| L'intervista - Arturo Paoli: liberare l'amore |
Per arricchire il mondo
Che
cosa è per te l'amore? Che cosa significa amare?
Io penso che l'amore è la grande energia che sta dentro l'essere umano
e che lo aiuta a raggiungere l'identità. Abbiamo bisogno di staccarci
dalla nostra famiglia, della madre soprattutto, per raggiungere l' identità,
che è la nostra originalità per cui ognuno è uguale a tutti
e allo stesso tempo unico e qui è la radice della nostra solitudine.
Quanto più è marcato questo distacco, tanto più la persona
può assumere il proprio compito nella storia e nel tempo.
L'innamoramento può fermarsi all'attrazione per l'altra persona oppure
unire all'interesse fisico un interesse sociale,anche spirituale, che va oltre
la persona. L'altro allora ti proietta verso il mondo e l'amore diventa veramente
liberante. L'amore è una forza unica per liberarci dal nostro io, per
farci persone e soggetti. In gioventù quello che mi ha liberato è
stato l'amore per una ragazza ricchissima di idee, di interessi, che aveva una
enorme ricchezza umana. Anche da sacerdote mi è capitato di incontrare
una persona - di cui velatamente parlo nel libro Il sacerdote e la donna - che
aveva un tale senso della vita come dono di sé che ha arricchito dentro
di me questa capacità di amare.
In fondo il grande problema umano è la liberazione dell'io, perché
tutto quello che fa il male nel mondo è l'amore all'io, che quando non
si apre agli altri e all'Altro diventa sempre più esigente, orgoglioso,
potente. L'amore ti porta verso l'altro e verso gli altri fino al punto di perderti:
Gesù dice "chi vuole salvare la propria vita la perderà",
cioè chi vuol salvare se stesso si deve perdere. Levinas parla dell'altro
che ti sveglia dal sonno, ti porta fuori da te. Quello che ti sveglia non è
soltanto il volto di una persona, ma il fatto che questo volto è simbolo
di un dramma che supera
l'individuo : la grande miseria del popolo o l'oppressione politica, e si proietta
su un orizzonte molto più vasto della storia del singolo individuo.
Per concludere direi che l'amore è la forza eccentrica che ti porta fuori
dell'io, senza la quale non diventi mai persona. Evidentemente questa forza
non funziona in modo spontaneo come il crescere biologico, questa forza passa
attraverso incidenti, errori, confusioni ma alla fine ti accorgi che l'io emerge
liberato perché senti che hai il tuo posto nel mondo, sai che cosa fare.
L'amore è sentire che tu interessi all'altro, e che l'altro ha bisogno
di te perché tu lo aiuti ad estrarre delle cose che sono in lui e che
altrimenti non verrebbero fuori.
Chi sono le persone che ti hanno insegnato ad amare?
E' un po' difficile definirle. Intanto devo dire che l'amore comincia dalla
famiglia e mia madre era una donna semplice come tante, ma molto altruista qualche
al punto di farmi geloso era però altruista, qualche volta al punto da
farmi essere geloso. Quando i miei compagni di scuola venivano in casa, aveva
tanto interesse per loro, li ascoltava con tale attenzione da ingelosirmi, ma
più tardi ho capito che questo interesse per gli altri è una cosa
molto buona. Non era una madre possessiva, paurosa, pretendeva che ci andassimo
incontro al mondo coraggiosamente e questa sua apertura è stata per me
un principio importante credo.
Poi, come ho ripetuto tante volte, ho vissuto questo traumatico incontro con
le lotte politiche quando avevo otto anni, ho visto il sangue scorrere in una
piazza e questo per me è stato fondamentale per il mio orientamento futuro.
Con lo sguardo dell'infanzia queste cose si ingrandiscono, diventano ancora
più terrificanti di quello che sono nella realtà: ci furono due
morti e una trentina di feriti, forse non è eccessivo rispetto a certe
tragedie che accadono, ma per un bambino è uno spettacolo indimenticabile.
Nella tua vita ci sono alcuni grandi amori: i poveri, l'America Latina,
la chiesa
che cosa rappresentano per te?
