Un gruppo di 18 padrini e amici delle Case lar, guidati da don Mario, ha partecipato al viaggio in Brasile organizzato da Ore undici in occasione della Pasqua. Sono stati dodici giorni molto ricchi e intensi, indimenticabili a detta di tutti coloro che vi hanno partecipato, a contatto con la realtà culturale e sociale brasiliana oltre naturalmente che con le bellezze del grande paese sudamericano.
Il gruppo
è partito dall'Italia il 6 aprile e ha fatto la sua prima tappa a Rio de
Janeiro, dove è stato accolto da due amici, Marcia e Luigi. Il soggiorno
nella città brasiliana ha previsto escursioni turistiche - le spiagge, il centro
storico, Maracana, il Pan di Zucchero - e incontri significativi, con Waldemar
Boff (responsabile del SEOP, Servizio di educazione e organizzazione popolare)
e alla "Casa das meninas", che accoglie giovanissime madri e gestanti inviate
dal Tribunale dei Minori.
Mercoledì 11 aprile il gruppo si è trasferito a Foz do Iguaçu, dove è stato festosamente accolto dai bambini delle Case Lar. Qui i padrini hanno incontrato i bambini e visitato le 5 case lar, partecipato alle celebrazioni della Settimana Santa presiedute da fratel Arturo Paoli, visitato l'Associazione Fraterna Alleanza (la comunità fondata da Arturo) e la favela Morenita che si estende proprio accanto ad AFA. Anche a Foz c'è stato spazio per visitare i più bei luoghi, dal Parco degli Uccelli alle Cascate di Iguaçu.
Rio de Janeiro: Luigi, Marcia e la Casa das Meninas
Brasiliana lei, italiano lui, Marcia e Luigi sono la coppia di amici che ha accompagnato il gruppo nel soggiorno a Rio. Luigi - docente di Filosofia della politica all'Università di Rio - si è rivelato un ottimo Cicerone. Ha animato la visita nel centro storico, le passeggiate lungo la mitica spiaggia di Copacabana, le soste fuori programma - come quella per lo spettacolo di giocolieri, musici, acrobati "Fin de semana" - con vivaci spiegazioni sulle più belle tradizioni brasiliane, dal carnevale alla samba.
La moglie
Marcia invece è la coordinatrice di un progetto sociale davvero di frontiera.
Da un anno circa ha aperto la "Casa das meninas" (la casa delle bambine
madri), dove accoglie circa dieci giovanissime madri o gestanti provenienti
dalla zona più povera della città, delle quali ha ottenuto l'affidamento dal
giudice minorile. L'intento di Marcia è quello di rendere l'opinione pubblica
cosciente delle condizioni delle donne delle favelas, completamente abbandonate
a se stesse, vittime di violenza e abusi, prive di ogni aiuto da parte del governo.
Collaborano con Marcia, e vivono nella casa, la madre e la sorella. L'entusiasmo
e l'audacia di Marcia sono apparsi ancora più accentuati dalla povertà dei mezzi
a sua disposizione. Cosicché il gruppo dei padrini italiani ha deciso di aprire
una raccolta di fondi per l'acquisto di un nuovo pullmino per Marcia.
Rio de Janeiro: Valdemar Boff e il progetto Seop
L'incontro
con Valdemar Boff a Petropolis, nella periferia di Rio de Janeiro - un'ora e
mezza di pullman percorse in mezzo alle montagne per raggiungerla -, è stato
uno dei momenti più intensi del soggiorno del gruppo a Rio.
Fratello del teologo della liberazione Leonardo Boff, Valdemar vive con la moglie e ha fondato il "Seop", Servizio di organizzazione popolare, un movimento le cui parole-chiave sono la solidarietà, la trasformazione delle strutture economiche, sociali politiche perverse, la "pedagogia della pelle" - per i bambini, gli uomini, le donne della favela che non esistono per nessuno una mano sulla spalla o una carezza o una stretta di mano sono i primi segni che danno loro il senso di esistere -, l'impegno politico, il diritto dei poveri di costruirsi il loro futuro.
