| Il Dio senza immagine - di Arturo Paoli |
l'unica religione è estendere la vita nel mondo
Un
giorno Filippo, uno degli apostoli, chiese a Gesù: mostraci il Padre.
Gesù rispose nessuno ha mai visto il Padre e poi: chi vede me vede il
Padre mio. Così dicendo voleva dire a Filippo tu vedi in me l'atteggiamento
di figlio, di obbedienza, di amore, di relazione continua con lui e attraverso
questo vedi il Padre. Non puoi andare più in là, perché
nessuno ha visto il Padre e nessuno lo può vedere. Gesù non dice
di essere l'immagine del Padre, ma che tutto quello che fa e dice, manifesta
che dietro di lui, al di sopra di lui, c'è qualcuno a cui sempre si riferisce.
Il desiderio di Filippo di conoscere Dio è un desiderio necessario, ma
è strutturalmente diverso dal desiderio di conoscenza delle cose materiali,
delle persone, dei concetti perché non possiamo mai farci un'idea giusta
del Padre. La sola cosa che sappiamo di Lui è che è amore, cioè
un'energia che ci invade, è presente dentro di noi e che può essere
talmente forte da travolgerci. Oggi è importante precisare come pensare
Dio e come possiamo conoscerlo perché nel nostro tempo ci sono tante
immagini false di Dio e tante situazioni concrete in cui Dio appare il garante
del male, della morte, del negativo. Siamo tutti contaminati da varie forme
di idolatria per cui approfondire questo tema è importante non per una
chiarezza intellettuale ma perché Dio sia Dio per la nostra vita.Vorrei
partire dall'incontro e dal dialogo di Gesù con la samaritana raccontato
da Giovanni nel quarto capitolo del suo vangelo. Gesù dice alla samaritana
l'acqua che io ti darò zampillerà per la vita eterna. Che cos'è
quest'acqua? È la vita, senza gli aggettivi di naturale, soprannaturale
spirituale, che noi le attribuiamo. La vita è ciò che il filosofo
francese Jullien chiama il 'soffio celeste' parlando dell'esperienza di un saggio
cinese vissuto mille anni prima di Cristo. Questo soffio che ogni uomo porta
dentro di sé è quello che Paolo chiama Spirito: 'non rattristate
lo spirito, non spengete lo spirito che è in voi' perché anima
la nostra esistenza, è il motore della nostra vita, anche se molte volte
- come dice Paolo - lo possiamo mortificare. Quelli che gettano bombe sui bambini
di Gaza, quelli che fanno operazioni bancarie che estendono la fame nel mondo,
quelli che portano la morte dove è la vita, hanno spento lo spirito.
Vivono perché hanno una mobilità indipendente da questo soffio
di vita, ma hanno spento questo soffio invisibile che rende vera l'esistenza.
Spesso quando ci fermiamo a discutere e riflettere sul mondo nel quale viviamo,
avvertiamo la morte che incombe, appaiono delle decisioni e del-le azioni che
manifestano risentimento, o-dio, spirito di vendetta contro la vita. Rivelano
dei soggetti umani che hanno spento lo spirito e non sopportano il grido della
vita, non ascoltano il suo lamento né le sue espressioni di gioia. Odiano
la vita e hanno bisogno di spengerla. Gesù ci dice che questa fiamma
viene da Dio, è la vera rassomiglianza con il Padre. E' la presenza di
Dio in noi, lì dobbiamo cominciare a riconoscerlo, a rispettarlo, a onorarlo.