Io direi due cose. Ho sempre sentito, come principio fondamentale che ha guidato
la mia vita, la necessità di fare qualcosa che possa favorire la pace
e l'incontro fra gli esseri umani.Mi hanno sempre stimolatole discordia, le
lotta,i contrasti come inviti all'amore e alla pace. Allo stesso tempo ho sempre
provato un grande interesse per la persona: che cosa pensa, che cosa dice, come
vive. Questo grazie anche a certi incontri che ho fatto da giovane, ad esempio
con La Pira. Avevo alcuni amici con i quali mi sentivo particolarmente in sintonia
- uno di loro è Carlo Del Bianco - e provavo ammirazione per la sua capacità
di captare certi valori che parevano perduti nella dittatura fascista. Era un
amore per la persona che pensa, che si inquieta nel cercare il senso del suo
vivere. Questo mi ha sempre accompagnato. E poi ho avuto la fortuna di incontrare
una ragazza di cui mi sono innamorato, che è morta molto prematuramente
e che aveva tutto. Era una bella ragazza, molto interessata alla politica, alla
religione, alla fede. Ho trovato in lei tutto quello che potevo desiderare.
Morì improvvisamente per una infezione, altrimenti probabilmente l'avrei
sposata. Ci pensavo e anche lei ci pensava, era un amore che pensavo si sarebbe
concluso nel matrimonio.
Come è nato in te il pensiero di diventare sacerdote?
E' difficile rispondere perché nelle vocazioni c'è molto mistero.
Nelle scelte vocazionali c'è qualcosa che istintivamente ti porta lì.
Nelle nostre riunioni politiche giovanili, mi interrogavo sul problema della
democrazia: che cosa può aiutarla ad affermarsi e crescere. La democrazia
è valida quando le persone che vi partecipano portano con sé la
gratuità. Quello che la rovina è il potere. La democrazia mi è
apparsa come forma religiosa, perché per poter funzionare ci deve essere
disinteresse e gratuità. Evidentemente deve anche avere una struttura
politica, se no rimane un'idea ma poi questa struttura favorisce facilmente
la crescita del potere. Viene meno la pazienza di aspettare che tutti possano
parlare, di mettere d'accordo le diverse opinioni, è più facile
dominare, affermare la capacità di governare.
Anche la storia biblica del popolo che cammina nel deserto ha attraversato queste
vicende, e si vede che Dio manda Mosé perché il suo interesse
è concentrato su questo popolo e accetta le sue vicende. E' un popolo
che coraggiosamente è uscito dalla terra di oppressione, si è
messo in cammino con coraggio poi facilmente si scoraggia. Sa di avere Dio con
sé ma spesso lo tradisce, non accettando questa dipendenza che gli sembra
limitare il suo desiderio di libertà. E' esattamente la storia che noi
viviamo. Ho capito che la democrazia ha bisogno di un supplemento di spiritualità
e di gratuità. Volevo partecipare alla vita politica non come un concorrente
del potere ma come sale e lievito. Allora pensai che il sacerdozio mi dava questa
capacità e infatti mi sono dedicato particolarmente a formare i giovani
al dono di sé, all'altruismo, alla responsabilità sociale. La
chiesa dovrebbe essere la scuola di una politica senza potere, senza ambizioni,
come servizio e gratuità.
Oggi nella società, nella politica, nelle relazioni appaiono molta negatività
e molto male e una persona religiosamente profonda deve rispondere con il bene,
facendo magari la parte dell'ingenua, perché è indispensabile
affrontare il male o la furbizia dell'altro con il bene. Bisogna stare attenti
a non cercare il successo, la vittoria.
Tra i tuoi tanti libri ce n'è uno, Il sacerdote e la donna, centrato
sul rapporto con la donna. Che cosa hai imparato dalle donne sull'amore?
Oggi quello che domina nel mondo è il consumismo, prendere e buttare,
la nostra società esclude l'uomo dal mondo invece di dargli spazio al
suo interno. Un esempio semplice? Il tempo che si dedicava a coltivare i fiori,
la cura e l'attesa per cui a primavera c'era la gioia di vederli sbocciare.
Questo esempio ci fa capire che l'intervento dell'uomo sulle cose non solo produce
oggetti di una bellezza originale,
ma causa degli effetti trasformatori sull'operaio o sull'artista. L'uomo nel
suo operare si fa capace di produrre bellezza e armonia e il lungo tempo di
attesa per compiere il prodotto delle sue mani conferisce all'uomo la capacità
di essere contemplativo. E questa è la sua vera vocazione; togliere questo
spazio è interrompere la relazione dell'uomo con la natura. Ed è
questo che voglio dire quando parlo dell'esclusione dell'uomo dal mondo. Riceviamo
dalla tecnica oggetti compiuti spesso sofisticati che hanno la caratteristica
della provvisorietà. Ci impongono di usarli con fretta una volta usati
gettarli. E tutto questo modo di vivere riempie il tempo del silenzio, della
riflessione, della contemplazione che è il tempo dell'amore e dell'amicizia.
