| Arturo Paoli - Il cantiere di Dio nella storia |
Che il Concilio
vaticano II sia stato profetico ne abbiamo prove inconfutabili che ci vengono
per una via di negazione, cioè per non essere avvenuto nel tempo come
si sperava soprattutto per l'attesa delle novità annunziate. Mi consolo
pensando che le parole dello Spirito Santo non tornano indietro. Cominciamo
a pensare all'immagine della Chiesa che ha soprattutto il compito di mantenere
la visibilità di Gesù come persona e come progetto, quello che
chiama regno di Dio. La Chiesa - e mi riferisco al suo essere gerarchia e popolo
di Dio - vive l'alternativa di velare o svelare il volto di Cristo, di rendere
attivo o fermo il progetto regno che Teilhard de Chardin indicava nell'intuizione
precisa amoriser le monde, rendere visibile la forza che orienta la convivenza
umana ad essere sempre più fraterna, solidale, pacifica.
Il documento conciliare comincia con la presentazione del fondatore della Chiesa,
Gesù che inaugura in terra il regno dei cieli e rivela il mistero di
Lui che con la sua obbedienza ha operato la redenzione (L.G. 1,3). In questa
obbedienza è compresa la morte di croce. L'espressione è ripresa
da Paolo che presenta Gesù obbediente fino alla morte. La morte non è
dunque un sacrificio espiatorio, un'autopunizione delle offese di cui Dio sarebbe
il bersaglio, un sacrificio che l'uomo in tutti i tempi ha escogitato per ottenere
il favore dell'Essere supremo. Quella di Gesù è una amorosa
obbedienza al progetto del Padre di amorizzare il mondo fino a oltrepassare
l'opposizione, la spessa muraglia di odio che si oppone al progetto. E così
la morte del Figlio di Dio diviene modello e simbolo della decisione di quegli
esseri umani che, assumendo il progetto del Figlio, oltrepassano come Lui la
barriera spargendo il loro sangue. Non si tratta dell'offerta di sé a
un Dio adirato contro l'uomo; ma dell'obbedienza al progetto del Padre che vuole
trasmettere ai figli la sua essenza di amore. L'unico senso della vita nostra
è accogliere il DNA del nostro Padre che è solo amore. La Chiesa
si presenta come l'istituzione che insegna all'umanità chi è Dio
e come relazionarsi con Lui, è anche e soprattutto il cantiere di Dio
nella storia. Che vuol dire questo strano attributo che non troviamo nei libri
di teologia? Vuol dire quello che Gesù dice con parole semplici e chiare.
Ci riferiamo al capitolo 5 del vangelo di Giovanni che parla della guarigione
del paralitico nel giorno di sabato. Questo suscita uno degli scontri con i
difensori della legge. La difesa di Gesù è questa: mio Padre è
all'opera fino ad oggi ed anch'io sono all'opera. E nella risposta si rivela
una nota sulla creazione. Il creatore non ha operato una volta per tutte riposando
il sabato, continua a creare e anch'io (Gesù) sono all'opera. E di che
si tratta? Le opere che il Padre mi ha dato a compimento, quelle stesse opere
che io faccio, mi rendono testimonianza che il Padre mi ha mandato. E queste
opere si riassumono in una, la vita: voi non venite a me per avere la vita.
la vita si presenta nelle carenze diverse, fisiche (gli zoppi, i ciechi ecc.),
psichiche (Zaccheo che non dorme perché è agitato dalla coscienza
di succhiare il sangue dei poveri), spirituali (perché l'uomo non agisce
secondo l'orientamento verso il bene e il vero ma spinto dalle sue pulsioni
- i suoi molti peccati le sono perdonati perché ha molto amato, Lc 7),
oppure si perde nelle troppe occupazioni o affascinato da troppe offerte e non
trova l'unico necessario (Lc 10).
La missione affidata a tutti indistintamente i membri della Chiesa è
questo operare che non vuol dire altra cosa che portare a compimento la creazione,
o in altre parole fare accadere il regno di Dio qui e ora. E questo è
il centro del messaggio di Gesù e il centro del concilio vaticano II.
Sulla chiesa maestra di fede e dottrina il concilio non ha avuto novità
da annunziare, sulla chiesa che continua l'opera di Gesù resta aperto
alla nostra meditazione. Vorrei fermarmi su due enunziati importanti del concilio,
il primo è il posto dei laici nella chiesa: per svolgere il suo compito
è dovere permanente della chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli
alla luce del vangelo (G.S. 4) e l'altro: ad ogni vescovo è affidato
l'ufficio pastorale ossia l'abituale e quotidiana cura del suo gregge, né
deve essere considerato vicario del romano pontefice, perché è
rivestito di autorità propria e in tutta verità è detto
sovrintendente del popolo che governa (L. G. 27).
Conoscere i segni dei tempi è un invito che Gesù rivolge con
molta vivacità ai responsabili del tempio rimproverandoli rimproverandoli
di trascurare questo elemento indispensabile per collaborare al regno di Dio.
I responsabili della Chiesa sono assistiti dallo Spirito Santo per garantire
la rivelazione e difenderla dagli attacchi di interpretazioni considerate contrarie
alla verità; ma negli interventi della storia concreta i pontefici non
sono stati esenti da errori come ha riconosciuto Giovanni Paolo II nelle sue
richieste di perdono. E come latino americano per adozione e per il doloroso
affetto che mi lega ai popoli di questo continente ho condiviso la sofferenza
di molti pastori per l'atteggiamento di Roma. Il papa polacco è stato
un valido lottatore contro le dittature comuniste. Ma questa dittatura non era
la stessa che ha tenuto e continua a tenere sotto il suo dominio l'America Latina.
