Mario De Maio - Monaci interiori nel mondo di oggi


Con una certa emozione vi parlo di una cosa che mi sta molto a cuore e sulla quale sto riflettendo in questo periodo. Subito voglio sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni e pregiudizi attorno al termine monachesimo: un termine così antico, così ricco di storia, qualche volta carico anche di connotazioni negative.

Voglio tentare di recuperare la dimensione del monaco che considero fondamentale per il nostro cammino di ricerca. Proviamo innanzitutto a lasciare da parte gli aspetti più esteriori come l'abito, i monasteri, i voti e domandiamoci qual'è il significato del termine "monos", da cui deriva la parola monachesimo, chiedendo aiuto ad alcuni studiosi che l'hanno approfondito.
Nella struttura della persona umana esiste un'esigenza di Trascendenza, di contatto con l'Oltre, di ricerca di Dio, eppure ogni essere umano tende a smarrirsi nel mondo dell'apparenza e dell'illusione.
Dice Vimala Thakar: La vita è incompleta senza il silenzio, senza la pace, il rilassamento. I nostri movimenti sanno di frammentazione interiore, di divisione; il nostro parlare sa di rumore, ... i nostri rapporti sanno di anarchia interiore e di caos, emotivo ed intellettuale, ed ecco angoscia e sofferenza.
Raimon Panikkar, un monaco cristiano di origini indiane, sintetizzando il cammino di ricerca di diversi monaci (Bede Griffith, John Main...) sostiene che il monaco è espressione di un archetipo (struttura profonda dell'inconscio, struttura costitutiva dell'essenza dell'uomo) e che a sua volta è una dimensione costitutiva della vita umana, alla base di un'aspirazione propria ad ogni essere umano.
Questo stesso pensiero espresso in un'altra forma ce lo propone anche un gesuita vissuto quasi sempre in Oriente: William Johnston. Egli afferma che la dimensione mistica appartiene all'esperienza di ogni uomo - qualunque sia il suo credo - che durante la sua vita sperimenta situazioni in cui più o meno consapevolmente, vive una relazione del tutto personale con il Trascendente, con l'Oltre. Questo termine "mistica" che sembrava riservato soltanto a delle persone speciali, diventa una dimensione alla portata di ogni uomo, anche non credente. Se pensiamo alla nostra vita e alla nostra storia, credo che ognuno di noi abbia vissuto momenti speciali, inediti, in cui ha sperimentato una modalità di contatto con il Trascendente del tutto personale. Capite quanto sia importante allora ripartire dalla propria esperienza di Dio. É importante recuperare e approfondire quello che noi pensiamo e abbiamo imparato di Dio.
Le grandi religioni hanno "istituzionalizzato" questa dimensione, rendendola appannaggio di una piccola minoranza religiosa, mentre la tensione verso l'Assoluto è un obiettivo perseguibile a tutti i livelli e da tutti gli esseri umani.

Riprendendo la sfida di Panikkar di scoprire dentro di noi la nostra dimensione di monaco, proviamo a tradurre il significato della parola "monos" in termini esistenziali per noi oggi:
- unicità della persona, in contrasto con l'uniformità e l'indifferenziazione;
- dimensione del "desiderio", in contrasto con la frammentazione nei bisogni consumistici, e ricerca dell'essenziale;
- integrazione interiore e unità con se stessi,
- rispetto, armonia e compartecipazione alla natura e al creato.
Ci ricorda Vimala Thakar: Il monaco di oggi non è un aristocratico della spiritualità. Ha una sola certezza: tenta di comunicare con la vita che c'è un senso al vivere. Tenta di esserci totalmente e completamente in ogni situazione e in ogni relazione per poter godere la condizione immensa del semplicemente vivere.
Se la dimensione del "monos" è presente in tutti gli uomini, la storia ci insegna come ad ogni passaggio culturale epo- cale i monaci abbiano cambiato modalità di risposta alla loro esigenza interiore, sperimentando forme inedite per rispondere al loro "desiderio".
Non possiamo dimenticare il grande apporto di Charles de Foucauld, ispiratore dei Piccoli Fratelli, che ha avuto l'intuizione di portare la dimensione contemplativa per le strade del mondo e in essa lo sguardo degli ultimi della terra.

Oggi, come si manifesta innanzitutto questa ricerca di senso? Come si traduce oggi nel nostro vivere concreto? Innanzitutto con l'insoddisfazione, l'inquietudine, la consapevolezza del presente che non basta. Quali risposte riceve? Alcune grossolane: sesso, droga, denaro, attività sfrenata.. Altre più sottili: intellettualismo, razionalità, neo fondamentalismo, psicologismo.
Come concretamente possiamo custodire, coltivare l'umano in noi, alimentare la nostra personale dimensione di monos? Come civiltà occidentale abbiamo imposto il nostro modello unico di uomo consumista al mondo intero, ingannandoci e ingannando, come se la nostra civiltà fosse l'apice della pienezza dell'umanità finora raggiunta sulla terra. Forse però occorre avere il coraggio di camminare più lenti, più essenziali, più consapevoli camminare più lenti, più essenziali, più consapevoli verso i mari dei limiti che caratterizzano il nostro tempo, per accoglierne le sfide. , dove accanto all'impotenza e alla piccolezza, ognuno può tessere gesti quotidiani fatti di granelli di senape nella fiducia del Bene che ci precede e ci avvolge.
Percorsi dove c'è spazio per tutti e in modo particolare per i giovani. L'unica forma di vita che potrà avere una credibilità agli occhi dei giovani sarà quella che crea questa integrazione, unità, e questa unificazione con la natura e con il mondo esterno. Ma per essere disposti ad accogliere il vuoto che si crea in noi riducendo i consumi, riducendo lo spazio occupato dalle cose, occorre il raggiungimento di nuove profondità di senso perchè i limiti delle nostre fragilità messe a nudo non ci spaventino fino a bloccarci nell'impotenza e nella disperazione. Ci è indispensabile crescere nell'ascolto di noi stessi, del nostro desiderio per discernere i bisogni che sono funzionali alla crescita e quelli indotti ci frantumano in mille rivoli di dispersione e distrazione. ha bisogno di ascoltare la vita fuori e dentro di sé, impari ad inter-rompere nel silenzio. A riappropriarsi delle proprie immagini di Dio, della propria esperienza di fede vitale. Dio, l'Oltre, è un'esperienza unica, personale, inedita.

Qualcuno ha detto che attualmente siamo una chiesa con pochi padri e pochi maestri. Io spero e sogno una chiesa con molti fratelli, con molti fraticelli e fraticelle, che vivono nel mondo come nella loro casa, con piacere e la libertà di andare oltre, per sentieri inediti, creando sinergie e ponti, tessendo reti di dialogo con tutti. Termino con lo stralcio di una poesia di un monaco nostro tempo: Davide Maria Turoldo
Liberi o monaci tornate!
Sia il mondo il vostro monastero, come un tempo l'Europa.
E Dio ritorni, Vagabondo
a camminare sulle strade.

Testo tratto dalla conferenza tenuta dall'autore al convegno Trevi 2005: "Essere monaci interiori nel mondo di oggi".

Mario De Maio

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