
SOLIDARIETÀ
NEGLI OCCHI DI NELDO
ho visto l'Anima di Madre Terra
a cura di Paola ottomano
Da quando sono arrivata a Madre Terra sono stata osservatrice attenta. Meglio restare in ascolto, accumulare immagini, suoni, profumi... il calore dell’aria sulla pelle, tutti i sensi sono tesi in ascolto. E capire. Sono trascorsi ormai diversi giorni, ma le parole cercate, sino ad oggi, non arrivavano. Ora capisco perché. La storia da raccontare non era completa. Improvvisamente, una sera, seduta a un baretto brasiliano, popolare, con tavolini e sedie di plastica, con una birra e una cocacola, ho capito quale importante pezzo mancava a questa storia che ancora aspettava per essere scritta. Mancava la storia di uno come Neldo. Dovevo incrociare occhi come i suoi... quello che contengono è l’anima del racconto. Non potevo iniziare la storia senza di lui, senza i suoi occhi, senza aver prima visto i baci di suo figlio piovere sulle sue braccia... senza aver visto l’Amore. Perché Madre Terra è un posto bellissimo, ma non può essere raccontato senza aver visto la sua Anima.
Arrivando in aereo, dall’alto, colpisce subito il verde, il verde di piante che hanno bevuto e si sono nutrite dei raggi del caldo sole tropicale. Siamo arrivati ai tropici. Lo annuncia il profumo caldo dell’aria che pervade le narici, un odore diverso da quello di casa, ma un odore buono. La strada per Madre Terra è una distesa verde su terra rossa. Cielo terso e celeste fa da sfondo a nuvole bianche, nette e definite. Farfalle enormi e variopinte attraversano la strada, come allegri pedoni che non hanno pazienza di aspettare. Piccoli stagni e laghetti, rispecchiando, raddoppiano e ripetono la bellezza... Poi c’è Madre Terra, che è un posto meraviglioso. Non mi avevano avvisata. Forse perché volevano potessi godermi con sorpresa il piacere dell’arrivo, o forse perché le sensazioni non possono essere descritte, vanno solo vissute. Da quando sono arrivata l’unico desiderio è gustarle, dall’alba al tramonto. È bella la nebbia che si alza la mattina sul laghetto, e lo stordente baccano dei pappagalli, è bello il caldo sole del mezzogiorno, il sole che brucia le nostre pelli bianche, ma le nutre, anche, e le colora. Sono belle le oche che, come comari, passeggiano per l’azienda, in gruppo, facendo lunghe passeggiate, lamentose se avvicinate da qualcuno, come perfette dame viziate e annoiate (chissà cosa si raccontano...). È bella l’azienda agricola, sono belli i campi lavorati, è bello l’impegno, sono belli i tentativi, riusciti o falliti, ma ugualmente importanti passi in avanti. Sono belle le mani degli agricoltori, che da oggi ringrazierò sempre. Sono mani di lavoratori, sporche solo agli occhi di chi le sfrutta ingrato, e non le bacia, mani che ci danno la vita più delle mani perfette, lisce e pulite del chirurgo che opera. È bello il sudore che imperla le fronti, un regalo per tutti, per i meravigliosi frutti che quel sudore, insieme all’acqua, al sole e alla terra, produce. È bello il tramonto, la luce che si fa rossa, il giorno che si fa sera. È bella la brezza che si alza, il vento che accarezza le foglie, l’aria ti accarezza e ti profuma. Sono belle le civette, regine della notte, e le stelle, i diamanti che non si possono raccogliere, che sono di tutti, e ci ricordano che la bellezza non va comprata, è già nostra.
E come in ogni creazione, dopo il giorno e la notte, dopo le piante e gli animali, alla fine di tutto, l’uomo. Perché una folata di amore profondo è passata di qui e ha cambiato i cuori di chi era aperto a cambiare, questa è la storia di Madre Terra. Questo ho visto negli occhi di Neldo, parlando di Arturo, ma anche parlando del suo modo nuovo di vedere la vita e di viverla ogni giorno. Perché Madre Terra è bellissima, ma non è niente senza la sua anima. Questo amore per il tutto, questo sentirsi se stessi, ma sentirsi anche l’altro, è l’ultimo pezzo di questa storia fatta di natura, di cui l’uomo e l’amore di cui può essere consapevole, è integralmente parte.
NOTIZIE SU MADRE TERRA
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(maggio 2011) |
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