"In Brasile gli esclusi sono 36 milioni, 70 se si aggiungono coloro che vivono con il minimo indispensabile" ha spiegato Valdemar. "Noi lavoriamo con queste persone che sono il rifiuto della società perché crediamo che il cambiamento venga dalle persone, da relazioni attraverso cui far uscire il bello che sta dentro a ciascuno. Tutte le relazioni vanno ripensate perché la logica che ferisce il povero è la stessa che ferisce anche la natura… per questo io penso che occorra "globalizzare la solidarietà".
Il Seop stampa un giornale settimanale, un piccolo foglio, che tuttavia è guardato con molta attenzione dai politici perché lo considerano indicativo per cogliere le idee e i movimenti all'interno della favela. Oltre al giornale, il Seop ha organizzato una piccola scuola e avviato una farmacia dove vengono prodotti e venduti medicinali ottenuti da piante coltivate in un orto concimato con un sistema di depurazione naturale.
Foz do Iguaçu: incontro con i bambini delle Case lar
Mercoledì 11 aprile il gruppo dei padrini ha raggiunto Foz do Iguaçu dove ha trovato ad attenderlo in aeroporto una vivace e commossa schiera di bambini accompagnati da Ivania Valtenir e alcuni genitori e raccolti attorno al cartellone "Nosso lar". Per quasi tutti i padrini che hanno partecipato al viaggio è stato il primo incontro con i loro bambini adottivi. Festa, emozione, abbracci, regali...
La realtà di vita e relazione che don Mario e il gruppo hanno trovato è parsa molto positiva in ciascuna delle cinque case lar, anche nella quinta che è però ancora in fase di assestamento. Oltre alle case - dove ogni padrino è stato un giorno ospite per il pranzo in quella dove vive il "suo" bambino adottato - , il gruppo ha visitato la sede della Fondazione Nosso Lar, che è il luogo dove Ivania e Valtenir (i coordinatori del progetto) lavorano e incontrano i genitori sociali e dove lavora la psicologa Rosineide. Una nuova casa è stata presa in affitto per svolgere i laboratori di "arte curumin" con i bambini delle case lar e del quartiere, curati da Rosli. Qui si è svolto lo spettacolo di "arte curumin" preparato dai bambini, fatto di canti, musica, danza, recita.
A Pasqua i bambini delle 5 case lar insieme a tutto il gruppo italiano, ad Arturo e Nicola hanno partecipato al "pranzo gaucho" in una fattoria caratteristica nella periferia di Foz.
Foz do Iguaçu: Associazione Fraternità Alleanza
L'Associazione Fraternità Alleanza (AFA) è il nome della comunità fondata da Arturo Paoli nel quartiere Boa Esperança di Foz do Iguaçu, che il gruppo ha naturalmente visitato. AFA è "una fraternità di religiosi e laici all'interno della favela per dare dignità lavoro e speranza agli ultimi": questo dice il depliant che ne presenta lo spirito e le diverse attività.
"Veramente non so come sia cresciuto il progetto Fraternità. Mi pare che i miei occhi siano stati più chiusi che aperti. Ho la coscienza di ave pensato sempre a una piccola cellula del Regno" dice Arturo. Le attività sono numerose e si possono raggruppare secondo i "destinatari" cui sono rivolte: il progetto latte (cioè la distribuzione quotidiana di un litro di latte a circa 50 famiglie), la ludoteca (chiamata "cantinho de ternura", angolo della tenerezza), il doposcuola e la mensa sono rivolti ai bambini e sono oltre un centinaio quelli che vi partecipano. Per le donne - sempre mamme - sono pensati l'ambulatorio erboristeria e la "casa delle donne" (un luogo dove incontrarsi per realizzare lavori di ricamo cucito e altro ed insieme parlare e stare insieme imparando così la cura verso se stesse e i propri piccoli).
Inoltre per ascoltare e solidarizzare con le famiglie Arturo e gli altri volontari che si alternano accanto a loro visitano regolarmente la favela Morenita dalla quale provengono molti dei bambini e delle donne che frequentano AFA. In questi locali il giovedì santo il gruppo ha incontrato il vescovo di Foz, un caro amico di Arturo che ogni anno visita AFA il giorno dell'ultima cena. A fianco di AFA opera la Fondazione Charles de Foucauld, anch'essa nata per iniziativa di Arturo, che lavora con gli adolescenti e i giovani. Per loro sono organizzati corsi di computer e di "capoeira" (una danza-lotta popolare brasiliana che viene proposta come disciplina di autocontrollo), mentre Andrea, attore di teatro italiano che vive in Brasile da alcuni mesi, ha attivato un laboratorio ispirato al teatro dell'oppresso. In occasione del viaggio del gruppo italiano è stato preparato e realizzato uno spettacolo che è risultato molto significativo per gli attori prima ancora che per il pubblico.
