Sommario - Maggio 2006
 

Cari amici,

c'è un'espressione del filosofo Massimo Cacciari che a proposito dei miracoli dice "il più grande miracolo non è quello della guarigione fisica, ma quello della conversione" perché coinvolge tutta la persona in un cambiamento totale di vita.
Ci porta quindi a riflettere sul tema della fede, che ci condurrà al convegno di Trevi. Una prima distinzione da fare è quella tra le cose in cui noi crediamo, le 'credenze', e la fede come fiducia, secondo l'etimologia stessa della parola. Quando parliamo di fede proviamo a domandarci: in che cosa abbiamo fiducia? in chi riponiamo la nostra fiducia? e ancora, abbiamo fiducia in noi stessi?

Il substrato presente in ogni uomo è una profonda angoscia e insicurezza esistenziale, che nasce dall'estrema fragilità dell'esistere. Per superarla, si muove in generale attraverso due poli: da una parte una fede magica in Dio, come se potesse risolvere ogni nostro problema, e dall'altra una ricerca di ciò che può dare sicurezza, in definitiva l'acquisire più denaro possibile che permetta di possedere o comprare tutti quei beni che esorcizzano l'insicurezza. In realtà la nostra fede nel Dio magico viene poi negata nei fatti, perché la nostra esistenza ignora il dono più grande che Dio ha fatto all'uomo che è la vita. La vera causa di tutti i disagi che oggi si riscontrano nelle nostre comunità e nelle istituzioni di vita consacrata è nel fatto di prestare più attenzione alle credenze, ai contenuti della fede piuttosto che agli aspetti emotivi ed esperienziali della vita. I nostri comportamenti sono tutti frettolosamente preoccupati di acquisire ogni giorno più cose, fino al punto di negare la qualità della vita e perdere il piacere del vivere. E' evidente la contraddizione tra una fede nell'Autore della vita e l'operare concretamente contro la vita.

Tutto questo è molto lontano dallo spirito di Gesù quando nei suoi incontri parlava di fede e diceva: "la fede ti ha salvato". La grande difficoltà è passare da una fede magica ad una fede vitale, cioè una fede che si aggancia con i processi della vita, li ascolta e li asseconda. La consapevolezza che Dio ha donato all'uomo tutto il bene possibile e che è compito dell'uomo scoprire presente nella propria vita questo bene e trasmetterlo è lontano dalla nostra esperienza di fede e prova ne è la nostra ricerca continua di cose rassicuranti. E' questo il punto di conversione, uscire da uno stato di ansia e disagio per quello che succederà e passare ad un atteggiamento di abbandono nell'accogliere e aspettare come un bene tutto quello che ogni giorno incontriamo. Essere talmente fiduciosi da credere che anche dietro gli eventi negativi e di male c'è sempre una realtà positiva che la nostra fede può cogliere e amare. Era questo abbandono fiducioso nel Padre, era la sicurezza di essere immerso in un universo di positività voluto da Dio che ispirava tutta la vita di Gesù. E' un modello, ma soprattutto una sfida per noi, forse l'unica vera salvezza che può dare un senso diverso al nostro esistere.

don Mario

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