Provvidenzialmente io ho potuto vivere l'amicizia con tante donne che ho incontrate.
Penso ad una donna argentina di cui ho scritto tante volte e che aveva una ricchezza
immensa, sia affettiva che intellettuale. Ho vissuto questa amicizia con grande
gioia e senza turbamenti perché ho sempre sentito che in queste relazioni
si arricchisce il mondo, si dà al mondo il meglio di ciò che viene
fuori da noi e che non esce se si è soli. Penso anche a Gaudy, che ho
visto rinascere alla ricchezza dell'identità femminile, l'ho vista crescere
attraverso il dialogo, a partire dalla più assoluta povertà. Quante
donne povere, calpestate, emarginate hanno questa ricchezza sepolta. Mi accorgevo
che proprio io che ho rinunziato con dolore a possedere una donna e una famiglia,
trovavo il centuplo perché sentivo che questo amore-amicizia creava qualcosa
di inedito.
Purtroppo nel mondo religioso questo non si vive e non si capisce, c'è
troppa inibizione. E l'inibizione è come il rovescio del possesso: sono
le due facce della stessa medaglia, rinunziare per obbedienza o non rinunziare
per trasgredire raggiungono lo stesso risultato distruttivo. La chiesa non insegna
questa capacità di dare se stessi fondata nella ricerca di solidarietà,
di amicizia, di riconoscimento reciproco.
Che cosa diresti a chi soffre perché non si sente capace di amare
o non si sente amato?
Questa situazione mi si presenta continuamente attraverso tanti incontri, perché
è molto vero che per saper amare bisogna sentirsi amati. E questo non
lo si può dare artificialmente, deve essere una esperienza autentica.
Se la religione resta qualcosa di esterno non serve a nulla, se invece senti
che qualcosa di nuovo è entrato nella tua vita allora appare molto positiva.
Sono convinto che l'amore ha una sola sorgente, che io chiamo Dio, Spirito,
che avvolge il mondo e che noi possiamo assumere soprattutto attraverso gli
incontri, le amicizie. Questo amore supera tutti i mali, ci risuscita. La mia
missione oggi è quella di trasmettere questo amore che vivo e che devo
dare agli altri. Ho sentito molto questa funzione tra i poveri perché
i poveri e specialmente le donne hanno bisogno di comunicare la sofferenza di
non essere amati. Il fatto che tu accolga la donna e l'ascolti con interesse
perché il suo racconto fa parte della tua storia è molto importante.
Questa persona che viene a te ha sempre cercato di dire qualcosa di profondo,
di vero, d'importante e non ci è mai riuscita.
Finalmente quando riesce a raccontare se stessa si sente liberata.
Tu parli spesso dell'amore di Dio come tenerezza del Padre. Che cosa vuoi
dire? Qual è la tua esperienza?
C'è una frase che ripeto tutte le mattine nella preghiera: Dio consolatore.
Questo Dio vicino è capace di cogliere le tue sofferenze interiori e
di lenirle. Tutti i giorni, per una ragione o per l'altra, mi capita di sentire
qualche grande sofferenza a cui non trovo soluzioni e nella preghiera sento
che essa viene sciolta, non diventa angoscia. In questo io sento la tenerezza
di Dio. C'è un pensiero di Pascal che ho sempre sentito molto vero: "se
tu vedessi chi sei veramente, tutta la tua miseria, ti dispereresti, ma mentre
la vedi con i tuoi occhi sei avvertito che la tua angoscia è stata cancellata
da questa tenerezza che ti invade ". Questa liberazione interiore che sento
è la tenerezza, è un amore che ti libera senza farti dimenticare
il peso che hai portato fino a quel momento. Oggi sento che tutto questo peso
di ricordi, di insuccessi, di errori è relativo : tutto ha servito per
la tua crescita. Se dovessi dire che cosa è per me la vecchiaia, direi
che è leggerezza che non vuol dire superficialità: vuol dire che
tutto quello che senti, che avviene, che vivi è come illuminato, leggero,
non incontra ostacoli per essere assimilato dentro di te.
Arturo Paoli