
SOLIDARIETÀ
LA TERRA CHE FA VIVERE
analisi e prospettive secondo l'agronomo
a cura di S.P.
Quella lì mi deve dare da mangiare… mi ha detto tante volte Camillo Pacini guardando la terra, la sua terra, comprata più di trent’anni fa con l’aiuto di Arturo Paoli e di un gruppo di amici. Ora è un’azienda ortofrutticola solida e rinomata in Toscana e non solo.
Lavorare la terra è una passione, una vocazione quasi, ma richiede serietà, competenza, dedizione se ti deve dare da mangiare. Così leggendo le ultime notizie che arrivano da Madre Terra viene da pensare che si stia facendo quel passo importante: trarre dalla terra il necessario per vivere. E dunque attrezzarsi per riuscirvi. Franco Turri, l’ agronomo veneto che sta affiancando i responsabili di Madre Terra (Neldo, Bladimir e Eloir, impegnati rispettivamente nella produzione, amministrazione e commercializzazione), pare ottimista: “La produttività dell’area di coltivazione della manioca è nettamente superiore alla media nazionale e questo dato è tanto più positivo visto che lavoriamo in biologico. Il prezzo di vendita della manioca messa in sacchetti, sbucciata e fresca è anch’esso superiore alla media nazionale. Non si prevedono cali della domanda e il prezzo della manioca è tendenzialmente in rialzo. In base a queste stime, Madre Terra potrebbe realizzare, nell’arco di un anno, un utile netto di oltre 50 mila euro”.
Molte sono le prospettive che si possono aprire: “Vi sono tutti gli elementi perché Madre Terra possa diventare modello di ‘buone pratiche agronomiche’, così da favorire l’inserimento di giovani in agricoltura e la crescita di una agricoltura ecocompatibile” prosegue Franco. “La posizione dell’azienda favorisce lo sviluppo di attività parallele, come la formazione didattica e il turismo responsabile. Si potrebbe offrire al turista la possibilità di avvicinarsi in modo più vero a questo territorio e alle sue problematiche sociale, ma soprattutto alla esperienza di Arturo Paoli, che nei molti anni vissuti a Foz, ha tracciato un percorso di vita nuova che sta producendo molti frutti”.
Molti sono i passi ancora da fare, naturalmente. “La produzione è oggi centrata sulla coltura della manioca, in rotazione con mais, canna da zucchero, fagioli, arachidi. Di recente è stata introdotta l’orticoltura e si sta sviluppando la frutticoltura - ananas, maracuja, papaja - e l’itticoltura. Bisognerà gradualmente potenziare le colture intensive, cioè gli ortaggi e il frutteto, attraverso tecniche come la rotazione, il riposo dei terreni, il sovescio…” afferma Franco Turri. Ma la sfida maggiore, come sempre, si gioca sul piano umano: “Si tratta di passare da una mentalità di sussistenza a una mentalità di mercato, passare da agricoltori a imprenditori agricoli. Come si fa? Un obiettivo sarà quello di selezionare pochi ma eccellenti ambiti di produzione, lavorando con un sistema di monitoraggio e valutazione delle attività e dei risultati”. Tutto questo non dovrà però trasformare l’azienda e chi vi lavora in un sistema rivolto alla mera crescita economica. “Le valutazioni economiche e di mercato dovranno integrarsi con quelle che generano il benessere della persona e l’integrazione sociale delle fasce più deboli”.
Di recente si è reinserito nel gruppo di Madre Terra Cristiano, dopo un periodo di lavoro all’esterno. Si è aggiunto anche un altro giovane, Ivan, proveniente dalla casa di accoglienza del carcere minorile di Foz do Iguaçu, che ha già precedenti esperienze di lavoro nella coltivazione degli ortaggi. “Ci fa piacere, ovviamente, offrire ai giovani che hanno un passato difficile la possibilità di ricominciare, in un ambiente accogliente, sereno, che cerca di dare respiro alla vita pur nelle tante difficoltà che incontriamo e nei limiti di quello che riusciamo ad essere” commenta don Mario. “Sono ottimista per il lavoro che Franco sta facendo insieme a Neldo, Bladimir, Eloir e a tutti i ragazzi che lavorano a Madre Terra. Sono grato a ciascuno per l’impegno che ci sta mettendo”.
NOTIZIE SU MADRE TERRA
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(giugno 2011) |
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