Briefing del Sinodo: Foresta amazzonica al collasso ed Eucaristia al primo posto

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-10/sinodo-vescovi-amazzonia-briefing-nobre-krautler-ecologia-celibi.html
In Sala stampa vaticana gli interventi del premio Nobel per la pace Carlos Alfonso Nobre, brasiliano, del vescovo emerito di Altamira Xingu, monsignor Erwin Kräutler e dell’esperta ecologista Ima Celia Guimaraes Vieira, accanto a Paolo Ruffini e padre Giacomo Costa

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Il grido d’allarme della scienza, che per bocca del premio Nobel per la pace 2007 Carlos Alfonso Nobre ricorda che siamo molto vicini ad un collasso della Foresta amazzonica, e quello della Chiesa, rappresentata dal vescovo emerito di Altamira Xingu, in Brasile, monsignor Erwin Kräutler, che denuncia come la centrale idroelettrica di Belo Monte, la terza più grande del mondo, sia un’aggressione a tutto l’ecosistema, risuonano con forza nella Sala stampa della Santa Sede durante il terzo briefing del Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. Poco prima, sintetizzando i lavori della qunta congregazione generale, tenuta al mattino, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, aveva sottolineato che alcuni padri sinodali hanno parlato di “ecocidio” e di peccati ecologici, a danno della creazione e dell’armonia del Creato, che andrebbero riconosciuti e confessati, perché “peccati contro Dio, contro il prossimo e le future generazioni”.

Kräutler, l’Eucaristia è un obbligo per il cristiano

L’80 enne vescovo Kräutler, originario dell’Austria, che vive nella Foresta amazzonica da quando ne aveva 26, e da 30 anni è sotto scorta perché sostiene gli indios e difende la Foresta, ricorda che il Papa, nell’annunciare il Sinodo, “ha chiesto un’attenzione speciale per i popoli indigeni, che sono a rischio”. Sollecitato sulla proposta dell’ordinazione di uomini sposati, monsignor Kräutler sottolinea che migliaia di comunità, in Amazzonia, ricevono l’Eucaristia una o due volte l’anno “e l’Eucaristia è fondamentale per il cristiano”. “Vogliamo che questi fratelli non abbiano solo la Parola, ma anche l’Eucaristia, prosegue il vescovo. C’è il rischio di porre il celibato al di sopra dell’Eucaristia. Ma il Signore, nell’Ultima cena, ha detto: ‘Fate questo in memoria di me’, quindi per noi l’Eucaristia è un obbligo”.

Non bastano visite, nelle comunità isolate serve presenza

E ricordiamo, aggiunge, che “due terzi di queste comunità cristiane senza sacerdoti sono coordinate da donne! Si parla tanto della valorizzazione della donna, ma abbiamo bisogno di cose concrete. Stiamo pensando al diaconato femminile, perché no, e anche questo è un argomento del Sinodo”. L’emigrazione rurale ha gonfiato le città in modo innaturale, commenta Kräutler rispondendo ad un’altra domanda  “e oggi per la Chiesa la sfida è riuscire a raggiungere tutta questa gente. Le chiese pentecostali sono arrivate prima di noi, e noi non siamo proprio presenti per la mancanza di sacerdoti, o di religiosi e religiose. Non basta visitare una comunità, la Chiesa dev’essere presente sempre, con la celebrazione dell’Eucaristia e l’amministrazione dei sacramenti”.

Gli indigeni non capiscono il celibato dei presbiteri

Quindi, per il vescovo emerito di Altamita Xingu, “non c’è altra possibilità” che l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati,  “perché i popoli indigeni non capiscono il celibato. Le prime volte che arrivavo in un villaggio mi domandavano: ‘Dove è tua moglie?’. Io dovevo dire che non l’avevo moglie, e loro sentivano una pena enorme per me. Per i popoli indigeni, almeno quelli che io conosco, l’uomo bianco forse può vivere celibatario, ma per loro è come nella Lettera di San Paolo a Timoteo: ‘Che l’ uomo abbia una donna e che per primo si prenda cura della casa’. Allora, con questa qualità, sarà pronto per prendersi cura di una casa più grande che è la comunità.

