| Sommario - Agosto-settembre 2007 | ||
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il cammino è una bella metafora che esprime l’esperienza della vita. Questo
quaderno vuole essere un contributo per svilupparne la consapevolezza e approfondirne
i significati. Pensarsi in cammino, verso una meta da raggiungere, con la curiosità
e le incertezze del viandante, può aiutarci nel difficile percorso del vivere.
La serenità e la leggerezza di chi semplicemente vive consentono di meravigliarsi
di ciò che inaspettatamente ci viene incontro e diventa ricchezza che ci accompagna
per un pezzo di strada. Quando vogliamo fare due passi spesso cerchiamo qualcuno
che ci accompagni. Così nella vita chi sono i nostri compagni, quali sono le
presenze che ci aiutano a sentire meno la fatica del difficile vivere? Altre
volte il cammino può essere solitario e silenzioso e rappresentare un momento
di decompressione dall’intensità delle emozioni e dei pensieri accumulati durante
una giornata. Nell’antichità i filosofi della scuola di Aristotele si dicevano
‘peripatetici’ perché pensavano camminando e la loro giornata era scandita da
un tempo dedicato al cammino. Anche nella storia della chiesa la tradizione
del pellegrinaggio, dell’itineranza contrapposta alla stanzialità, richiama
un imperativo lasciatoci da Gesù: il Figlio dell’uomo non ha dove posare il
capo, ma anche le sue indicazioni sullo stile di chi lo voglia seguire: non
portare sandali né bisaccia ma camminare e portare la pace ovunque si arrivi
e si venga accolti. Oggi non possiamo dimenticare il cammino dei migranti che
arrivano nei nostri paesi ricchi, per i quali il viaggio è un andare verso il
futuro con una fiducia che molto spesso viene tradita dalla realtà contraddittoria
e ingenerosa del cosiddetto ‘primo mondo’. Infine camminare ci permette di prefigurarci
con serenità la conclusione del nostro viaggio, che possiamo preparare compiendo
scelte vitali agli incroci importanti dell’esistenza e pregustare come compimento
pieno del cammino della vita. n
don Mario
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