| Sommario - Ottobre 2005 | |
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solo nel sentire la parola "politica" si crea dentro di noi uno stato d'animo
di rifiuto e di malessere. Eppure questo termine così ricco fa riferimento alla
"polis", alla gestione ed organizzazione della città dove quotidianamente svolgiamo
tutte le attività del vostro vivere. Questa polis oggi ha assunto le dimensioni
e i volti del mondo intero.
Il rifiuto della politica si può esprimere in molti modi: nel fare attenzione
soltanto alle cose negative e nel conseguente rifugiarsi in una idealità utopica,
oppure nel chiudersi nelle proprie iniziative, nelle proprie attività, nel proprio
piccolo mondo diventando autoreferenziali. Un'altra modalità è estraniarsi da
quello che succede dichiarandosi impotenti di fronte ai grandi avvenimenti del
mondo.
La sensazione che ci fa sentire inefficaci e senza incidenza ci viene forse
dalla consapevolezza che la politica ha ceduto il passo all'economia, al pensiero
unico del mercato e della finanza, che ha come obiettivo la speculazione e la
moltiplicazione algebrica del denaro per la ricchezza di pochi, senza alcun
rapporto con la produzione e il consumo di beni e servizi, la vivibilità degli
spazi comuni, la partecipazione agli aspetti pubblici della vita. E' ancora
possibile modificare questa tendenza introducendo e sviluppando una riflessione
critica, inserendo valori non monetizzabili come la vita, la salute, la giustizia,
l'ambiente, la natura? Per noi credenti rimangono forti la tensione e l'impegno
per interpretare e attuare nella storia di oggi i valori del Vangelo quali l'amore,
la fraternità, la tenerezza, la gratuità e il dono, come partecipazione al cammino
dell'intera umanità.
Abbiamo bisogno di gruppi e di comunità che si impegnino a rifondare una nuova
cultura politica ancorata ad imprescindibili scelte etiche come laricerca della
pace, del pluralismo culturale, della solidarietà, del rispetto della natura.
E' certamente andare controcorrente, ma è necessario. Nel riflettere e modificare
i nostri stili di vita possiamo attuare dei piccoli e concreti gesti che contribuiranno
al lento processo di cambiamento. Essi possono essere la scelta di crescere
in prima persona nella nostra umanità e nella qualità delle nostre relazioni,
l'apertura verso le realtà di quartiere in cui viviamo, una maggiore consapevolezza
dei nostri consumi e delle nostre spese, la coscienza dei meccanismi di delega
e separazione dalla vita reale quando siamo chiamati a votare. Persone che si
orientino all'impegno politico potranno così nascere, crescere ed esprimersi
all'interno e come espressione di comunità che ne condividano concretamente
l'assunzione di responsabilità e a cui possono poi fare riferimento costante
per valutare la loro attività e le loro scelte.
Don Mario
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