La favela Morenita, periferia di Foz
La
favela che si estende a poca distanza dalla casetta dove abita Arturo si chiama
favela Morenita. E' un aggregato in movimento, tanto che quando AFA - l'Associazione
Fraternità Alleanza fondata da Arturo - nacque ne era all'interno, mentre ora
si trova ai suoi margini.
In favela vivono molti immigrati provenienti dall'Argentina e dal Paraguay, attirati a Foz dal molto lavoro offerto dalla grande centrale idroelettrica dell'Itaipu - negli ultimi vent'anni la popolazione di Foz è quasi triplicata. La realtà di vita nelle favelas è di estrema povertà, mescolata a violenza e ingiustizie. La creatività e la voglia di cambiare è altrettanta. Gli abitanti della favela si insediano dapprima occupando la terra, poi assemblando delle assi, quindi costruendo un muro, poi un tetto… in questo senso nella favela si coglie un continuo movimento. Le donne spazzano la terra davanti a casa, i bambini pur vestiti di niente sono puliti e dignitosi. Tra le case della favela, vicino ad AFA, si trova una piccola chiesa dove Arturo celebra la messa e dove il gruppo ha partecipato alla celebrazione eucaristica il giorno di Pasqua.
"Il nostro debito con la vita...": lettera di una madrina
"Mi è capitato più volte di incontrare persone che rientravano in Italia dopo un soggiorno, più o meno lungo, nel cosiddetto terzo mondo… Africa.. America Latina… Avevo anche in qualche modo potuto intuire, in forma latente, la loro resistenza a raccontare l'esperienza fatta; quasi che un velo di pudore cadesse sulla propria responsabilità dopo avere constatato di persona una realtà umana, storica e sociale tanto diversa dalla nostra e così interrogativa per noi. Quando l'esperienza è toccata a me ho capito che non mi ero sbagliata: anch'io al rientro dal Brasile, ho difficoltà a raccontare.
Mi pare di fare retorica sulle esigenze e sui sentimenti più profondi del cuore umano, allorché si rivestono di una patina, di "decadenza" perché costretti dall'ingiustizia e dal bisogno. In un contesto di disuguaglianza economica elevata a stile di vita, ti sembrano inevitabili prostituzione, sesso a buon mercato, violenza e abuso dei deboli: segni di una povertà e di uno squilibrio che gridano vendetta al cospetto di Dio. Eppure in tanto contrasto vedi volti di poveri senza rancore, sguardi privi di avidità, comportamenti esuberanti, accoglienti, capaci della gioia di vivere; ti accorgi che c'è gente rappacificata con se stessa, con gli altri, con Dio. Personalmente sono stata colpita dai volti e dagli occhi delle persone, in particolare dei bambini: occhi grandi, neri, con sguardo profondo, velato di malinconia.
La malinconia che ho sentito aleggiare nelle favelas, e che ho visto nelle profonde rughe delle donne in chiesa alla messa di una Pasqua indimenticabile, celebrata nel capannone delle favelas! Qui al canto di Comunione ci siamo sentiti a casa nostra: "Pascoa sagrada! O festa universal/No mundo renovado è Jesus glorificado!… Vivamos a alegria, conquistada un nieio à dor! La gioia della Resurrezione ha davvero vinto ogni tipo di morte. Al di là dei concettismi e dei razionalismi occidentali, al di là di dottrine e ideologie, lungi infinite miglia dalla nostra Italia, ci siamo sentiti davvero familiari di questo popolo, legati da vincoli inalienabili di bambini adottati, coinvolti nella loro storia oso dire di "miseria e nobiltà". Inevitabilmente compromessi con le vicende personali di quanti abbiamo conosciuto, partiamo con la speranza di saldare anche il debito con la vita che ci siamo accorti di avere."
Marianna Caiazzo