|
Dall'intervento di Osmar alla XVII settimana di spiritualità
per il quotidiano svoltasi a Trevi nell'Umbria, agosto 2006
In
Italia sono riuscito a comprendere ciò che significa la gratuità,
l'amicizia e la condivisione tra amici che si stimano. Vi porto con il
cuore l'abbraccio affettuoso, grato e fraterno dei giovani che fanno parte
del progetto.
Fin dall'esperienza di S. Cerbone, e ancora più intensamente in
questo incontro, provo un sentimento gioioso per aver scoperto, dopo un
viaggio di migliaia di chilometri, che da questa parte dell'oceano, oltre
al tramonto sul mare (cosa che in Brasile non è possibile vedere),
persone amiche condividono gli stessi ideali e cercano, come noi, di dare
un senso più grande e più profondo alla propria vita. Questo
mi ha reso felice e mi ha fatto sentire come in famiglia. Nonostante la
distanza geografica (io, voi e i giovani di Foz) siamo molto vicini e
uniti perché i nostri sogni e il nostro desiderio di metterci a
servizio concretamente sono infinitamente più grandi e più
forti della distanza che apparentemente ci separa.
La realtà problematica dei giovani di Foz do Iguaçu
Non è un compito facile parlarvi dei problemi che vivono i giovani
in Brasile. Debbo dire inizialmente che è necessario avere uno
sguardo attento e un cuore libero da preconcetti per arrivare ad essere
almeno vicini a quella realtà. Dico questo perché quando
ci si trova davanti a fratelli emarginati e oppressi dalla secolare ingiustizia
sociale presente e radicata nella nostra società, la prima nostra
reazione potrebbe essere il giudizio e la critica affrettati e superficiali
che portano a colpevolizzare questi fratelli come responsabili della loro
situazione di vita e di miseria.
A Foz, per esempio, ci sono moltissime famiglie che sopravvivono in modo
estremamente precario nelle favelas, e conducono una vita quotidiana brutale,
violenta e disumana
I nostri giovani sono nati e cresciuti in questo
ambiente. Di conseguenza hanno un'immagine negativa (purtroppo anche reale)
delle persone, della società e anche del proprio Dio. La lotta,
la sofferenza e la sfiducia sono sempre presenti nella realtà dei
giovani e molti finiscono coinvolti nella criminalità, nella prostituzione,
nell'uso di droghe, nell'alcolismo. In realtà, questi non sono
soltanto i problemi dei nostri giovani, i quali sono le vittime di un
sistema ingiusto e disumano, che mette chiaramente in evidenza un tipo
di rapporto tra gli uomini, nel quale predomina l'interesse privato, sfruttatore,
accumulatore e non i valori umani, etici e spirituali. In questo ambiente
siamo chiamati ad essere strumenti di Pace e di Fraternità. In
Brasile questa triste situazione è frutto del rapporto che gli
uomini stabiliscono tra loro, rapporti sociali che sono umanamente inaccettabili.
Prima di proporci una azione solidale con questi giovani è necessario
analizzare qual'è l'immagine che abbiamo di questi nostri fratelli
e del popolo brasiliano. Questi giovani non sono l' oggetto della nostra
evangelizzazione, bensì i legittimi portatori del vangelo di Cristo
che scelse di stare con gli emarginati e i poveri del suo tempo.
AIUTARLI non è facile. E' necessario disarmare il cuore, affinare
la percezione e realizzare che il Dio che ci convoca a partecipare alla
costruzione del suo Regno è lo stesso che ci fortifica e ci anima
davanti alla sofferenza e alla mancanza di prospettiva che vediamo nella
vita di queste persone. Siamo chiamati ad essere una mano tesa, solidale,
una presenza amica e fraterna, caratterizzata dall'ascolto più
che dalla parola. A questo punto è necessaria una riflessione attorno
a due domande: cosa c'è dietro alla sofferenza e alla degenerazione
presente nella vita di tante persone? come possiamo collaborare a creare
speranza e una vita degna per i nostri fratelli e sorelle che soffrono?
