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LA STORIA DI SANDRA

il punto sulla situazione delle Case lar

di Paula Lemos

Facciamo il punto sulla situazione del progetto Case lar, che molti hanno iniziato a seguire fin dal 1996 quando ha mosso i suoi primi passi. In questo momento sono 56 i bambini ospitati nelle case famiglia gestite dalla Fondazione Nosso Lar. Ma quel che è più significativo è che, dopo oltre dieci anni di impegno, si cominciano a notare alcuni segni di cambiamento nella realtà sociale di Foz do Iguaçu. Uno di questi segni si è manifestato in occasione dell’ultimo Natale, quando sono state promosse diverse iniziative relative all’adozione dei bambini abbandonati. Ivania Ferronato, responsabile d e l l a F o n d a - zione, è intervenuta in varie iniziative per spiegare il senso e gli obiettivi del lavoro svolto. “La Fondazione accoglie bambini e adolescenti inviati dal servizio sociale e dal giudice dei minorenni. Quando i bambini sono piccoli è più facile trovare una famiglia che si faccia carico della loro adozione legale. Quando sono più grandi o presentano qualche disabilità mentale o fisica è molto più difficile trovare una soluzione di accoglienza per loro. Per questa ragione restano più a lungo nelle nostre Case lar. Il problema diventa urgente al compimento dei loro 18 anni di età dal momento che la legge prevede l’accoglienza fino a quella età”. Che fare allora? La Fondazione diventa sostegno umano e economico fino a quando questi ragazzi trovano una loro sistemazione autonoma.
In mezzo a tante difficoltà, delusioni, problemi, il lavoro costante di Ivania, Valtenir e di tutta l’equipe della Fondazione ha realizzato veri e propri sogni che si sono avverati nella vita di alcuni dei ragazzi cresciuti nelle Case lar. Un esempio è quello di Sandra do Nascimento, una giovane di diciotto anni, che è arrivata alla Fondazione quando aveva appena tre anni. Dopo due tentativi falliti di adozione oggi è lei, Sandra, ad avere adottato quattro persone. Questo è potuto accadere perché Sandra ha sempre pensato di essere lei la protagonista della sua storia. ”Nel mondo esistono due tipi di persone, come per “la pipoca” (i pop-corn). C’è il gran turco che scoppia e diventa pipoca e c’è il grano turco che resta in fondo senza scoppiare e prende il nome di “piruà”. Così ci sono persone che “scoppiano” progrediscono, camminano e ce ne sono altre che restano ferme” dice Sandra. La sua storia inizia con il ricovero in un ospedale di Foz perché aveva ingoiato qualcosa di strano. Lì la madre la lascia sola per ritornare a casa. Dopo tre giorni, pensando che sia stata abbandonata, la bambina viene inviata alla Casa Abrigo. Quando la madre torna a cercarla non la trova più. Così, in un secondo momento, viene inserita in una Casa lar. Seguono due tentativi di adozione legale, entrambi falliti, l’uno a dieci anni e l’altro a diciassette. Questa esperienza negativa è diventato stimolo per una giornalista che ha scritto un libro intervista sulla vita di Sandra. Il titolo è S/N una nuova storia: le due lettere possono sottintendere le iniziali di Sandra do Nascimento, ma anche il suo essere senza nome. Il racconto inizia con la notizia della nascita di una bambina, seguono tre pagine bianche per significare lo spazio vuoto nella vita di Sandra che non sa nulla della sua vita fino ai tre anni di età. Ma il fulcro del libro sta nel grande cambiamento vissuto da Sandra a cominciare dai suoi tredici anni. In quel momento infatti la Fondazione scopre che Sandra ha una sorella, grazie al servizio sociale dove la sorella era andata a fare i documenti dei suoi figli. L’impiegato collega la storia di questa ragazza con quella di Sandra. Sandra ritrova un filo che, poco per volta, attraverso non poche difficoltà, la ricongiunge alla sua famiglia. “Oggi” dice Sandra, “la storia si è invertita: sono io ad avere adottato tutta la mia famiglia di origine. Oggi sono molto felice”. Per questo Sandra si sente pipoca.

(marzo 2009)

 

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