"Ammalato di brasilite": un italiano a Foz racconta la sua esperienza (agosto 2006)



Pubblicato su "Oreundici" di ottobre 2006

La "brasilite" è una malattia contagiosa e difficile da curare soprattutto quando l'ammalato non collabora. Scherzo, anche se nel mio caso è veramente così.
Anche quest'anno siamo tornati a Foz do Iguaçu. Sono partito con quattro giovani di Bologna nel mese di agosto, passando prima da Buenos Aires dove abbiamo incontrato le madri e le nonne di Plaza de Mayo, per condividere i progetti di vita della Fundaçao Nosso Lar e di Madre Terra. Quest'anno per me è stato ancora più interessante per il fatto di aver condiviso più tempo nelle relazioni personali con i ragazzi della Fundaçao e di Madre Terra, è come essere entrato maggiormente nella "terra rossa" brasiliana sia per aver sbucciato con loro la mandioca, ma soprattutto per avermi fatto parte dei loro vissuti personali.
Alla Fundaçao ho visto un ottimo lavoro di equipe e dei genitori sociali profondamente motivati col desiderio di accompagnare nel loro cammino questi ragazzi così feriti dalla vita e che in queste famiglie accoglienti intravedono possibilità di crescita e di futuro. Un grazie speciale va sicuramente ad Ivania, soprattutto per il dono a lei connaturato di miscelare passione, competenza, comprensione e capacità di sdrammatizzare, quest'ultima assolutamente indispensabile per favorire la risalita dalle pesantezze che la vita inevitabilmente riserva. Dovremmo importarne una "svagonata" anche qui, farebbe bene a molti ambienti!
A Madre Terra abbiamo lavorato alcuni giorni insieme ai ragazzi pelando la mandioca impregnandoci di quella terra rossa fin nell'anima. Il lavoro con loro è stato molto divertente, mentre si tagliava l'involucro esterno della mandioca si chiacchierava, si rideva e si parlava delle nostre vite. Tutto ciò rendeva il lavoro molto più leggero e occasione di comunicazione. Ho visto i ragazzi sereni e con una gran voglia di comunicare. Forse bisognerebbe prevedere più momenti di confronto fra di loro, non solo di lavoro, ma di condivisione del loro vissuto sia personale che comunitario. Comunque il progetto è appena nato e man mano che cresce si provvederà a completarlo.
E' già il terzo anno che vado a Foz. Perché? Boh! Una motivazione che con certezza si evidenzia ogni volta che torno, è il bisogno di arricchimento reciproco che le due realtà, brasiliana e italiana, necessitano l'una dell'altra per crescere. Oggi più che mai sono necessarie queste esperienze che fanno da ponte fra realtà umane e culturali differenti e come diceva un amico psicologo non solo sono importanti, ma vanno assolutamente incentivate, per uscire dal proprio mondo e vedersi dall'esterno. Non è possibile trovare "medicamenti" per le proprie ferite anche sociali se si va a ricercare soluzioni nell'ambiente che le ha prodotte, bisogna uscire per fare una buona diagnosi e porsi in un punto di osservazione asimmetrico. Un'altra motivazione sono le relazioni umane che calorosamente si instaurano con la gente brasiliana e ogni volta desidero farne il pieno per esportarlo qui. Essi sono il "libro" dal quale attingo intuizioni sui segreti del cuore umano e su quelli del cuore divino.

Massimo