| Sommario - Novembre 2007 | ||
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vogliamo fermarci a riflettere sulla povertà sotto due aspetti: quello sociologico e quello spirituale. Il noto sociologo Bauman ci dice che la povertà è generata dal modo in cui è organizzata la nostra società. Questa società, ricchissima di risorse e di tecnologie, purtroppo produce scarti umani che sono tutti coloro che non realizzano valore in senso economico. Tutti costoro vengono automaticamente emarginati e vanno ad affollare, attraverso le diverse forme di emigrazione e di selezione, le grandi aree della povertà nel mondo. Nei libri di Bauman, di facile lettura, ho trovato molti elementi che chiariscono le cause di questo terribile fenomeno del mondo moderno. Le previsioni per il futuro non sono rosee perché queste dinamiche sono tuttora il motore della nostra società e tendono a moltiplicarsi. Come risposta, Bauman fa appello alla responsabilità personale affermando che è un grande errore attribuire tutte le responsabilità alla società. Come vivere allora a livello personale la dimensione della povertà? E come rapportarci con i tanti poveri lontani e vicini a noi, nelle nostre città? Il primo passo credo che sia nella consapevolezza di essere anche noi strutturalmente poveri, anche se per esorcizzare le nostre incertezze ci circondiamo di tanti possessi: oggetti, denaro, persone, ruoli sociali, verità. Solo accettando e attraversando fino in fondo il nostro essere poveri è possibile acquisire quella grande libertà che poi ci fa sentire di appartenere al mondo dei poveri. Dove può essere la salvezza? Le nostre piccole comunità, dove mettiamo insieme i pensieri, la creatività, i beni, le passioni, gli entusiasmi e le fragilità, possono innescare un circuito positivo che può generare un cambiamento nella società più grande. È un problema di consapevolezza ma soprattutto di fiducia, o di fede, che il bene che ci è stato donato non è esclusivamente per noi ma per essere messo in circolo. Il pensiero che non siamo noi gli autori della vita né del bene ma che accogliamo vita e bene e li moltiplichiamo facendoli circolare mi sembra l’orientamento che ci potrà tirare fuori dallo sgomento e dall’impotenza che ci assalgono tutte le volte che ci incontriamo con la povertà.
don Mario
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