La spiritualità nasce dalla terra
Quando si parla di spiritualità come hanno sempre fatto i nostri
antenati indigeni latinoamericani, non possiamo non parlare della nostra
madre terra sempre presente nell'intimo di ognuno di noi. La terra come
nostra madre partecipa con dolore a tutto il male che gli esseri umani
provocano a loro stessi e a lei
Tutto questo perché non
siamo in grado di vivere veramente come figli della terra e considerarci
parte integrante di questo universo meraviglioso e affascinante chiamato
natura. Per contribuire a proteggere la dignità della vita nel
suo complesso, non basta aver coscienza dei problemi sociali, economici
e ambientali che pervadono la società di oggi, cosiddetta moderna,
caratterizzata da un veloce processo di degrado umano e ambientale. Gesti
di solidarietà e di azione in difesa della vita non devono essere
soltanto frutto di conoscenza dei problemi, ma soprattutto di un nostro
coinvolgimento profondo e affettivo. Dobbiamo tenere ben presente che
il rapporto che si è costruito nella società, frutto di
un rapporto di sfruttamento e di oppressione tra gli esseri umani, si
riflette anche nel rapporto con la natura e con la terra. Il modello di
agricoltura dominante nel mondo, imposto dalle grandi potenze per risolvere
il presunto problema dell'insufficienza di beni alimentari per tutti,
nasce da una manipolazione dell'immagine della terra. La terra è
un organismo vivo, madre di tutti i popoli che desidera soltanto che i
suoi figli e le sue figlie mantengano fra loro e con lei stessa un rapporto
di armonia, senza far mancare a nessuno i beni necessari per sopravvivere.
Il Mahatma Gandhi intuì molto bene quando affermò che la
terra è grande a sufficienza per accogliere tutti gli esseri umani
ma non così tanto grande da contenere la voracità e l'egoismo
dell'uomo.
Domandiamoci qual è quella forza che spinge l'essere umano, creato
a immagine e somiglianza del Padre, ad usare prodotti tossici, pesticidi,
veleni sulla terra, nell'acqua e addirittura negli alimenti che consuma.
Una forza capace di scatenare un processo di distruzione e morte. Domande
che ci interrogano e ci chiamano ad essere segno di vita in questo mondo
che per noi deve essere senza frontiere.
L'essere umano che ha già tradito se stesso con l'ambizione personale
sta sfigurando i suoi simili e perfino la propria natura trasformandola
in merce e strumento di sfruttamento e violenza. Non è un caso
che migliaia di contadini siano obbligati ad abbandonare le proprie radici,
la propria cultura e la propria gente, per lavorare nelle grandi città
a servizio di una realtà non coerente, priva di senso e disumana.
Maledetti siano tutti gli steccati che fanno sanguinare la terra e i fratelli.
Allo stesso modo con cui scegliamo una persona che amiamo per fecondarla
siamo chiamati ad intuire la sacralità del gesto di spargere i
semi che portano già in se stessi il pane di tutti i popoli, doni
veri del Padre d'Amore.
Siamo figli della terra, siamo la terra che ha preso coscienza di se stessa
e ha preso forma di un corpo umano. Ogni minuscola parte del nostro corpo,
ogni minerale che costituisce il nostro sangue e le nostre ossa proviene
dalla terra e ad essa un giorno farà ritorno.