La centrale di Belo Monte è “un’aggressione all’ecosistema”

Prima di rispondere ai giornalisti, nel suo intervento, monsignor Kräutler aveva denunciato che “l’Amazzonia è vista sempre come una provincia per depredare, prima dal legno e dai minerali, oggi dall’energia. Presto avremo 1000 centrali idroelettriche, alcune sono già in costruzione, altre lo saranno. Ma non ne abbiamo più bisogno. In Amazzonia abbiamo il sole dalle 6 alle 18, sfruttiamo l’energia solare e sostituiamola all’idroelettrico, che è un’aggressione all’ecosistema, anche per la centrale di Belo Monte lo hanno sempre negato”. Il presule austro-brasiliano è un testimone diretto: “Io ci vivo e sento le conseguenze: il fiume Xingu non è più lo stesso, aree allagate, foreste disboscate, tonnellate di pesce morto, abitanti spostati in case prefabbricate, minuscole. Il popolo locale non è mai stato consultato! Era tutto già preparato a Brasilia, ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto”. Altamira poi “è una delle città più violente del Brasile. Tanti giovani sono senza prospettive, e cadono nella trappola delle droghe”. La Chiesa, per Kräutler, deve continuare a “richiamare l’attenzione su tutto quello che sta succedendo, dando informazioni scientifiche”. Nel corso della storia, ricorda, “abbiamo sempre difeso i popoli indigeni, e nel 1988 la Chiesa cattolica è riuscita ad inserire i loro diritti nella costituzione federale. Oggi è in corso una campagna anti indigena dei politici, incluso il governo, perchè sono visti come un ostacolo al progresso. Noi non li guardiamo come oggetto di carità, ma ci mettiamo al fianco degli indigeni per la difesa della loro vita”.

Nobre: la Foresta è vicina al punto di non ritorno

Prima di lui, il brasiliano Carlos Alfonso Nobre, premio Nobel per la pace 2007, climatologo, uno dei massimi esperti di riscaldamento globale, che studia l’Amazzonia da 40 anni, sintetizza i temi di un documento realizzato appositamente per il Sinodo. Ricorda che l’Amazzonia è il cuore ecologico del pianeta, con un’immensa socio e bio-diversità. Ma, denuncia, “siamo molto vicini al collasso della Foresta amazzonica, la scienza lo dice con assoluto rigore. Come la Laudato si’ dice che è vicino il crollo della Casa Comune”. Se si arriva a distruggere il 20-25 per cento della foresta, è l’allarme di Nobre, “poco dopo la savana coprirà il 60 per cento dell’area. Oggi la foresta è stata distrutta al 15 per cento. Siamo vicini al punto di non ritorno”.

L’ aiuto può venire dalla tecnologia e dalla bioeconomia

Che fare? Si domanda lo scienziato. “Le tecnologie  – spiega – possono aiutare a trovare soluzioni, se non vengono utilizzate per lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali”. La tecnologia può dare più potere alle popolazioni, “grazie alla bioeconomia, ad un nuovo modello di economia sostenibile, decentrata, sostenuta da energia proveniente da fonti rinnovabili, che rispettino la qualità di vita delle comunità. Perché l’Amazzonia possa continuare ad essere la foresta che è da 30 milioni di anni”.

“La scienza è compatta sui rischi del riscaldamento globale”

Rispondendo poi ai giornalisti, il climatologo Nobre sottolinea che “la maggioranza della popolazione mondiale non è affatto negazionista, a proposito dei rischi ambientali derivanti dal riscaldamento globale, denunciati in modo compatto dagli scienziati” e gli unici negazionisti sono “i fautori e i difensori del modello economico dominante nel ventesimo secolo e ancora oggi”. L’Amazzonia, grazie alla sua foresta, ricorda il premio Nobel “immagazzina un’enorme quantità di anidride carbonica. Se non ci fosse la Foresta amazzonica il riscaldamento globale sarebbe ancora più veloce e drammatico. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere e ridurre drasticamente la produzione di anidride carbonica”.

