Lettere da Madre Terra

Lettera di Osmar, agronomo volontario del Progetto Madre Terra:

Cari amici,

Sono tornato da Foz pronto a darvi notizie. Riguardo ai giovani, come ho detto prima, ho suggerito a Ivania, Valtenir, Pedro, Neldo e Bladimir di coinvolgere il gruppo perché si sentano non sotto padrone, ma con persone che li vogliono bene. Fino a quando questo non sarà realtà i giovani avranno sempre la sensazione di essere lì soltanto per lavorare e guadagnare denaro. Per questa cosa dobbiamo dedicare un periodo di tempo per i divertimenti in gruppo, andare al cinema insieme, passeggiare nel parco, fare pic-nic, gite, cene a casa delle famiglie, ecc. Questo rinsalderà i rapporti dei giovani tra loro e con l'Associazione.
In questo mese di marzo, inizierà la raccolta della manioca. Ho chiesto a Neldo di formare un gruppo con due giovani per andare a cercare i possibili acquirenti di manioca perché si possa organizzarne la commercializzazione (discutere prezzi, quantità di prodotti, presentazione, periodicità).
In un'area di 1 ettaro di terra vicino alla casa i ragazzi hanno piantato granturco e fagioli. L'unione tra la coltivazioni di due specie differenti (granturco e fagioli) è molto interessante dal punto di vista agronomico e ecologico.
I ragazzi stanno anche concludendo la costruzione del recinto dell'area con alberi nativi, con l'obiettivo di preservazione permanente della natura. Così rispettiamo le leggi ambientali senza pregiudicare l'ambiente (specialmente l'acqua).
Un grande e fraterno abbraccio a tutti, con stima.

Osmar


Lettera di Lidia da Foz do Iguaçu (marzo 2006):

"Sono passati 15 giorni dalla nostra partenza. Mentre scrivo, tutti sono al lavoro. Di fronte alla casa, i ragazzi sistemano il campo di calcio. Orsola è alle prese con il decespugliatore che è molto ambito da tutti perché per ora è la cosa più tecnologica che i ragazzi hanno a disposizione. Paulo, oggi ha portato con sé Josè: ce lo mandano dalla comunità di padre Pedro; è una prova... se gli piacerà lavorare qui, potrà entrare del progetto.
Junior è disperso tra l'erba alta e i sassi. Manca Julio che ieri è stato al poliambulatorio; Adilson, non molto in salute, per ora fa solo piccoli lavoretti e Jurandir è con Pedro. C'è il sole: 35 gradi.
All´entrata della nostra casetta di legno e mattoni c'è un'immagine di Charles de Foucauld con i suoi amici mussulmani. L'amicizia è sicuramente un perno del progetto Madre Terra.
Noi italiani iniziamo appena a comprendere che abbiamo tanto da conoscere, ascoltare, capire... Enrico che emerge in questo momento dal campo di granoturco, mi dice: "ho capito una cosa. Secondo me, chi di noi italiani viene qui, deve presentare questi requisiti: amare il progetto fino in fondo, avere voglia di lavorare, intendersi un po' di agricoltura e lavorare con i ragazzi".
Ho parlato con suor Anita del poliambulatorio della Morenita. Le ho detto che noi siamo stupiti perché qui tutto sembra a rilento, tranquillo...il lavoro, gli orari... Lei da buona trentina mi ha detto che quando è arrivata si è spaventata di questo, ma poi ha capito che è una delle diversità fra noi occidentali e i brasiliani. Contemporaneamente ci stupisce la loro gentilezza e pazienza. Le sfide sono tante e per tutti. Abbiamo fatto conoscenza con gli autisti degli autobus che passano regolarmente dal Remanso Grande. Il tratto di strada dal nostro cancello alla strada principale è gratuito. Gli autisti se ci trovano lungo la strada, si fermano e ci fanno salire. Sembrano i nostri taxisti personali.
I ragazzi sono simpaticissimi, intelligenti e attenti a tutto. Capiscono l'italiano meglio di quanto noi capiamo il brasiliano. C'è tanto da fare, pensare e stare insieme... Lidia

Torna al sommario