Aperte quattro nuove "Case lar"


Pubblicato su "Oreundici" di settembre 2006

Rivedere il Brasile dopo anni di assenza è stata una gioia e una riscoperta. La distanza fa scoprire valori che il quotidiano e la vicinanza molte volte nascondono o offuscano. Sentivo una gioia interiore nel vedere la coesistenza della povertà con la forza della vita; l'assenza di tante comodità e la presenza costante della gentilezza e dell'ospitalità (negli uffici e nei negozi si ha l'impressione di essere accolti come in una sala da visita dove il "cafezinho" e il bicchiere d'acqua sono sempre a disposizione); la fede basata non sul "ragionare" ma sulla fiducia manifestata attraverso espressioni comuni a tutti, ricchi e poveri, colti e ignoranti: "vai com Deus", "fica com Deus" (che Dio ti accompagni, resta con Dio). Ho percepito un ritmo diverso nel vivere il quotidiano, l'incontro con l'altro è prioritario e passare momenti insieme è quasi più importante del "fare qualcosa". L'affettività è un valore che non viene nascosto, né vissuto con la preoccupazione di cercare cause ed effetti, ma viene manifestata nei gesti e nelle parole con spontaneità.
Mi rendo conto che molte volte queste cose possono creare difficoltà e suscitare interrogativi in chi si accosta alla realtà brasiliana spesso così povera. Allo stesso tempo sono sempre più convinta dell'importanza e della bellezza dell'interscambio culturale tra i popoli, fondamento della solidarietà. Solo così la solidarietà può essere fattore di promozione dei popoli e incarnazione dei valori evangelici di accoglienza, gratuità e condivisione.
Sono arrivata a Foz per rivedere gli amici e le novità dei progetti che sosteniamo.
La Fundaçao Nosso Lar dal 1999 ad oggi ha ricevuto il riconoscimento delle autorità locali per il lavoro svolto. Soprattutto la realtà di vita dei ragazzi, cresciuti con l'aiuto degli amici italiani, è un riconoscimento ancora più grande della validità dell'impegno di Ivania, Valtenir e di tutti i funzionari delle Case lar. In questi anni i cambiamenti sono stati molti e l'equipe di lavoro si è rafforzata. Ad esempio, nella Casa 7 la madre sociale è Neide, una ragazza cresciuta nelle Case lar: lei stessa ha scelto di "ridare agli altri quello che aveva ricevuto" e chi meglio di lei può sapere cosa vuol dire essere "un bambino delle case lar"?!; Marcelo oggi è un funzionario della Itaipu, diversi ragazzi delle case lar e della favela si inseriscono nel progetto Madre Terra realizzando così il "sogno di Arturo per i giovani".

Attualmente ci sono otto case lar e una casa della gioventù. Ho visitato tutte le case, ho conosciuto tutti i bambini e rivisto quelli che già conoscevo. La vita e la gioia si sprigionano in tutti i modi nonostante il passato difficile di ognuno.
Quattro nuove case lar accolgono i bambini provenienti dalla Casa Abrigo e dagli orfanotrofi comunali; due case di passaggio accolgono bambini e ragazzi da zero a 18 anni, suddivisi in due fasce di età, in attesa che i servizi sociali decidano la loro destinazione. L'obiettivo principale è sempre il riavvicinamento del bambino alla famiglia di origine, anche attraverso un sostegno economico, psicologico e sociale al nucleo familiare. In questi casi l'adozione a distanza di uno di questi bambini significa sostenere tutto il suo nucleo familiare. Quando ciò non è possibile, si cerca una famiglia che accolga in affidamento i bambini. L'inserimento nelle Case lar è l'ultima possibilità.

La casa della gioventù è il ponte verso il lavoro e l'autonomia dei giovani. Alcuni già lavorano, abitano da soli o con un'altra persona. Molti continuano a ricevere un aiuto economico. La Fondazione rimane "la casa dove tornare" nei momenti difficili.

Ho colto una realtà sempre in movimento, con grandi problemi e ricerca di risposte. Molta strada è stata fatta, molta rimane da fare. E' necessario fare spazio al messaggio di Galeano: "L'utopia è all'orizzonte: quando facciamo due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e lei è più lontana di dieci passi: a che serve l'utopia? Serve a questo: camminare"

Paula Lemos

Torna al sommario