| Liliana ed Enrico sono una coppia di
amici che fa parte della storia di Ore undici attraverso varie esperienze.
In queste settimane si trovano a Foz do Iguaçu presso la fattoria
di 'Madre Terra'. Sono stati lì anche dalla metà di marzo
alla fine di aprile di quest'anno e hanno vissuto il quotidiano della
vita dei nostri amici brasiliani: Enrico nelle vesti di agricoltore e
esperto tuttofare, Liliana in quelle della cuoca e donna del focolare.
Soprattutto però sono stati una coppia che ha rappresentato un
modello genitoriale per i ragazzi e di amici zia per gli operatori. Ecco
alcune loro lettere.
Foz do Iguaçu, ottobre 2006
Neldo, puntualissimo ci aspettava all'aeroporto di Iguassu, in Argentina.
I ragazzi con Pedro ci attendono alla piccola casa per il pranzo (sono
affamati) e dopo un caloroso abbraccio con tutti, condividiamo il pranzo
raccontandoci molte cose e ridendo con le solite battute di Enrico. Li
guardiamo uno ad uno.
Paolo è il solito allegrone che ti abbraccia continuamente e ti
mostra orgoglioso i suoi muscoli dicendo nel suo italiano: "Io campagna,
lavora veramente sodo".
Adilson ci guarda quasi incredulo che siamo tornati, dice che ora sta
bene di salute.
Junior attende ansioso (anche se non lo dice)i francobolli promessi e
le carte telefoniche che sta collezionando.
Giulio ci guarda in silenzio e ci sorride spesso, sembra che abbia vinto
un po' la sua timidezza.
Jurandir momentaneamente è s S. Catarina, una regione più
al sud, per seguire un corso sull'agricoltura. E' ospite di Osmar, l'ingegnere
agronomo che segue il progetto Madre Terra.
Ci sono anche tre nuovi ragazzi che non conosciamo: David Farias, Rosinaldo
e Alan, che si sono inseriti da poco nel gruppo e nel lavoro dei campi.
Li vediamo abbastanza soddisfatti. Tutti sono felicissimi del nostro ritorno.
Neldo dice che dovremmo restare qui per un periodo più lungo, Pedro
ci chiede già quando torneremo la prossima volta.
Ed eccoci di nuovo qui a Madre terra... Che emozione rivedere la "casa
grande" che ci ospita, rivedere gli immensi spazi intorno, i grandi
alberi, il lago che dopo la pulitura è tornato pieno d'acqua dando
un aspetto paesaggistico ancora più suggestivo. Anche le mucche
del vicino sono lì immobili a curiosare il nostro arrivo.
Al tramonto la vista del lago è meravigliosa, anche gli animali
ne godono: le anatre immerse nell'acqua, gli uccelli che schiamazzano
sentendosi disturbati, le rane che all'imbrunire cominciano a gracidare
formando un rumoroso concerto che si protrae per tutta la notte.
Un abbraccio ad ognuno da
Liliana e Enrico Mazzon
Foz do Iguaçu, aprile 2006
La nostra storia individuale si intreccia con una storia comunitaria come
quella appena vissuta in Brasile e condivisa con altre persone, centrata
sulle responsabilità di nuovi percorsi e di nuove relazioni con
un obiettivo comune: cercare lo stile di vita di Gesù, condividere
con i poveri il sogno di Dio che è 'fare casa', perché è
creando situazioni familiari e di comunità che si può trasfigurare
la storia. Abbiamo conosciuto questi giovani condividendo momenti del
loro tempo nel lavoro, nella convivialità di un pranzo o di una
cena, nell'allegria delle feste celebrate nella 'casa madre' (ricordiamo
quella di Pasqua, il compleanno di Neldo, il battesimo della piccola Giulia).
In loro abbiamo colto la gioia di essere presenti nella nostra storia
comunitaria, di sentirsi accolti e poter riporre le loro speranze in persone
di altro paese, di altra cultura ma che credono e agiscono in modo incondizionato.
Come dimenticare l'allegria di Paolo, il sorriso di Adilson, gli abbracci
di Junior, l'ironia di Jurandir, la timidezza di Giulio, la costanza di
Neldo, la tenacia di Pedro, la simpatia di Mike e di tante altre persone
conosciute e incontrate! Questa 'madre terra' è madre di tutti,
ma in particolare di chi non ha avuto una madre, ci può far scoprire
sempre la bontà di essere dono così come è lei che
restituisce i suoi prodotti, frutto di fatica e difficoltà, a chi
a lei si affida. Ora portiamo dentro di noi la bellezza del passato come
dono prezioso, un passato rivissuto nel ricordo di innumerevole sensazioni
ed emozioni che questo paese offre: gli infiniti spazi, la vegetazione
tropicale, i grandi fiumi, le rumorose cascate, ma anche situazioni di
sofferenza incontrate, complesse e difficili da raccontare. Storie di
persone, soprattutto di bambini, che subiscono grandi umiliazioni per
l'abbandono e le ingiustizie dovute alla mancanza di bisogni vitali come
la sanità, l'istruzione, una casa, una famiglia. Siamo riconoscenti
a don Mario che ha pensato a noi proponendoci di condividere l'esperienza
del Brasile con tanta fiducia. Siamo sicuri di ritrovarci ancora sulla
strada della storia e della speranza. Vogliamo ringraziare Arturo che
ci ha fatto gustare la pienezza dell'alba al primo mattino e la totale
fiducia al Padre con la preghiera dell'abbandono prima di coricarci, insegnandoci
che ogni momento della vita è perduto se non viene vissuto in pienezza.
Gli rendiamo dono con le parole del Signore "Io non ti dimenticherò
mai, ecco ti ho disegnato sulle palme delle mie mani" (Is 49,15-16).
Si dice che in Brasile c'è una malattia diffusissima, si chiama
'saudade', si traduce di solito come 'nostalgia' ma non rende l'idea.
E' piuttosto un insieme, oltre che di nostalgie, di vaga speranza del
futuro, indefinito desiderio, languido battito del cuore per una terra
di indicibile bellezza. Non è necessario essere brasiliani per
esserne contagiati, può bastare un viaggio. Ritorneremo!
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