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Il dono della terra
Conoscere la terra, ascoltarla, sentirla e toccarla con tenerezza, riverenza
e rispetto, ci rende più umani... Ogni qualvolta gettiamo un seme
nel cuore della Madre Terra, essa lo accoglie nel suo calore di madre
e lo addotta come un figlio. Questo re-incontro è sacro, in esso
si scatena una cospirazione in favore della vita. Come i semi infatti,
tutti siamo figli e figlie della terra. I semi da lei venuti e che a lei
ritornano, ci insegnano che per dare la vita bisogna passare per la morte.
Noi che siamo terra e acqua organizzate in forma di corpo umano, siamo
la stessa terra che prende coscienza di sé.(Osmar Mosca Diz)
Avevo in cuore questi pensieri mentre la macchina di Neldo percorreva
la strada sterrata che conduce al Remanso Grande, su cui prende forma
stabile il Progetto Madre Terra.
Dall'aeroporto, percorsi tre chilometri e mezzo sulla Avenida das Cataratas,
voltando a sinistra verso l'Iguaçu si percorrono due chilometri
di asfalto e altrettanti di sterrato. Una piazzola erbosa introduce il
visitatore alla tenuta Remanso Grande: Grande Quiete-
Tranquillità-Riposo. La denominazione nasce forse dall'ansa che
il fiume sottostante forma in direzione sud-est e che, rallentando il
flusso già pacifico delle acque, imprime al corso un ritmo profondamente
tranquillo.
La terra, poco meno di trentotto ettari, ha la forma del palmo di una
mano rivolta al cielo che protende le dita verso il fiume. Ci si imbatte
subito in una chacara in muratura, grande e in ottimo stato, protetta
da alberi ombrosi. A lato un piccolo giardino con altalene e panni stesi
suggerisce al cuore un lavoro temperato dal riposo e dal gusto della vita.
( vedi foto n. 114 e 203).
Percorrendo un sentiero di terra rossa, inciso nell'erba del prato, ci
si trova come al centro di un maestoso elisse: sulla destra un laghetto
abbastanza ampio da cui sgorga un ruscello chiacchierino, e sui tre lati
restanti il verde della campagna. Il sentiero svolta a destra e costeggia
il lago. Un piccolo frutteto, un capanno per gli attrezzi e poi, nel mezzo
di un boschetto, una casa colonica in ottimo stato, quasi sulla riva del
lago, a destra e a sinistra fiori e piante di caffè e alle spalle
un campetto da calcio con tanto di porte. Un cavallo bianco pascola in
pace e dondola la coda al vento. ( vedi foto 131 - 126 - 145).
Oltrepassata la casa ci si imbatte in un ettaro circa di terreno destinato
a diventare un bellissimo agrumeto. Il sentiero poi si inoltra in una
valletta e scende scosceso sul fiume che abbraccia per due lati la tenuta...
navigando per circa 3 chilometri a destra si arriva alla chacara di Arturo
(vedi foto n. 199 - 165 ).
Una barca sonnecchia sulla riva. Il bosco è lussureggiante, silenzioso
e animato da mille sussurri di vita.
Risalendo il pendio del fiume, si apre una vasta area, circa sette ettari,
che si è già iniziato ad arare per piantarvi mandioca. Il
ruscelletto che nasce dal lago passa a lato di un bel capanno per gli
attrezzi è come un nastro azzurro che delimita da una parte l'area
grande della mandioca e dall'altra tre appezzamenti paralleli di circa
4 ettari ciascuno che sono attualmente allo studio per deciderne la coltivazione
(vedi foto n. 194).
Sul fondo mandrie di mucche bianche pascenti mandano messaggi per gli
occhi e soprattutto per la mente e il cuore: la terra è un dono
da custodire e da amare. La terra è madre, ci nutre e ci offre
lezioni di amore e di gratuità. La terra è il Pensiero Creativo
reso tangibile ai nostri sensi, ma per comprenderla nella sua pienezza
occorre l'intuizione dei figli di Dio.
Roselda
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