In visita a Madre Terra: una riflessione di Silvia Pettiti



Fattoria Madre Terra - il lago visto dalla terrazzaUNA STORIA DIFFICILE E AFFASCINANTE

In Brasile, a Foz do Iguaçú è molto evidente: camminiamo sulle orme di Arturo. Orme profonde, impresse nei cuori di quei brasiliani che Arturo ha conquistato poco a poco, in più di venti anni, con il suo messaggio di pace e di amore e che ci fanno sentire a casa, accolti, con la sola referenza di essere anche noi amici di Arturo. Così João, Neldo, Reginaldo (in ordine alfabetico, l'unico possibile!), i tre 'figli' di Arturo, insieme ad un gruppo di altri amici, erano all'aeroporto di Foz mercoledì 14 dicembre quando arrivava il nostro aereo, per darci il benvenuto. Poco lontano, nella casetta del Remanso Grande (la fattoria di Madre Terra che si trova a una decina di chilometri dall'aeroporto, a metà strada tra questo e la città di Foz), Ivania con la piccola Julia (48 giorni!) e un gruppetto di donne ci aspettavano per il pranzo.
Storie comuni le loro: orari di lavoro da conciliare con bambini da allevare (più numerosi che in Italia) e figli adolescenti da capire, qualche problema familiare, pallone e birra nei momenti di svago, conti da far quadrare. Ma anche progetti da sognare insieme per far crescere il sogno di Arturo che è diventato anche loro e nostro. Neldo quando ti spiega il suo lavoro per Madre Terra dice "Arturo mi ha insegnato che non basta che io voglia bene a lui, insieme dobbiamo fare qualcosa per gli altri".João, che è un altro tipo, ha chiamato il suo nipotino João Arturo e te lo presenta con orgoglio negli occhi. Reginaldo ti racconta che sarà sempre riconoscente ad Arturo per averlo accolto senza chiedergli chi sei, da dove vieni, ce l'hai un lavoro. Per avergli dato un'altra opportunità di vita.

Quando arrivi alla fattoria del Remanso Grande resti affascinato per la vastità del cielo che lo sovrasta, per la floridezza della natura, per la bellezza dei colori e resti incantato dalla dolcezza dei ragazzi che ti accolgono senza difese, senza paure. Poi ti guardi intorno, passeggi nella proprietà, osservi l'enorme lavoro che hanno fatto nel piantare il campo di manioca, ti ambienti nella casa, ti organizzi per difenderti dal caldo e dai mosquitos.
Cominci ad incontrare e parlare con Neldo, Osmar, Ivania e Valtenir, padre Giuliano, Margarida, Bladimir, Reginaldo, Geneci, Teolide e Antonino, Adriano,… i nomi sono tanti, qualcuno lavora al progetto, altri sono amici che conoscono Arturo e "se c'è bisogno posso aiutare", qualcuno vive a Foz, qualcun altro è venuto per l'occasione.

I ragazzi li vedi di lontano, partecipano ai pranzi domenicali, i 'churrasco' che radunano famiglie e amici. Li chiami quando c'è qualche problema alla casa per l'approvvigionamento dell'acqua e sono sempre disponibili. Li incontri alla sera, dopo il lavoro, quando vanno al lago per tuffarsi in acqua, giocare, distendersi. Li saluti quando entri e quando esci dal Remanso per andare in città o per un appuntamento. C'è la proprietà che è enorme, un elenco di lavori da fare che non sai quanti soldi e quanto tempo richiederanno e quasi quasi ti scoraggi, sogni l'agriturismo che sarà, pensi al ristorante e cosa inventarti perché abbia successo, guardi il laghetto. E ci sono quei ragazzi che forse non sanno ancora esattamente perché sono lì e che cos'è il progetto Madre Terra. Ma pensi a loro, alle loro storie. Faticano nel lavoro quotidiano della terra, la sera spesso sono soli e non sanno organizzarsi, ma ti piace pensare che se avranno pazienza e fiducia la terra che stanno lavorando potrà realmente diventare madre per loro… Sono ragazzi, sono adolescenti, hanno storie difficili da accettare, accanto adulti che vogliono il loro bene ma non sempre sanno come.
E' una storia difficile e affascinante, una storia che ti prende il cuore. Sono i passi che possiamo continuare sulle orme di Arturo.

(Silvia Pettiti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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