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Messaggio di Giulio nel quaderno delle visite di Madre Terra - 1 novenbre
2005
Parto tre tre ore, lascio il Brasile dopo un mese di lavoro nella chacara
di Madre Terra.
Dopo un mese con Neldo, Paulo, Jurandir... che non mi hanno lasciato solo
un istante, che ogni volta che rompevo l'enxada (zappa) sempre accorrevano
ad aggiustarla, che ogni volta che sedevo esausto a riposare, sempre sedevano
con me.
Porto calli e ferite sulle mani ora, che non avevo quando sono partito,
ma che vorrei potessero durare a lungo a ricordare il cielo immenso sopra
la terra rossa, un cielo così, più grande che in Italia,
un cielo che accoglieva ogni battito della zappa sul solco dell'aratro...
Capiterà, nel freddo gelido dell'inverno, che queste mani prendano
nuovamente la penna, linde, pulite e delicate, ma ricorderanno il sapore
delle spine e il colore della polvere a fine giornata.
Quello che importa è che ho conosciuto e condiviso il modo vero
ed arcaico di guadagnare il pane, quello che porta seco dignità
e fatica: curare la terra, che sa essere madre generosa ma esigente. Così
che vien da pensare (cosa tutt'altro che scontata alle mie latitudini)
che non tutto ciò che abbiamo ci è dovuto, ma che esiste
una maniera per ottenerlo che implica però impegno e perseveranza.
Lezione, questa, che non dimenticherò! E che mi è stata
insegnata singolarmente da ciascuno di voi: dal piantare grama (erba)
con Julio sotto il sole, all'estrarre pietre con Jurandir e Paulo che
rideva e urlava sempre... E quest'entusiasmo è il bene più
prezioso che ci sia!
Grazie
Giulio
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