| Sommario - Novembre 2006 | ||
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un
medico, un familiare, una persona cara un giorno dirà di noi: è
finita. Il cuore ha cessato di battere, l'aria e il sangue non circolano più.
E' la conclusione di ogni movimento, è la vita che si spegne. E' normale
provare un brivido di paura di fronte a queste immagini, avvertire un dolore
acuto se ci riportano ad un'esperienza vissuta. Tuttavia queste emozioni e questi
pensieri ci possono anche dare la consapevolezza di quella energia tanto delicata
e potente, che anima tutti noi, e che chiamiamo vita. La nostra fretta e superficialità
poche volte ci portano a pensarla, a sentirla, a custodirla e ad assecondarla.
La vita è nostra, è in noi, palpita in noi e fuori di noi. Come
trovare il tempo per fermarci a contemplarla nella sua sacralità e nel
suo infinito mistero? I nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri gesti
come si sintonizzano con essa?
Ci sono luoghi, spazi, tempi, circostanze, persone che ci fanno intuire le infinite
sfumature della vita, nelle quali sentiamo la bellezza e la profondità
del vivere e la semplicità del morire. "Signore fa' che quando arriva
la morte mi trovi vivo" disse lo psicoanalista Winnicott per esprimere
la relazione tra la vita e la morte. Il teologo Carlo Molari ci insegna che
morire è il compimento di una esistenza, che va serenamente pensato e
preparato, con l'aiuto delle persone con le quali condividiamo la nostra esperienza
umana e di fede. Quali percorsi e quale stile di vita possono aiutarci a sentire
la morte come la conclusione naturale del nostro vivere? La dimensione indispensabile
in cui ci dobbiamo esercitare ogni giorno è quella dell'ascolto e dell'ascolto
amorevole. Ascoltare e riascoltare tutto di noi stessi, il nostro corpo, le
nostre parole, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, i nostri errori. Ascoltare
i processi di vita che ci avvolgono attraverso la natura e le persone che incontriamo
sul nostro cammino. Avere occhi e orecchie talmente raffinati per cogliere la
vita dove è negata, dove è spenta, dove fa fatica e dove in tutti
i modi cerca le strade per continuare ad esprimersi, ma anche per accompagnare
tutte le separazioni, i distacchi, le presenze quando stanno diventando assenze.
Su questi temi torneremo nel prossimo convegno invernale, che si svolgerà
a Roma dal 2 al 5 gennaio, in cui rifletteremo sulle sfide del vivere e del
credere. Vi aspetto
don Mario
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