, ma si è passati subito all'inverno e alla notte profonda. Ecco allora un tempo di crisi. Gli indicatori sono tanti e la crisi noi figli del Concilio ce la portiamo quasi somaticamente dentro. Ci è rimasta, usando le parole di Neruda, "la nostalgia del possibile". L'interiorità, la crescita in profondità, la fedeltà a tutto ciò che di vitale si muove nella Chiesa e fuori di essa, diventa la regola costante della nostra vita, insieme alla fiducia che lo Spirito, la forza creatrice della vita, promessa da Gesù, è in noi e non ci abbandonerà mai. Don Mario

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