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UNA COMUNITA' VIOLENTA

a Foz do Iguaçu il dramma dei giovani

di Paula Lemos e Silvia Pettiti

Eloir ce ne aveva parlato passeggiando tra il Colosseo e il Circo Massimo, la sera prima del suo rientro in Brasile: “Uscire di sera a Foz è un problema. Farsi degli amici quasi impossibile. Se vedi un gruppetto di ragazzi riuniti, quasi sempre al centro circolano droga, armi da fuoco, situazioni pericolose che basta un niente a trasformare in violenza o addirittura in omicidio”. Era il mese di luglio quando Eloir raccontava che cosa vuol dire avere vent’anni a Foz do Iguaçu, con una preoccupazione inquieta, che non voleva cedere alla rassegnazione. Contemporaneamente le più importanti istituzioni brasiliane e internazionali per la tutela dei diritti degli adolescenti e dei giovani rendevano noti i risultati di una ricerca sull’indice di violenza in Brasile: in tutta la nazione, grande diciannove volte l’Italia, la città con la più alta concentrazione di morti violente tra i giovani è Foz do Iguaçu. Rio de Janeiro è al 21° posto, San Paolo al 151°, nel Paranà tre città si trovano tra le prime dieci.
“Questa cifra potrebbe essere sufficiente a trasmettere la gravità del fenomeno in Brasile, soprattutto se pensiamo che l’omicidio di un adolescente dovrebbe essere un fatto estremamente raro in qualunque società” commentano le istituzioni che hanno condotto la ricerca, tra le quali l’Unicef, il Segretariato per i diritti umani della Presidenza della Repubblica brasiliana, l’Osservatorio sulle favelas, il Centro di ricerca e prevenzione della violenza. “La particolare posizione geografica di Foz do Iguaçu, al confine con Argentina e Paraguay, ne fa un passaggio per l’ingresso in Brasile di merci di contrabbando, droga, armi. Negli ultimi trent’anni, dopo il completamento della diga idroelettrica Itaipù e con l’avvento della rivoluzione tecnologica, la città non è riuscita a darsi una economia con radici solide, né ha saputo darsi una strategia industriale. È cresciuta la disoccupazione di massa, dovuta anche al notevole aumento della popolazione attirata dalla Itaipù” specifica lo studio. Il problema riguarda soprattutto le favelas, dove i giovani senza lavoro sono facile preda della malavita. Il rischio per i maschi è dodici volte superiore che per le donne, e per un adolescente di colore quaranta volte maggiore che per un coetaneo bianco.
Che fare? È possibile fare qualcosa? A parte il tentativo di ridurre la portata del dramma da parte del Segretario della Sicurezza Pubblica dello Stato del Paranà (nel quale si trova Foz do Iguaçu, che ne è la terza città per popolazione), la Segreteria per i bambini e l’adolescenza sta promuovendo alcune iniziative per migliorare la condizione di vita dei bambini e dei giovani in situazione di vulnerabilità sociale. Il programma “Atitude” ha l’obiettivo di prevenire la violenza tra i giovani e gli adolescenti, intervenendo verso i ragazzi e le loro famiglie, sia quando sono vittime della violenza sia quando ne sono attori. Atitude è stato attivato in cinque quartieri della città e coinvolge circa 10 mila persone (su un totale di oltre 300 mila abitanti).
Foz ospiterà inoltre un “Centro della Gioventù” che dovrebbe avere lo scopo di prevenzione e recupero dei giovani nella città con il più alto tasso di violazione dei diritti fondamentali dei bambini e degli adolescenti e con il più alto numero di adolescenti in carcere per coinvolgimento nel traffico di droga.
Il piccolo segno di speranza e di futuro rappresentato da Madre Terra, che ha per destinatari proprio i giovani maschi di questa città così martoriata dalla violenza, non è soltanto una possibilità per i sogni di Eloir e degli altri ragazzi che lavorano nel progetto, può essere anche la testimonianza di una società fondata sull’amicizia e sul lavoro.

(novembre 2009)

 

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