La terra che ci dà vita e fa parte integrante della nostra esistenza
è stata un giorno parte integrante dei nostri antenati e continuerà
ad essere parte delle generazioni future. Non esiste vita senza terra
e non possiamo concepire la terra senza vita. La morte della terra, causata
dalla perdita della sua fertilità, rappresenta anche la morte degli
esseri umani. Il progetto madre terra, così come ci insegna Arturo,
si propone di creare un processo di "amorizzazione" tra le persone
e fra noi e la terra. Dal rapporto amorevole che stabiliamo con la terra
nascono i fiori che sono bellezza e i frutti che danno alimento. Nella
nostra fattoria ci basiamo sui principi di rispetto e di cura verso gli
altri e la terra. Stiamo cercando di organizzare le nostre attività
di formazione, condivisione e lavoro sulla base del rispetto reciproco,
della convivenza fraterna e usando tecniche di produzione compatibili
con l'ecologia ambientale. Gli strumenti del nostro lavoro costituiscono
un organismo vivo e complesso: la terra, l'acqua, il sole, la forza e
l'entusiasmo dei nostri giovani che rispondono con amore all'accoglienza
della terra rossa e generosa del Remanso Grande. Dopo il primo anno di
lavoro non abbiamo molto da presentare perché ci stiamo dedicando
all'organizzazione della proprietà e a ridare vita alla terra affinché
la sua produzione sia di qualità. Nonostante ciò, dei 37
ettari di terra che formano la proprietà, misurati e suddivisi,
ci sono già circa 11 ettari coltivati a manioca che in questo momento
rappresenta la nostra principale produzione. Stiamo anche organizzando
le aree di riserva ambientale attraverso il rimboschimento di specie originarie
del luogo, con l' obiettivo di promuovere il recupero e l'arricchimento
della nostra flora. Riguardo alla piscicoltura stiamo concludendo la bonifica
del lago. Essa servirà non solo al divertimento ma soprattutto
all'allevamento di pesci, che rappresentano per noi una ricca fonte di
proteine. Disponiamo anche di un'area di circa 0,8 ettari coltivata a
canna da zucchero per la produzione di melassa e zucchero grezzo. Abbiamo
un orto vasto e diversificato dal quale raccogliamo giornalmente una parte
degli alimenti sani per l'alimentazione dei nostri giovani, e un'altra
destinata alla vendita nel mercato locale. Stiamo creando un frutteto
con specie varie che quando concluso riceverà il nome di "Pomar
dos amigos", frutteto degli amici. Abbiamo ancora una piantagione
di granoturco, zucca, noccioline americane, fagioli ecc. e pensiamo di
iniziare una piccola produzione di zenzero. Tutte le attività della
fattoria sono svolte con la partecipazione dei giovani che sono guidati
e seguiti da due adulti. I gruppi di studio precedono la pratica in modo
che il lavoro sia fatto con la consapevolezza degli obiettivi. Abbiamo
ancora molti progetti e idee che insieme cercheremo di trasformare in
realtà
ma il nostro sogno più grande, la nostra mèta
principale è far ritornare il sorriso negli occhi dei nostri giovani
nonostante che la loro vita sia stata attraversata da molta sofferenza
e violenza. Far sì che possano scoprire, alla fine del tunnel freddo
e oscuro del loro passato, una luce di speranza che illumina e riscalda
il cuore. Ed è grazie alla nostra madre terra, a partire da essa,
che questo sta accadendo. Come madre amabile e buona partecipa a tutte
queste attività qualche volta in modo nascosto, qualche altra in
modo esplicito. E' presente dando il suo contributo alla concretizzazione
del nostro sogno che con l'aiuto di ognuno di noi e di ciascuno di voi
sta diventando una felice realtà. Attraverso il nostro progetto
i giovani stanno sperimentando come la terra dà loro tutto ciò
che la vita non aveva prima offerto. Quando questi ragazzi iniziano ad
accarezzare la terra, a conoscerne i segreti, a chinarsi dandole tenerezza,
rispetto e ammirazione non fanno altro che darle quello che non hanno
avuto finora dalla vita. Quando attraverso le loro mani danno la tenerezza
che non hanno avuto si riconoscono figli amati da questa bellezza e, come
in un atto sacro, comincia a nascere la speranza insieme ai germogli e
all'esuberanza di tutta la natura che fiorisce con canti, danze, colori,
forme infinitamente diversi. Vorrei finire, cari amici, dicendovi che
attraverso un sogno comune ci uniamo e diventiamo reciprocamente più
forti. Ringrazio ognuno a nome di tutti coloro che collaborano con il
Progetto Madre Terra. E auguro che questo nostro incontro significhi una
crescita della Speranza e l'inizio di una vita più felice, bella,
di Pace e Giustizia per tutti i popoli. Sento che quando partirò
la nostalgia sarà grande ma non più grande della gioia di
aver convissuto con voi tutti questi giorni. Grazie di tutto e soprattutto
perché fate parte della nostra vita.
Torna al
sommario
|