L’esperta Vieira: rispettare i popoli che scelgono l’isolamento

In Sala stampa interviene anche Ima Celia Guimarães Vieira, ecologista brasiliana membro della Commissione nazionale per il Medioambiente conama, al Sinodo come esperta, che da 30 anni studia la biodiversità dell’Amazzonia. E tocca la questione dei popoli isolati. “E’ importante – dice – garantire il territorio a questi popoli e rispettare il tipo di isolamento che hanno scelto. Ci sono 114 popoli isolati in Brasile già riconosciuti e 28 confermati”. E ringrazia il Papa e i padri sinodali per aver posto al centro dei lavori il tema dell’ecologia integrale “molto caro a noi brasiliani”.

Ruffini: negli interventi la necessità di conversione ecologica

Nel suo resoconto dei lavori della quinta congregazione di mercoledì mattina, il prefetto il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, sottolinea innazitutto come negli inteventi si sia tornato a parlare, come nel pomeriggio di martedì, della necessità di una profonda conversione ecologica, e che esistino i peccati ecologici, di “ecocidio”, riferendosi alle idolatrie del passato e del presente come la caccia all’Eldorado e all’oro bianco, il dio della gomma e oggi il capitalismo selvaggio. E’ necessario iniziare a vivere non come signori e padroni della terra, ma come ospiti. Per i laici è stato proposto un ministero ecologico. Dio, è stato detto, si manifesta in chi è privato della vita per lo sfruttamento economico. E così Cristo è indio e anche seringuero.

La norma del celibato può avere eccezioni

All’ opzione preferenziale per i poveri, c’è chi a chiesto di aggiungere, per la Chiesa, quelle per i giovani e la difesa del Creato. In molti hanno sottolineato ancora la mancanza di sacerdoti, con il risultato che in Amazzonia regioni più grandi di intere nazioni hanno pochissimi preti. Aprire ai “viri probati”, qualcuno ha chiarito, non significa cambiare la legge del celibato ecclesiastico, ma che questa legge come tutte le leggi umane può avere eccezioni per situazioni concrete. Per altri però, l’ordinazione di uomini sposati potrebbe non risolvere il problema. Perché non ci sono vocazioni? Si sono chiesti altri padri sinodali. Per questo serve una formazione missionaria con una particolarità amazzonica. E va incrementato il diaconato permanente tra gli indigeni, per il ministero della parola, il battesimo e distribuzione della comunione. I riti vanno adattati, non tradotti. E c’è chi ha chiesto di rilanciare il ruolo delle comunità di base.

Padre Costa: ministeri, dialogo, migrazioni e Sinodo

Al resoconto di Ruffini si è aggiunto quello di padre Giacomo Costa, segretario della commissione per l’informazione, che ha sitentizzato in quattro punti altri temi di discussione. I ministeri ordinati, con la richiesta di creatività, per fare sorgere ministeri più partecipativi per laici, che devolo essere persone  con una buona stabilità e riconosciuti pubblicamente. Secondo punto la formazione al dialogo interreligioso e interculturale, che va approcciato con un atteggiamento di rispetto e di ascolto, dimostrando di tenere agli altri,  con empatia ma senza annacquare le identità. Terzo punto le migrazioni: i diversi flussi migratori che attraversano l’Amazzonia, richiedono attenzioni pastorali diverse. E infine il Sinodo, che deve fare cassa di risonanza per tutte le questioni di ecologia integrale emerse con la “Laudato sì” e questo per tutta la Chiesa, perchè non è un Sinodo solo per una regione particolare. Per questo bisogna avviare cammini per essere contemplativi: non vivere da padroni ma da ospiti .

Il briefing del Sinodo panamazzonico per i mass media