Questo continente ricchissimo di risorse è stato nei secoli vittima della
conquista che è continuata spostandosi dall'Europa agli Stati Uniti.
Ormai è rivelato che in un incontro avvenuto nei primi tempi del suo
governo con Reagan, Giovanni Paolo II è stato persuaso che le Chiese
latino americane e specialmente la brasiliana presentavano delle infiltrazioni
comuniste. Giovanni Paolo II ha visto l'America Latina come un'estensione dell'Europa
e ha normalizzato le chiese sostituendo veri pastori solleciti del loro gregge
e veri protettori e difensori della parte più debole e più indifesa,
con vescovi con gli occhi bendati di fronte ai segni dei tempi. Con la conseguenza
di far sentire al vero oppressore del continente americano il pericolo della
sovversiva unità cattolica del continente e quindi il disegno di frantumarla,
foraggiando le sette che hanno invaso il continente come la vera terra di missione.
E' stato un errore non considerare i vescovi locali dotati di quella autonomia
che avrebbe permesso loro di riconoscere che il Brasile non è la continuazione
geografica della colonia. Non mi pare strano né una deficienza della
responsabilità della Chiesa che la sua infallibilità non sia estesa
ai suoi interventi politici, molte volte tutt'altro che attenti alla giustizia.
Un governo pontificale infallibile nello spirituale e infallibile nel materiale
finirebbe per occupare lo spazio nel quale il laico deve muoversi con libertà
e responsabilità, per garantire la sua pienezza di vita nella linea politica
e realizzare la sua spiritualità attraverso l'impegno libero verso la
società nella quale vive. Bisogna anche capire che il papa può
esorbitare, come del resto genitori molto amorosi invadono facilmente lo spazio
di libertà dei figli. Appartengo a quella generazione formata da cattolici
coerenti che praticavano la politica nel rispetto profondo della laicità
e nel rispetto della libertà di ogni membro nelle sue scelte politiche.
Si otterrebbe certamente un più equilibrato intervento della Chiesa se
il governo di Roma rispettasse la norma conciliare di permettere ai vescovi
di svolgere in tutta la sua ampiezza la loro responsabilità pastorale.
L'uniformità delle chiese nei diversi paesi e continenti danneggia fortemente
la chiesa universale spogliandola di autorità e di senso negli avvicendamenti
della storia.
Il cardinale Martini ha presentato alla chiesa Benedetto XVI con un accento
di speranza: questo papa vi sorprenderà. Una sua decisione potrebbe
davvero sorprenderci e sarebbe quella di dirigere la sua attenzione preferenziale
all'America Latina, distraendola da questa terra del tramonto dove la chiesa
appare troppo aggrovigliata nella causa politica e in una politica che non è
né teoria né prassi, è solo un dozzinale adattamento a
interessi di bassa lega, scandaloso modello soprattutto per la gioventù.
Sarebbe ingenuo e fuori tempo chiedere al papa di spostare la sede a Sao Paulo
o a Caracas, ma chiederei di dirigere la sua cura pastorale di preferenza all'America
Latina, convocando vescovi e laici interessati al futuro della chiesa e fermandosi
con loro nell'esame dei movimenti popolari e della teologia e spiritualità
della liberazione. La scoprirebbero più in sintonia con i segni dei tempi
di quella che - pur con adattamenti intelligenti - non è uscita dalla
galassia aristotelico tomista. Da quella galassia si sono staccati definitivamente
i filosofi occidentali spinti dal bisogno urgente di liberarsi dalla complicità
nella catena di crimini orditi in territorio cristiano. Il papa è un
intelligente teologo e ha la possibilità di accogliere una ortoprassi
molto più vicina al vangelo di quella dei movimenti laicali veicolati
nella pratica pastorale delle nostre chiese sotto l'impero dell'idolo mercato.
Non può il papa e il suo esecutivo della curia romana elaborare progetti
pastorali richiesti dalla storia e capaci di dinamizzare il divenire del regno.
Ma il papa potrebbe scoprire con i vescovi latino americani, nella comunità
più numerosa della chiesa cattolica, questo nuovo indirizzo pastorale
della chiesa. Anche recentemente il papa ha lamentato questa moltiplicazione
delle cosiddette sette foraggiate dal progetto anticomunista e antiterrorista
americano. Questa parte della chiesa cattolica attende un'attenzione preferenziale
svincolata da preconcetti, anche come riparazione di una relazione con Roma
non idonea al momento storico vissuto da queste chiese. La sorpresa potrebbe
essere un rinverdire primaverile del progetto chiesa suggerito dallo Spirito
Santo ai padri riuniti nel concilio ecumenico, dopo la lunga stagione invernale
che ha logorato tante persone e deluso tante attese. Forse un'amorosa cura pastorale
spogliata da quella fastosa solennità che convoca i popoli abituati a
spettacoli del genere, ma li lascia al loro abbandono, potrebbe riportare queste
numerose comunità attratte dalla tecnica propagandistica che si presenta
come una liberazione dalle falsità cattoliche. Questo sarebbe una giusta
riparazione del gran danno arrecato a questo continente dove si può realmente
pensare al rinnovamento della chiesa. Credo che l'America Latina meriti il privilegio
di inaugurare un nuovo periodo della chiesa che apparirebbe come il sale e il
lievito della storia.
Arturo Paoliit