Questo è il Dio senza immagine, il Dio interiore che ci segue, ci accompagna,
la radice profonda della nostra vita. E' quello che fa l'uguaglianza di tutti
gli uomini, indipendentemente dalla religione, dall'etnia, dalla cultura, dall'importanza
politica e sociale. Gesù ne parla come di un vento e lui è venuto
unicamente per indicare questo. Io sono la vita del mondo, io voglio che il
mondo viva di questa vita che è la vita di Dio. Non esistono altre fonti,
altre sorgenti, altre origini della vita. Quanto più l'uomo spenge questa
vita tanto più si illude di trovare un'altra immagine di Dio: il dio
potente, vendicatore, forte. Coloro che hanno costruito i più grandiosi
templi alla divinità sono quelli che hanno spento il Dio interiore. I
profeti ci ripetono continuamente che è inutile sacrificare animali grassi,
bruciare incenso sugli altari, pensare di glorificare Dio, presentare doni costosi,
perché Dio non li vuole, semplicemente non sa che farne. Ci sono molte
persone che si tormentano chiedendosi: che cosa posso fare per Dio? La risposta
è: niente. Si domandano: come posso amare Dio? La risposta è:
non puoi! Pensate alle cascate dell'Iguaçu o alle fontane di Roma o ai
ruscelli di montagna e immaginate una donna che ogni mattina si alza con una
piccola brocca d'acqua per portarla a questa fonte. A vederla pensereste che
è impazzita! Giusto sarebbe se andasse con la brocca vuota ad attingere
acqua alla fonte. Solo così si può amare Dio, che è come
un torrente che scende su noi e che noi dobbiamo semplicemente accogliere. Amare
Dio significa lasciare che questo amore corra verso gli altri, non trattenerlo
nella fossa del nostro io perché allora marcisce e muore. Chi pensa di
amare e onorare Dio in realtà ha spento la fiamma, dentro non l'ha accolto,
è come quella donna che la mattina riempie una brocca d'acqua e pensa
di arricchire di acqua un torrente. L'ultimo capitolo del vangelo di Matteo
ci spiega molto chiaramente che l'unico modo per amare Dio che non si vede è
quello di amare i fratelli che vediamo: avevo fame e mi avete dato da mangiare,
mi avete amato nell'affamato, nel povero, in colui che hai perdonato, nel tuo
nemico che ti chiedeva una maglia e gliene hai date due, che ti ha percosso
una guancia e gli hai rivolto anche l'altra. Coloro che fanno monumenti, pellegrinaggi,
sforzi, non si sono fermati e non hanno ascoltato il piccolo canto che sgorgava
dentro di loro. L'unica ragione d'essere dell'uomo - sia ebreo, cristiano, musulmano,
nero, bianco -, l'unica religione è quella di estendere la vita che esce
dalle mani di Dio nel mondo e non mettere la morte dove lui ha messo la vita.
Ampliare la vita, amorizzare il mondo. Tutto il resto delude, è morte.
La vita non è semplicemente riproduzione di esseri, è una energia
cosmica, è armonia, è stare bene al mondo insieme agli altri,
essere la loro gioia. Questo è il senso dell'esistenza e se non sono
in sintonia con questo mi sento armato di ira, di vendetta, di violenza. E'
la nostra storia umana, se vogliamo guardarla seriamente. L'acqua che io darò
zampillerà per la vita. Sono venuto per dare al mondo la vita, tutte
le altre teologie che parlano di un dio diverso, lontano, sono creazioni dell'uomo,
sono proiezioni delle sue paure, del suo egoismo, delle sue angosce. E' perfettamente
inutile trastullarsi nella sofferenza perché il mondo è sempre
peggiore, gli uomini soffrono sempre di più. Fermati, guarda te stesso,
alimenta questa fiamma. Non dobbiamo cercare la verità, dobbiamo essere
verità. Bisogna entrare nella verità, liberarci dalle apparenze,
dalle paure, dal tempo passato e futuro che ci terrorizza. Semplificarci, liberarci.
Questo vuol dire se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei
cieli. La mia fiamma deve essere come quella di un bambino, non sperperata nel
lavoro e in tanto affannarsi, o spenta per le ipocrisie, le falsità,
i tradimenti. Dobbiamo togliere coraggiosamente le pietre che ingombrano il
nostro cuore, liberare questa fiamma che è in noi e allora la nostra
esistenza sarà vera.
Arturo Paoli
Testo rivisto dall'autore e tratto dalla prima meditazione al convegno di Trevi 2006