Sommario - Aprile 2006
 

Cari amici,

con grande gioia e speranza ho appreso che la prima lettera del papa ai credenti ha come tema l'amore, che attraversa tutto il vivere umano ed è il tema centrale del messaggio evangelico di Cristo. Immediatamente ho pensato a due aspetti: il difficile amore e come liberare l'amore. Benedetto XVI unifica, con un linguaggio inusuale nei documenti pontifici, tutte le diverse forme in cui si manifesta questa indicibile dimensione che sta alla base, attraversa e alimenta ogni vita umana: eros, filìa e agàpe. L'esperienza quotidiana ci insegna quanto sia difficile l'amore. La sua espressione genuina, diretta, naturale è spesso bloccata e condizionata da numerosi fattori. Nella vita dell'uomo, compie un percorso tortuoso, che si evolve in diverse fasi, alla ricerca di una genuinità e completezza.

Purtroppo dopo millenni ancora non sappiamo amare e ne è segno evidente il fatto che non sappiamo vivere. Molte volte l'amore è rimasto bloccato al desiderio e ai bisogni delle figure significative della nostra infanzia, talvolta fino al punto da diventare chiave di tante tragedie personali e di coppia. Questo amore diventa malato perché viene deviato o allontanato da quella forza vitale e creatrice che spinge la vita di ogni persona e che abbiamo chiamato 'desiderio'. Il desiderio permette la crescita dell'essere e si dilata con l'amore. Amore e desiderio hanno bisogno di coniugarsi insieme, intrecciarsi reciprocamente in modo creativo e sempre inedito, per dare espressione alle innumerevoli forme in cui una vita può esprimersi. Ma chi ci insegna ad assaporare ed amare la 'vera' vita? Ogni giorno tutto ci invita a rincorrere surrogati di vita che accontentano i nostri bisogni di avere e ci impediscono di ascoltare la tenue e potente voce del desiderio legata all'essere.

L'unico rimedio è che attraverso l'aiuto delle scienze umane e l'attenzione alle numerose spinte di vita che ognuno porta dentro di sé, si arrivi ad una profonda e dinamica spiritualità. Questi due percorsi non devono essere separati e sono da una loro reciproca integrazione si può sperare, quando è possibile, di restituire alle persone la capacità di amare che ci è stata donata dall'autore della vita e che, nella misura in cui viene vissuta ed espressa, ci offre la possibilità di ricollegarci a Lui. Sono germi di resurrezione che vanno accolti e accompagnati nello sviluppo di ogni uomo, fino al compimento pasquale. E' questo il mio augurio pasquale per ognuno di voi.

don Mario

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